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Titolo d’annata de “Il Giallo Mondadori“, nell’epoca di Oreste del Buono.

L’illustrazione di copertina è firmata da Manuel Prieto.

La scheda di Uruk:

1989. Giocarsi la pelle [Ispettore Rostnikov 3] (Red Chameleon, 1985) di Stuart Kaminsky [15 marzo 1987] Traduzione di Nicoletta Lamberti
Inoltre contiene il saggio:
[Giallo Cinema] John D. MacDonald: il cinema lo amava, di Massimo Moscati
Inoltre contiene il racconto:
Due specie di… (The Rescue of “Two-Kinds” Tuttle, da “EQMM“, febbraio 1987) di William Bankier

La trama:

L’ispettore capo Porfiry Petrovich Rostnikov della polizia di Mosca viene chiamato in uno squallido appartamento in una caldissima giornata d’agosto: è stato ucciso un uomo anziano in una vasca da bagno. Sul luogo del delitto l’ispettore trova Sofiya Savitskaya e il suo giovane fratello Lev, in stato di choc. Il loro vecchio padre giace cadavere nel bagno, e sull’acqua della vasca galleggia un foglio di giornale. A quanto pare, due uomini, uno giovane e uno anziano, hanno fatto irruzione nell’appartamento, sparato contro la vittima e portato via un candeliere d’ottone. Chi sono i due e perché hanno scelto proprio quell’oggetto? Sofiya sostiene di riconoscerne uno da un’ingiallita foto di famiglia, ma non ne ricorda il nome. Rostnikov è incuriosito. Sa di essere stato assegnato al caso per ragioni private, ma intuisce che l’omicidio potrebbe risultare molto intrigante. Al fianco del brillante ispettore che sa vedere tutto con ironia, adora la moglie Sarah e fa il sollevatore di pesi, altri due poliziotti, Karpo e Tkach, entrambi, a loro modo, inguaribili idealisti. Un terzetto irresistibile e, per quanto diversi fra loro, i suoi componenti funzionano come un meccanismo ben oliato, formando un team imbattibile.

L’incipit:

L’afa dell’agosto moscovita avvolgeva Sofiya Savitskaya come un’insopportabile coltre umida e bollente. La donna cercava di leggere alla luce dell’unica lampadina nel piccolo soggiorno, ma il caldo le bruciava gli occhi. Dalla finestra aperta non entrava un filo d’aria, ma solo il suono delle voci stridule dei ragazzi che litigavano sul Balaklava Prospekt, due piani più sotto. La voce più acuta era quella di suo fratello Lev, ma quella di Kostya Shevchenko era ancora più alta e prepotente.
Sofiya non aveva voglia di ascoltarli e non aveva voglia neppure di leggere il libro di stenografia che aveva in mano. Non aveva voglia di andare a dormire e neanche di uscire a fare una passeggiata. In realtà non aveva voglia di fare niente ma, meno di qualsiasi altra cosa, voleva restare in quella stanza buia e soffocante dove – lo sentì ancor prima di alzare gli occhi – i muri si stavano allargando. Afferrò i braccioli della sedia e cercò di resistere, di non mettersi a gridare per chiamare un aiuto che non poteva arrivare. Gli attacchi, quella orribile sensazione che la camera si allargasse facendole perdere il contatto con la realtà, erano cominciati quando era ancora una bambina. Non ne aveva mai parlato con nessuno. Le crisi erano sempre passate, ma gli anni non avevano diminuito il suo terrore. Una volta le era venuto in mente che forse non era la stanza a diventare più grande, ma lei stessa che rimpiccioliva. Questo pensiero però l’aveva angosciata ancora di più ed era diventato parte dell’orrore che l’attanagliava durante gli attacchi: non solo doveva cercare di controllarsi, doveva anche combattere e respingere l’idea di rimpicciolire: se era la stanza che si allargava, allora chiunque fosse entrato si sarebbe trovato nella sua stessa situazione di pericolo, ma se era lei a diventare piccola, a restringersi come una zanzara o uno scarafaggio, suo padre o suo fratello avrebbero potuto pestarla e schiacciarla, uccidendola.
Una volta aveva provato anche a gridare, ma aveva scoperto che non ci riusciva; così aveva imparato a sopportare la crisi in silenzio e da sola. Quando l’attacco passava, si sentiva sempre molto scossa, ma, allo stesso tempo, orgogliosa di avercela fatta un’altra volta e di non averne parlato con nessuno.
Sofiya si preparò all’ultima fase dell’attacco, il momento in cui la stanza diventava enorme e smisurata. Strinse i braccioli di legno scuro della sedia con tanta forza da farsi male. Sentiva chiaramente le voci di suo fratello e degli altri ragazzi in strada.
— E cosa credi che ti farà la polizia? Sei solo un ragazzino, basta che tu dica che l’hai colpito con un pugno, e non con un sasso, stupido.

L’autore:

Stuart Kaminsky è nato a Chicago, Illinois, il 29 settembre 1934 e in questa città è sempre vissuto. Dopo le scuole superiori è entrato all’Università con una borsa di studio. Era una borsa di studio non molto generosa, ma per lui essenziale. Suo padre e sua madre lavoravano entrambi ma non guadagnavano granché. Anche Stuart per mantenersi agli studi era costretto a fare lavori saltuari. Durante il periodo universitario scrive per il giornale scolastico. Nel 1957 si laurea in giornalismo. Poi va a lavorare come assistente e fotografo per l’United Press News Syndicate. Dopo sei mesi entra nell’esercito, e presta servizio per due anni nella Valle della Loira in Francia. Nel 1959 lascia l’esercito, si sposa e ritorna all’Università dell’Illinois per prendere la laurea in letteratura inglese. Nel 1966 si trasferisce con la moglie e il figlio Peter a Ann Arbor, nel Michigan, presso la cui università va a lavorare. Nel 1967 la famiglia Kaminsky ritorna a Chicago perché a Stuart era stato offerto un lavoro presso questa università.
Durante questo periodo fonda e dirige il Film Review Digest, un giornale specializzato in cinema, nel quale investe tutti i soldi e che fallisce nel giro di un anno. Scrive anche una serie di detective-stories che vengono pubblicate in “The Man from U.N.C.L.E. Magazine”. Scrive anche cinque romanzi, nessuno dei quali viene pubblicato. Ma sempre durante questo periodo scrive un racconto che viene pubblicato in “The New Mexico Quarterly” e una commedia che esce in First Stage. La commedia viene poi adattata per la televisione dalla C.B.S.
Dal 1970 al 1972 lavora alle Northwestern University di Evanstone, Illinois. Si specializza in cinematografia e il suo lavoro sul regista americano Don Siegei viene pubblicato da Curtis Books.
Nel 1972 è anche assunto dalla stessa università per insegnare storia, critica del cinema. Inizia anche la serie di pubblicazioni: Don Siegei: Director, American Films Genres, John Huston: Maker of Magic, Ingmar Bergman: Essays in Criticism e Coop, The Life and Legend of Gary Cooper.
Parte anche la serie di romanzi con protagonista Toby Peters.

L.

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