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Numero d’annata della collana “Segretissimo” (Mondadori), all’epoca della conduzione di Laura Grimaldi.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

230. Dove c’è un missile… [John Keith 1] (Overkill, 1964) di Norman Daniels [25 aprile 1968] Traduzione di Lidia Ballanti
Inoltre contiene:
Operazione Popescu, romanzo di Vernon Hoor (sesta puntata)

La trama:

L’asso dell’OCA, organizzazione di controspionaggio americana, si chiama John Keith. L’OCA non si trova in nessun elenco telefonico, non è indicata in nessun bilancio governativo: ufficialmente non esiste. Eppure le missioni più pericolose, le operazioni più oscure e aggrovigliate, i colpi di mano più audaci li compiono gli agenti dell’OCA. E tra tutti John Keith è la superspia di nome e di fatto. Quindi non meraviglia per niente che John Keith lavori per il governo russo in qualità di esperto in pubbliche relazioni. Grazie a questo camuffamento perfetto e alla abilità nel recitare la sua parte, Keith si vede affidare dai russi un compito della massima delicatezza: impedire all’Albania di usare, sotto istigazione dei cinesi, un missile atomico contro qualche potenza occidentale. La situazione è insieme paradossale e tragica, perché il missile è un vecchio «regalo» dei russi. La catastrofe sembra irrevocabile e la battaglia che John Keith ingaggia nel territorio albanese è accesa a tratti dai lampi sinistri del fato.

L’incipit:

Il funzionario dell’ambasciata era furibondo, ma non lo dimostrava, non molto, almeno. Il ministero degli Esteri addestra bene i suoi dipendenti a trattare con cortesia le persone che detestano e, considerando la situazione dal punto di vista del mio interlocutore, capivo che doveva avere tutte le ragioni per detestarmi. Dopo tutto, quell’uomo era lì, nel cuore di Mosca, nella mia stanza al terzo piano del «Metropole», con il compito di parlare con un americano appena giunto in quella città con lo scopo dichiarato di svolgere un lavoro molto ben retribuito per conto del governo sovietico.
Cercai di spiegare la cosa al giovane diplomatico, Lindsey aveva detto di chiamarsi. — Io lavoro per l’Agenzia Skinner, Maywell e Finch di cui sono anche socio. Siamo esperti in pubbliche relazioni: in altre parole, siamo pagati per attuare un’idea. — E ciò era abbastanza vero, entro certi limiti. Ma non gli dissi che una delle idee che ci proponevamo di attuare e per cui lavoravamo con tutte le nostre forze, era quella di dimostrare che noi eravamo «esclusivamente» degli esperti in pubbliche relazioni. L’attività vera della brillante agenzia che aveva la sua sede in Madison Avenue non lo riguardava nel modo più assoluto e il giovane diplomatico si sarebbe spaventato se avesse saputo di che si trattava. Io ci vivo in mezzo, ma divento sempre un po’ nervoso quando penso all’attività di Skinner, Maywell, Finch e… soci.
Il viso mite che sovrastava il colletto bianco e la cravatta a righe di una qualche università, arrossì leggermente. — E quale idea realizzerete questa volta per l’Unione Sovietica, signor Keith?
— Ci sono state molte chiacchiere ostili circa le scuole russe, il sistema di educazione e gli allievi di questo paese. Io sono qui per firmare oggi un contratto secondo il quale, con un’azione di propaganda in tutto il mondo, l’organizzazione a cui appartengo potrà controbattere l’idea che il sistema educativo russo sia tanto deplorevole.

L.

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