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Ventesimo appuntamento con il ciclo di antologie di “Segretissimo Special” (Mondadori) che presentano, in ordine cronologico, tutte le avventure di Chance Renard, il Professionista, nato dalla penna di Stephen Gunn (Stefano Di Marino).

La trama:

Avventura, azione, spionaggio, esotismo ed erotismo. Chance Renard, il Professionista. Agente di ventura, impegnato in ogni angolo del mondo in missioni impossibili contro nemici sempre più feroci, sempre più letali. Al suo fianco donne troppo belle e troppo pericolose. E una sola regola: nessuna regola. Tornano tutte le avventure del Professionista, a partire dalle origini e con romanzi inediti scritti appositamente per colmare le lacune nella storia di una vera leggenda di Segretissimo.

Vivere nel buio
Per Chance Renard l’obiettivo è catturare il nuovo re del terrorismo jihadista. E scortare un grosso quantitativo di eroina attraverso l’Asia potrebbe fornirgliene l’occasione: quella droga fa gola ad Ariel Zamun. Al Professionista il compito di sfruttare l’opportunità proteggendo allo stesso tempo il carico fino a Hong Kong. Tutto chiaro, sulla carta. Ben più complicato sul campo, in un vortice di inganni e tradimenti dove l’unica bussola che potrà aiutarlo a uscirne vivo è il suo istinto.

Intrigo brasiliano
Per Al Qaeda la ricerca di fondi non conosce confini. Così il Professionista si ritrova a caccia di tesori. Nel 1712 un galeone partito dalle coste brasiliane carico d’oro era affondato. Oggi un anziano ricercatore e sua figlia ne hanno rinvenuto le tracce, ma un’organizzazione criminale minaccia di impadronirsi di quelle ricchezze. E a Chance non resta che immergersi in un mondo echeggiante di riti magici e tuffarsi nelle acque di un’isola maledetta infestate da squali e murene giganti.

L’incipit di “Vivere nel buio”:

Bucarest
La pioggia martellava le strade. Il gelo notturno non concedeva tregua. Dagli angoli oscuri emergevano demoni di un altro tempo. Al relativo riparo dell’androne di uno dei vecchi edifici nel cuore della Curtea Veche, il centro storico di Bucarest, Ariel Zamun si chiese per la prima volta se non avesse commesso un errore imperdonabile.
Per un uomo come lui, costretto a vivere in clandestinità, guerriero di una lotta senza quartiere contro nemici potenti e alleati infidi, il dubbio era un lusso inconcepibile. Ariel Zamun era un nano, e un figlio deforme nella tribù yemenita in cui era nato quarant’anni prima era una maledizione. Suo padre, contro la volontà degli anziani, gli aveva concesso un’opportunità, forse perché aveva intuito nei suoi primi vagiti la volontà di sopravvivere a ogni ostacolo. La brutale determinazione che Osama bin Laden, della stessa setta integralista wahabita di Ariel, aveva riconosciuto in seguito.
Nella Guerra Santa contro l’Occidente Zamun aveva trovato una via di riscatto e anche molto di più: uno strumento di rivalsa contro il mondo intero. Nella ricerca del potere si era spinto oltre ogni limite consentito, sfidando persino gli sceicchi sauditi e i talebani che sostenevano Osama. Era diventato così non solo uno dei terroristi islamici più ricercati dai servizi segreti occidentali, ma anche un bersaglio per i seguaci di Al Qaeda, invidiosi del suo potere.

L’incipit di “Intrigo brasiliano”:

Ilha Serna, Brasile
Anderson Fuente salì sul ponte del suo cabinato, il Belo Horizonte, con la muta di neoprene arancione a strisce gialle e l’attrezzatura per l’immersione. Bombole, maschera, autorespiratore applicato al giubbetto ad assetto variabile, che avrebbe indossato come un gilè. Sul ponte del suo venti metri, una meraviglia delle officine Olivares di Salvador de Bahia, tutto in legno lucidato, ottone e fibra di carbonio, con motori potenti e scafo a prova di tempesta tropicale, erano già pronti boa di segnalazione, manometro e indicatore di profondità, guanti rinforzati, torcia sub, cintura zavorrata e sacca di maglia di lycra per i reperti. Sopra un cassonetto, il pugnale e un attrezzo simile a una piccozza erano posati accanto a una custodia delle dimensioni di una stecca di sigarette che conteneva un sofisticato marchingegno per segnalare la posizione di oggetti sommersi.
Quel giorno Anderson sarebbe andato a caccia di tesori.
Anderson Fuente era un bell’uomo sui trent’anni, alto, in perfetta forma fisica. La muta da sub, che arrivava a metà coscia e gli lasciava le braccia scoperte sotto i bicipiti, esaltava la sua prestanza. Baffetti curati, colorito appena olivastro, faceva strage di ragazze. Era soddisfatto di sé. La fortuna economica della sua famiglia lo poneva in una condizione agiata. Per vivere svolgeva un’attività emozionante e ricca di stimoli e, recentemente, aveva anche accettato un incarico comportante qualche rischio che lui affrontava come fosse stato il sale della vita. Era necessario fare sempre attenzione, e il lavoro in cui era impegnato attualmente presentava delle ombre.

L’autore:

Stephen Gunn è lo pseudonimo di Stefano Di Marino, uno dei più prolifici scrittori di spionaggio e avventura italiani degli ultimi decenni. Nato nel 1961, ha viaggiato in Oriente e ancora vi trascorre parte del suo tempo. Oltre alla scrittura si interessa di arti marziali, pugilato, fotografia e cinema, soprattutto quello orientale al quale ha dedicato numerosi saggi. Ha esordito con il suo vero nome pubblicando Per il sangue versato, Sopravvivere alla notte, Lacrime di Drago (Mondadori). Ha usato per la prima volta lo pseudonimo Stephen Gunn per firmare i romanzi Pista cieca e L’ombra del corvo (Sperling). Poi, venti anni fa, è nata la serie dedicata a Chance Renard, il Professionista. Scrive per siti e riviste di settore. Su Wikipedia, Stefano Di Marino e il Professionista hanno due voci distinte con bibliografia aggiornata e commentata del personaggio. Per saperne di più sull’autore, sul Professionista e sul suo mondo, cercatelo su Facebook, la fan page di Chance Renard-Il Professionista ed ecco il blog.

L.

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