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Prima di darlo via, schedo questo numero della collana “MiniPocket” (Piemme).

La scheda di Uruk:

Codice: cacciatore (Heart of the Hunter, 2003) di Deon Meyer [2006] Traduzione di Maria Clara Pasetti

La trama:

Città del Capo. Vent’anni fa Thobela uccideva per la libertà. Era il leader della lotta armata contro l’Apartheid, il migliore, il più temuto dai suoi nemici. Poi la storia gli ha dato ragione e i neri hanno ottenuto gli stessi diritti dei bianchi. Così si è rifatto una vita insieme alla donna che ama e al figlio che lei gli ha dato. Ma, come un marchio impresso alla nascita, la violenza torna a segnare la sua vita. Il rapimento di un vecchio compagno di lotta non è che un vile ricatto che lo costringe a risvegliare il cacciatore che è in lui. Braccato dalla polizia, dai servizi segreti e da alcune maglie del terrorismo islamico, Thobela si trova invischiato in una rete di intrighi, violenze e ricatti cui solo una furiosa lotta contro il tempo potrà porre fine.

L’incipit:

Stava in piedi dietro l’americano, quasi schiacciato contro di lui nella metropolitana affollata di Parigi, ma il suo spirito vagava lontano, sulla costa del Transkei, in un luogo dove onde gigantesche si infrangevano con fragore di tuono.
Pensò alla punta rocciosa del promontorio dalla quale osservava le onde arrivare dall’Oceano Indiano, stupito e pieno di ammirazione per la lunga epopea solitaria di quel loro viaggio destinato a concludersi contro gli scogli del Continente Nero.
Negli intervalli tra un’onda e l’altra c’era una frazione di silenzio perfetto, qualche secondo di calma assoluta. E in quel silenzio udiva le voci dei suoi antenati: Phalo e Rharhabe, Nquika e Maqoma, il suo sangue, la sua origine, il suo rifugio. Sapeva che era là che voleva tornare quando fosse giunto il suo tempo, quando avesse sentito la lunga lama e la vita che sfuggiva. A quello pensava nelle pause tra gli schianti.
Riprese coscienza di sé, lentamente, quasi con cautela. Mancavano pochi minuti alla stazione Saint Michel. Si sporse leggermente in avanti, verso l’orecchio dell’americano. Le sue labbra lo sfioravano come quelle di un amante.
«Tu lo sai dove andrai quando morirai?» domandò con voce profonda da violoncello e un inglese appesantito dall’accento africano. I tendini sulla nuca del nemico si tesero, le spalle poderose si inclinarono in avanti. Aspettò che l’uomo si girasse nella calca del vagone. Aspettò di vedere i suoi occhi. Bramava quel momento, quello del confronto, della sfida. Era la sua missione, istintiva, gratificante. Era un guerriero delle pianure d’Africa, ogni nervo e muscolo del suo corpo era contratto in attesa di quell’istante. I battiti accelerarono, la linfa della guerra gli percorse le vene: era posseduto dalla divina follia della battaglia. L’americano si girò con lentezza e il suo sguardo incrociò quello di un falco, un predatore senza paura, sicuro di sé, persino divertito, con gli angoli delle labbra sottili appena sollevati in un accenno di sorriso. Erano separati da pochi centimetri, uniti da una strana intimità.

L’autore:

Deon Meyer è nato a Paarl in Sudafrica. Giornalista, copywriter e fondatore di un’impresa di web marketing, la scrittura è una passione che coltiva fin dalla giovane età. Ha raggiunto il successo internazionale con La lista del killer e Il sapore del sangue – entrambi pubblicati in Italia da Piemme – che gli sono valsi numerosi premi letterari, tra cui il prestigioso Grand Prix de Littérature Policière.

L.

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