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La Longanesi porta in libreria la dodicesima indagine di Jane Rizzoli e Maura Isles.

La scheda di Uruk:

Causa di morte: sconosciuta [Rizzoli & Isles 12] (I Know a Secret, 2017) di Tess Gerritsen [aprile 2018] Traduzione di Adria Tissoni

La trama:

Due omicidi, due scene del crimine, due vittime che non sembrano aver nulla in comune. L’enigma sembra irrisolvibile per la detective Jane Rizzoli e il medico legale Maura Isles. Perché entrambi i cadaveri presentano mutilazioni agghiaccianti, ma non letali. E la causa di morte pare impossibile da determinare. Dentro di sé, Jane Rizzoli ha una sola certezza: quello non è che l’inizio. Eppure, la verità è là fuori, da qualche parte, qualcuno la sa. Ma chi? La risposta, che in realtà nasconde altre domande ancor più inquietanti, giunge dalla voce più sconvolgente di tutte: quella di Amalthea Lank. Pluriomicida spietata, incarcerata e ora messa di fronte all’ultimo dei traguardi, poiché afflitta da un male inguaribile, Amalthea non rinuncia a un’ultima manipolazione psicologica, crudele e perversa. E a esserne vittima è proprio sua figlia, Maura Isles. Amalthea lascia cadere un indizio ermetico sulle strane morti che Jane e Maura stanno cercando disperatamente di spiegare. Qualunque cosa Amalthea sappia, però, non è che una tessera del puzzle: l’indagine sembra portare a un oscuro personaggio, sopravvissuto a una tragica storia di abusi… ma cosa lega quelle morti ai martiri della storia cristiana? Rizzoli e Isles stanno per mettere l’assassino alle corde, quando il passato le travolge, minacciando di falciare altre vite innocenti, oltre alle loro stesse esistenze…
Con un romanzo dal ritmo implacabile, dove i capovolgimenti di fronte tengono il lettore incollato dalla prima all’ultima pagina, Tess Gerritsen torna alla sua serie più amata, che ha stregato i lettori di tutto il mondo ispirando anche una celebre serie televisiva.

L’incipit:

A sette anni ho imparato l’importanza di piangere ai funerali. In quel particolare giorno d’estate, l’uomo nella bara era il mio prozio Orson, degno d’essere ricordato soprattutto per i sigari puzzolenti che fumava, l’alito cattivo e la sfacciataggine delle sue flatulenze. Da vivo mi aveva praticamente ignorata, e lo stesso avevo fatto io con lui, perciò quando era morto non ero rimasta affatto addolorata. Non capivo perché dovessi andare al suo funerale e, tuttavia, non era una scelta che una bambina di sette anni avesse la libertà di fare. Quel giorno, annoiata e sudata nel mio abito nero, mi ritrovai quindi sulla panca di una chiesa ad agitarmi e a chiedermi perché non avessi potuto restare a casa con papà, che si era categoricamente rifiutato di venire, dicendo che sarebbe stato ipocrita fingere di soffrire per un uomo che lui disprezzava. Pur non conoscendo il significato della parola «ipocrita», sapevo che neanch’io volevo esserlo. E invece ero là, incastrata fra mia madre e zia Sylvia, costretta ad ascoltare una sfilza di persone che tessevano insulse lodi del mediocre zio Orson. «Un uomo fiero e indipendente! Appassionato ai suoi hobby! Quanto adorava la sua collezione di francobolli!»
Nessuno parlò del suo alito maleodorante.
Durante quel funerale infinito, mi divertii a osservare la testa delle persone sedute davanti a noi. Notai che il cappello di zia Donna era cosparso di forfora bianca, poi che zio Charlie si era appisolato e il parrucchino gli si era spostato di lato, dando l’impressione che un grosso topo marrone stesse per scivolargli giù dalla testa. Feci allora quello che qualsiasi bambina di sette anni avrebbe fatto.
Scoppiai a ridere.

L’autrice:

Tess Gerritsen (1953) è una scrittrice statunitense di thriller: i suoi libri sono stati tradotti in 31 lingue con oltre 15 milioni di copie vendute. Ha abbandonato la carriera di medico per dedicarsi completamente alla scrittura. Ha vinto il Nero Wolfe Award con Vanish e il Rita Award per il Chirurgo. Attualmente vive nel Maine.

L.

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