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Il quarantacinquesimo numero della collana “Il Giallo Mondadori Sherlock”, la prima al mondo a far rivivere ogni mese le gesta del celebre detective, presenta questo maggio «un enigma dal passato per il re degli investigatori».

La scheda di Uruk:

45. Sherlock Holmes. Il gioielliere di Firenze (Sherlock Holmes and the Jeweller of Florence, 2016) di Christopher James [maggio 2018] Traduzione di Angelo Petrella

La trama:

Infinite sono le vie per cui nuovi casi si presentano all’attenzione di Sherlock Holmes. Ma certo al detective di Baker Street non capita tutti i giorni di trarre in salvo un aspirante suicida dalle acque del lago Serpentine, a Hyde Park, perché gli si riveli come potenziale cliente. E senza dubbio il professor Telemachus Spenning, esimio studioso shakespeariano, ha bisogno del suo aiuto. Incaricato di certificare l’autenticità di una commedia sconosciuta del grande drammaturgo, tornata alla luce dopo tre secoli di oblio, è stato derubato del prezioso volume. Vedendo così svanire il miraggio di una scoperta sensazionale, la sua ragione ha vacillato; di qui il disperato tentativo di farla finita. Ben altro che un semplice furto, tuttavia, sarà al centro dell’indagine. Indizi invisibili ai comuni mortali sembrano collegare la vicenda dell’incauto professore di Oxford a un’ondata di avvelenamenti da stricnina e alle trame di una confraternita segreta. Una pista che Holmes, con il suo fiuto infallibile, è pronto a seguire. Fin nella lontana Firenze, dove l’ombra del Bardo si staglia su Ponte Vecchio.

L’incipit:

In verità, molti problemi occupavano la mente e il tempo di Sherlock Holmes in quella lunga estate del 1895. C’era per esempio il singolare caso del tenore di Chelsea, che credeva di essere stato avvelenato da un rivale e di aver subito danni irreparabili alla voce e alla carriera. Poi c’era il caso inquietante del pupazzo sorridente e del ventriloquo che non era esattamente ciò che sembrava: Holmes tolse le castagne dal fuoco all’ispettore Gregson di Scotland Yard, dimostrando che l’artista di varietà era in realtà a capo di una famigerata banda di falsari.
Ma quando tirai giù dallo scaffale l’ingombrante volume che raccoglie le nostre imprese, mentre la primavera volgeva in estate, mi venne in mente che nulla fosse così singolare come il caso del Gioielliere di Firenze. In effetti, è possibile che abbiate già sentito qualcosa a proposito di questa straordinaria e delicata faccenda. Se siete stati frequentatori abituali di uno dei pub di Drury Lane a metà degli anni Novanta, ricorderete di sicuro alcune voci, che Holmes e io abbiamo sempre rifiutato di confermare. Solo ora, dopo molti anni e con i protagonisti ormai ritiratisi dalle scene, sento di poter rendere noti i fatti.
Anche a distanza di tempo, mi sembrerebbe imprudente rivelare ogni singolo dettaglio. Il lettore mi perdonerà dunque qualche sporadica discordanza rispetto al resoconto originale, quale la sostituzione di un nome o l’omissione di un avvenimento. Per il resto, tuttavia, potrete considerarlo come un resoconto fedele e accurato di un caso che, qualora a suo tempo anche solo un decimo della verità fosse stato divulgato, non avrebbe abbandonato le pagine dei giornali per almeno un anno.
Affido a voi i particolari, così da permettervi di valutare da soli gli eventi e di giudicare i protagonisti come meglio crediate.

Extra:

Il volume è impreziosito dal saggio: Da Baker Street al Ponte Vecchio di Luigi Pachì:

«Christopher James lo abbiamo già incontrato nel trentasettesimo volume di questa collana. Quello che pubblichiamo questo mese è il suo secondo romanzo sherlockiano. Dopo Sherlock Holmes: Il segreto degli elefanti di rubino, uscito in Inghilterra nel 2015, l’autore ha infatti proseguito sulla strada degli apocrifi proponendo questo Sherlock Holmes: Il gioielliere di Firenze, disponibile anche in audiobook in lingua inglese.
Il primo dei due libri è ambientato a Londra, e più specificatamente nei luoghi in cui l’autore ha vissuto, tra cui Newington Green e il Suffolk, dove risiede attualmente. Come lo stesso James ha avuto modo di ricordare durante un’intervista da me condotta un paio di anni or sono, per alcuni dei personaggi del suo esordio narrativo nell’universo holmesiano si è basato su figure realmente esistite nella sua famiglia.
»

L.

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