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La collana “I Classici del Giallo Mondadori” di giugno (n. 1409) presenta un’antologia firmata da un maestro del genere.

La prima apparizione italiana dell’antologia risale al 1992, come numero 2269 de “Il Giallo Mondadori”, con lo stesso titolo.

La scheda di Uruk:

1409. L’impronta dell’assassino (1992), di Cornell Woolrich [giugno 2018] Traduzione di Marilena Caselli
L’impronta dell’assassino (I Wouldn’t Be in Your Shoes, da “Detective Fiction Weekly”, 12 marzo 1938), firmato anche con lo pseudonimo William Irish
Alle tre in punto (Three O’Clock, da “Detective Fiction Weekly”, 1° ottobre 1938)
Se dovessi morire prima di svegliarmi (If I Should Die Before I Wake, da “Detective Fiction Weekly”, 3 luglio 1937; “MSMM”, dicembre 1964; “TSMM”, luglio 1966)
Un mazzo di rose rosse (I’ll Never Play Detective Again, da “Black Mask”, maggio 1937; “EQMM”, luglio 1963)
Un delitto vale l’altro (Change of Murder, da “Detective Fiction Weekly”, 25 gennaio 1936; “MSMM”, dicembre 1962)
La scappatoia (Two Murders, One Crime, da “Black Mask”, luglio 1942)
Inoltre contiene il racconto:
Amaranto e Porpora, di Salvatore Lecce e Cataldo Cazzato

La trama:

Conseguenze nefaste possono derivare da un gesto impulsivo come lanciare un paio di scarpe dalla finestra per zittire dei gatti rumorosi: Tom Quinn se ne accorgerà quando le impronte di quelle scarpe saranno rilevate sulla scena di un delitto. Invece il signor Stapp, ossessionato dal proposito di uccidere la moglie con un’ingegnosa trappola esplosiva, vedrà il piano omicida ritorcersi ai danni del suo stesso ideatore. E che dire di Brains Donleavy, il cui alibi perfetto non lo proteggerà dai beffardi capricci della sorte? Quinn il contabile, Stapp l’orologiaio, Donleavy il gangster e altri ancora scopriranno, nei loro appuntamenti in nero con un destino in vena di atroce ironia, che in questa nostra piccola vita senza speranza niente va mai come dovrebbe. Ogni cosa si rivolta contro di noi, fino all’ineluttabile conclusione.

L’incipit del primo racconto:

Cominciava ogni volta con una specie di ronzio sordo, come il motore di una macchina che venisse messa in moto o come qualcuno che facesse i gargarismi. Poi diventava sempre più stridente. Più acuto di un urlo perforante o del graffio di un’unghia su un vetro. Più forte di quanto i nervi potessero sopportare. Miii-aoo! E terminava in un sibilo non meno maligno di quello di un serpente, con un’esplosione salivare alla fine. Poi tutto ricominciava da capo.
Al rumore della finestra a saliscendi che veniva chiusa, Tom Quinn spostò il lenzuolo che si era tirato fin sulle orecchie. Quell’espediente, escogitato per proteggersi dal miagolio, non era riuscito che a farlo sudare copiosamente, senza attenuare peraltro il frastuono lancinante.
— Come si fa a dormire in una notte così calda con la finestra chiusa? — sbottò, irritato.
— Be’, allora come si fa a dormire con un fracasso del genere? — replicò la moglie, non senza ragione. — Fanno l’amore, bisticciano o si lamentano per qualcosa?
A quel punto, Tom venne sommerso di colpo dall’irritazione che stava cercando di tenere a bada da quando si era coricato. Si alzò con la furia di un terremoto, buttando per terra il lenzuolo. Afferrò qualcosa sul pavimento, fece due rapidi passi a piedi nudi verso la finestra, la sollevò con violenza, agitò il braccio destro come avrebbe fatto un sollevatore di pesi e lanciò qualcosa nell’oscurità, quattro piani più in basso.
La moglie non aveva avuto neanche il tempo di vedere di che cosa si trattasse. Il rumore che l’oggetto fece toccando il suolo non fu nemmeno percettibile; così lui non seppe mai se il missile aveva fatto centro. Il miagolio dei gatti continuò imperterrito. Per le orecchie di Quinn, ciò rappresentava un affronto ancora maggiore. Era come se quei felini si stessero apertamente burlando di lui.

L’autore:

Cornell Woolrich (1903-1968) è uno dei grandissimi del giallo americano. Nei romanzi e racconti scritti nel corso di un’esistenza travagliata, vivendo per anni rinchiuso negli alberghi di Manhattan, ha saputo come nessun altro innestare sui meccanismi del suspense il senso di solitudine dell’individuo in balia di un mondo spietato e incomprensibile, la disperazione per l’amore frustrato, l’angoscia e il puro terrore, che rappresentano la sua cifra inconfondibile. Si è firmato anche con lo pseudonimo di William Irish.

L.

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