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Titolo d’annata de “Il Giallo Mondadori“, nell’epoca di Alberto Tedeschi.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1584. A mio rischio e pericolo [Donald Robak 4] (Rivertown Risk, 1977) di Joe L. Hensley [10 giugno 1979] Traduzione di Maria Luisa Vesentini Ottolenghi
Inoltre contiene il saggio:
[Servizi Speciali] Il terrore nei racconti di Poe, di Renzo Rossetti
Inoltre contiene il racconto:
A caccia della verità (Truth Will Out, da “EQMM“, dicembre 1978) di Ruth Rendell

La trama:

Amos Walker è un potente e corrotto boss politico di Rivertown, USA, e sono molti coloro che hanno ricevuto favori da lui. Tra gli altri, Michael Tostini, il giudice che funge da presidente nel processo a carico di Walker. Già… poiché con tutta la sua potenza, Walker è sul banco degli imputati, accusato di uxoricidio. Tostini, reduce dal Vietnam, ha ottenuto la carica elettiva grazie a Walker e se si mostrerà inflessibile, rischierà una sconfitta alle imminenti elezioni. Tuttavia, a suo rischio e pericolo, non verrà a compromessi. E sarà inflessibile anche quando si metterà a indagare su un altro recente delitto. Qualcuno ha ucciso un suo collaboratore e Tostini è deciso a scoprire il perché. Ma una voce anonima lo ammonisce: se non disarma, mette in gioco non solo la sua vita, ma anche quella della madre e della sorella… a suo rischio e pericolo.

L’incipit:

Quella mattina, prima che iniziasse l’esame dei candidati alla giuria, il vice sceriffo Joe Pierceton mi chiamò in disparte per mostrarmi certi graffi sulla porta dell’ufficio di Ed Long. Era una porta metallica, pesante, di quelle che, da quando disordini e agitazioni rendevano più rischiosa la vita nei tribunali, avevano cominciato a fare la loro comparsa anche da noi.
Che ci fosse stato un tentativo di scasso era fuori dubbio: vernice graffiata, tracce di martellate.
Pierceton mi indicò la porta. — A quanto pare, abbiamo uno scassinatore.
— È riuscito a entrare? — chiesi.
— Certo non da quella porta. Non che sia impossibile far saltare la serratura, ma è un lavoro lungo. Forse, qualcosa ha spaventato l’intruso, facendolo fuggire. Può darsi che ritorni. Che ne direste se restassi qui a dormire per qualche notte?
— Volete proprio farlo, Joe?
— Sicuro. Mi porterò qui il mio sacco a pelo, giudice.
— Lo sceriffo non ne sarà entusiasta – dissi.
— Non se ne accorgerà nemmeno. E poi, lo faccio quando non sono di servizio. Ho una radiolina ricevente che porto sempre con me, e se qualcuno mi telefona a casa, si mette a suonare come una sveglia.
— Veramente, non credo…
— Qualcuno ha ucciso Ed, e adesso qualcuno ha cercato di penetrare nel suo ufficio — mi interruppe Joe, ostinato. — Avrei bisogno di una chiave, naturalmente.
Io avevo una chiave extra, la staccai dalla catena e gliela porsi. Un tempo, era stata la chiave di Ed.
— E se aveste bisogno di entrare? — disse lui.
— Ho un’altra chiave. Se lo sceriffo vi pesca qui mentre cercate di darmi una mano, potreste trovarvi nei guai, Joe.

L.

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