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Titolo d’annata de “Il Giallo Mondadori“, nell’epoca di Laura Grimaldi.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1934. Paura a Lakeview [Uncle George 3] (The Copycat Killers, 1983) di Hugh Pentecost (Judson Philips) [23 febbraio 1986] Traduzione di Pia Janin
Inoltre contiene il saggio:
[Servizi Speciali] Sara Woods, Addio
Inoltre contiene il racconto:
Una strega a bordo (Safe as Houses, da “EQMM“, gennaio 1986) di William Bankier

La trama:

In un campo di sua proprietà, George Crowder trova un uomo sepolto in una cassa di legno, con infissi dei grossi chiodi che gli impediscono di muoversi e un tubo che gli permette di respirare. Ma appena dissotterrato, l’uomo muore, e “zio George” ricorda che nel Texas è stato consumato tempo prima un delitto identico. Nessuno riconosce il cadavere, neanche la cronista della cittadina, Anne Hopkins, che tuttavia sembra sconvolta dal fatto. Poco dopo, anche Anne viene trovata morta: nuda nella piscina di casa sua. Inizia così, drammaticamente, l’indagine di George Crowder, che da una parte è indignato perché l’assassino ha scelto per l’omicidio un terreno di sua proprietà, e dall’altra, perché viene pesantemente minacciato anche nei suoi affetti più cari.
Hugh Pentecost si conferma grande scrittore di storie di mistero, in questo romanzo che rispetta tutte le regole del giallo e nello stesso tempo riesce a essere estremamente moderno.

L’incipit:

Un fatto atroce, da film horror, accadde a Lakeview, una cittadina del New England, in un luminoso pomeriggio d’ottobre, mentre le colline erano infocate dagli ultimi splendidi colori dell’autunno. Venne scoperto un delitto così strano, così mostruoso, che radio e televisione ne diedero notizia a tutto il Paese. Mentre la maggior parte della gente si poneva le solite domande – chi, come e perché – gli abitanti di Lakeview erano più interessati alla parte che un importante membro della comunità, George Crowder, meglio noto come Uncle George, aveva avuto nella scoperta del crimine. Senza di lui e senza il suo setter Timmy, un brutale omicidio sarebbe forse rimasto ignorato e impunito per sempre.
George Crowder si era laureato a pieni voti in legge a Harvard e aveva fatto una rapida, brillante carriera. Era diventato pubblico ministero della contea e molti dicevano che presto lo avrebbero eletto governatore dello Stato. Poi, Crowder aveva processato un uomo accusato di omicidio e ottenuto la sua condanna a morte. Alcuni mesi dopo, si era saputo, senz’ombra di dubbio, che quell’uomo era innocente. Crowder aveva fatto il suo dovere, processandolo in base alle prove fornite dalla polizia, e nessuno lo aveva tenuto responsabile di quell’errore giudiziario. Ma lui aveva rassegnato le dimissioni, chiuso il suo studio legale, ed era partito da Lakeview, senza più dare notizie di sé nemmeno a Esther, la sua unica sorella. Erano passati dieci anni prima che tornasse in città: più vecchio, più grigio, con il viso segnato da rughe profonde. Si era costruito una baita nei boschi, sulla collina a nord di Lakeview, e da allora vi abitava da solo, con il suo cane Timmy.
Sin da ragazzo, George Crowder aveva passato molto tempo libero nei boschi, cacciando, pescando, osservando la vita della natura: erano quelli i suoi svaghi preferiti. Joey Trimble, suo nipote, affermava che Uncle George era il più gran cacciatore della città, anzi, dell’intera contea, un pescatore che non si lasciava sfuggire neanche un pesce e l’uomo più in gamba del mondo nell’ad- destrare cani da caccia. Le meraviglie che raccontava di lui erano infinite, e dopo un po’ la gente del posto aveva cominciato a parlare dell’ex brillante avvocato come di “Uncle George”.
Crowder aveva fatto tutto il possibile per trasmettere al nipote le proprie abilità. A dodici anni, Joey era un tiratore provetto e sapeva addestrare un cane come un vero esperto. L’unico problema del ragazzo, un problema non indifferente, era che suo padre, Hector Trimble, non aveva nessuna simpatia per il cognato. Hector, il farmacista di Lakeview, era un uomo dalla personalità complessa e dal carattere difficile. Senza dubbio, qualche virtù doveva pur averla, se era riuscito a farsi sposare da una ragazza bella e simpatica come Esther Crowder. Essenzialmente, però, era un tiranno: in casa sua, tutto doveva svolgersi secondo orari e schemi ben precisi. Se Joey arrivava in ritardo per i pasti, non mangiava. Non gli era consentito di avere un cane o un gatto, perché c’era il rischio che i loro peli finissero in qualcuna delle medicine galeniche che Trimble preparava per i clienti; e questa misura di prudenza poteva essere ragionevole. Hector non avrebbe mai ammesso di avere torto su qualcosa, in particolare non sulla convinzione che Uncle George insegnasse a Joey cose che non gli sarebbero mai state utili, come andare a caccia, a pesca, e maneggiare armi da fuoco. Invece di fargli leggere libri istruttivi, aveva suscitato in lui la passione per i racconti di Conan Doyle e per le imprese di Sherlock Holmes.

L’autore:

Hugh Pentecost è lo pseudonimo di Judson Philips, lo scrittore di mystery americano, nato nel Massachusetts nel 1903. Figlio di un cantante lirico e di un’attrice, Hugh Pentecost ha passato l’infanzia viaggiando in lungo e in largo per l’Europa, al seguito dei genitori, sempre impegnati in tournées. Ha frequentato poi la prestigiosa Columbia University e durante gli anni universitari, all’età di 22 anni per essere precisi ha scritto il suo primo racconto: Room Number Twenty-Three. Protagonista del racconto era l’investigatore J.W. Bellamy, un personaggio che Pentecost aveva creato ispirandosi al suo compagno di stanza. Agli inizi Pentecost ha lavorato per i pulp magazine, quelle riviste degli anni ’20 e ’30 che lanciarono scrittori come Hammett e Chandler.
Pentecost è stato il terzo presidente del Mystery Writers of America. Nel 1973 ha ricevuto il Grand Master.
Pentecost attualmente vive e lavora a Canaan, una cittadina del Connecticut, sfondo di diverse sue storie, con la seconda moglie, l’attrice Norma Burton e un figlio adolescente. Scrittore rigoroso e prolifico, Pentecost-Philips ha creato vari personaggi ricorrenti in altrettante serie di romanzi. Come Pentecost ha firmato la serie dell’ispettore Luke Bradly, del columnist Grant Simon, dell’esperto in pubbliche relazioni Julian Quist, del barbuto pittore donchisciottesco John Jericho nonché del simpatico e amaro personaggio di Uncle George Crowder, le cui storie apparvero per la prima volta in Ellery Queen’s Mystery Magazine e furono poi raccolte nel 1970, nel volume Around Dark Corner.
Sempre come Hugh Pentecost ha creato Pierre Chambrun, direttore del Beaumont, lussuoso albergo di New York, spesso costretto a risolvere casi di omicidio.
Con il nome vero di Judson Philips nel 1964 ha fatto debuttare Peter Styles, un giornalista del “Newsview” che combatte una sorta di crociata personale contro il crimine.
Nel 1979, infine, con lo pseudonimo di Philip Owen, ha dato il via a una nuova serie sulle Country Inns.

L.

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