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La Newton Compton porta in libreria un grande thriller.

La scheda di Uruk:

879. Delitto nel campo di girasoli (2018) di Marzia Elisabetta Polacco [10 maggio 2018]

La trama:

Borghereto, sonnolento paesino dell’Umbria, ha poco da offrire a chi è in cerca di avventura. Così Leyla, una ragazzina con una passione smodata per il mistero e i libri gialli, passa il tempo scorrazzando in bicicletta per le campagne assolate. Finché una mattina, fra i campi di girasoli, trova il corpo senza vita di una bambina. Leyla si sente improvvisamente catapultata in una delle storie dei suoi libri, tanto più che il caso è affidato proprio a sua madre, il vice commissario di polizia Mirella Vergari. I primi sospetti sembrano subito convergere su un anziano del posto, un uomo scontroso e solitario, detto lo “Strambo”, con pesanti precedenti penali. Il superiore della Vergari, il commissario Pantasileo, spinge per chiudere rapidamente il caso incriminando il vecchio, ma Mirella non è convinta della sua colpevolezza e si ostina a indagare, coinvolgendo negli interrogatori anche altre insospettabili figure del paese. Tutti, a quanto pare, hanno qualche segreto da nascondere… E mentre cerca di tenere a bada la voglia della figlia di intrufolarsi nelle indagini, sarà proprio il suo fiuto a fornirle la chiave per arrivare alla verità…

L’incipit:

La domenica d’estate in cui fu ritrovato il cadavere di Beatrice Marra non era diversa da tante altre. L’aria, pervasa dal suono delle campane che chiamavano quattro sparuti fedeli alla messa, sembrava priva di profumi, e le cicale, invidiose di quel frastuono, avevano deciso di frinire più forte. Da giorni il vento si era ormai ritirato fra i rami più fitti degli alberi, e così i fili dell’erba, lasciati liberi dalla brezza, potevano finalmente ergersi orgogliosi fra i campi; perfino gli uccelli avevano preferito non avventurarsi nell’azzurro opaco del cielo. Solo l’asfalto, tormentato da un sole infuocato, sembrava abbandonarsi al gioco ingannevole di un tremulo baluginio.
Nessuno sarebbe stato così temerario da avventurarsi in quel forno a cielo aperto, nessuno tranne Leyla Prasad: dodici anni, capelli a caschetto e lo sguardo determinato di chi della vita non vuole perdersi nemmeno un secondo.
«Mamma!», strillò, aprendo la porta di casa. «Io e Asha andiamo a trovare Romeo. Ci vediamo più tardi» Rimase in attesa di una risposta per alcuni secondi, ma tutto ciò che udì fu il rumore assordante dell’aspirapolvere, che dal piano superiore si srotolava lungo le scale come una lunga lingua di calore. “Silenzio assenso”, si disse, e afferrò la bicicletta appoggiata al muro di casa.
«Che dici, avrà sentito?», chiese preoccupata Asha, ancora ferma nell’ingresso.
«Tu sbrigati, altrimenti ti lascio qui», la minacciò con voce infastidita la sorella maggiore. Attraversò il giardino della villetta costeggiando le piccole bordure di lavanda, scavalcò una zappa abbandonata per terra dal padre, agricoltore della domenica, e si diresse a grandi passi verso il cancello della villetta.

L’autrice:

Marzia Elisabetta Polacco nata a Bari, ha trascorso l’infanzia a Roma, finché a diciassette anni si è trasferita in Germania per inseguire il sogno di diventare una ballerina di danza classica. Due anni dopo è tornata in Italia per finire gli studi e conseguire una laurea in Filologia slava. Dopo aver trascorso lunghi e freddi mesi in Slovenia, ha deciso di seguire il cuore e mettere su famiglia nella ridente campagna umbra. Attualmente insegna danza classica a Orvieto, dove abita in compagnia di quattro gatti e un pazientissimo marito.

L.

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