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Titolo d’annata de “Il Giallo Mondadori“, nell’epoca di Alberto Tedeschi.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

682. Operazione terrore (Operation Terror, 1960) di M. & G. Gordon (Gordon e Mildred Gordon) [25 febbraio 1962] Traduzione di Lidia Ballanti
* [da questo romanzo il film Operazione terrore (Experiment in Terror, 1962) di Blake Edwards, con Glenn Ford e Lee Remick]
Inoltre contiene il racconto:
Una mano sporca l’altra (The Finisher, da “EQMM“, giugno 1962) di Henriette McClelland

La trama:

FEDERAL BUREAU OF INVESTIGATION
Sezione di Los Angeles (California)
Pratica N. 7820
INDIZIATO:
Mancano dati
VITTIME:
Kelly Sherwood, impiegata della Hollywood National Bank, Toby Sherwood, studentessa (sorella della precedente)
SPECIE DEL REATO:
Furto ai danni di una banca
CIRCOSTANZE NOTE:
Una donna successivamente identificata come Kelly Sherwood, dimorante in Tustin Street, n. 1412, a Sherman Oaks, sobborgo di Los Angeles, California, ha telefonato ai nostri uffici, alle ore 23 e 44 del 10 aprile 1960 per segnalare quanto segue…

L’incipit:

Kelly Sherwood s’avviò su per il ripido viottolo, rallentando prudentemente e stando attenta a non strisciare la macchina contro la siepe pungente del biancospino. Quella stradina angusta e il vecchio garage alla sua estremità, costruiti per automobili d’altri tempi, erano per la ragazza una fonte quotidiana d’irritazione. Fiancheggiato dalla casa da un lato e dalla fitta siepe dall’altro, il viottolo era una galleria d’oscurità, rotta, al momento, dai fari dell’auto. L’aria afosa di quei primi giorni d’ottobre gravava ancora sulla città a quell’ora della notte: le undici passate da qualche minuto.
La ragazza si fermò davanti al garage chiuso e scese dalla macchina. Con un po’ di sforzo apri la pesante porta scorrevole. Il suo amico affezionato, Spot, un cane che viveva dietro la casa, si svegliò e cominciò ad abbaiare gioiosamente. Ogni sera, dopo aver rimesso l’auto in garage, Kelly s’avvicinava allo steccato e dava a Spot due zollette di zucchero. Era una di quelle piccole, futili abitudini che le rallegravano la vita. Almeno per un momento, la bestiola riusciva a comunicarle la propria gioia.
— Va bene, va bene, sta’ calmo! — lo esortò la ragazza, risalendo in macchina. Poi si sporse dal finestrino per tener d’occhio il parafango mentre l’auto entrava nel garage. Automatica- mente, Kelly mise la leva del cambio in “folle”, fece tacere il motore e spense i fari, come sempre. Allora avvenne una cosa del tutto insolita, e, sul primo istante, la ragazza fu troppo sorpresa per esserne spaventata. La porta del garage venne chiusa alle sue spalle.
— Toby? — gridò lei. — Toby!
Non poteva essere Toby. Non quella sera.
Mentre lei riaccendeva i fari, una mano robusta, ricoperta da un guanto, le cinse il collo, premendole la gola per soffocare le sue grida.
— Non voltatevi… e spegnete i fari. — La voce dello sconosciuto era bassa e gutturale.
La ragazza esitò, tendendo i muscoli, stringendo i pugni. A stento, trattenne l’impulso a divincolarsi.
— Su, spegnete i fari — insistette l’uomo. — Non ho intenzione di farvi del male. Voglio solo parlarvi.
Poiché la ragazza indugiava, le strinse la mano attorno al collo, ma quando lei premette l’interruttore, lo sconosciuto allentò la stretta.
Un turbinio di pensieri confusi s’agitava nella mente di Kelly. Se avesse preso il coltello dal cassettino del cruscotto… ma non era certa che ci fosse ancora. Se avesse provato a gridare? No, nessuno l’avrebbe sentita.

L.

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