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Numero d’annata della collana “Segretissimo” (Mondadori), all’epoca della conduzione di Laura Grimaldi.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

585. Mike Shayne: a un passo dalla spia [Mike Shayne 32] (Fit to Kill, 1958) di Brett Halliday (in realtà Robert Terrall) [13 febbraio 1975] Traduzione di Nuccia Agazzi

La trama:

Timoty Rourke, il giornalista amico di Mike Shayne, pare che i guai se li cerchi. Non solo raccoglie informazioni sulla morte di Ramirez, un capo rivoluzionario assassinato in un agguato, ma si lascia anche commuovere dalla bella Carla, la quale si dice perseguitata dalla polizia e convince Timoty a farla tornare negli Stati Uniti. Prima di partire, Carla gli consegna un pacchetto che, guarda caso, contiene un bel gruzzolo in diamanti. Dopo di che, Timoty scompare dalla circolazione. Fin qui, la sua unica fortuna è di avere un amico come Mike Shayne che, un po’ per lealtà e un po’ per interesse, comincia a indagare. E arriva a Carla. La ragazza comincia ad assumere un’importanza che lascia Mike alquanto perplesso. Tra l’altro, Carla sostiene che Timoty è stato rapito da Quesada, il quale tiene prigioniero il giornalista per timore che riveli una notizia appresa dalla stessa Carla, e cioè che è imminente una consegna d’armi destinate ai rivoluzionari. Mike non è molto convinto, ma fila ugualmente da Quesada, e dopo una solenne scazzottatura riesce finalmente a ritrovare il suo amico. E non è che l’inizio della missione che Mike Shayne si è assunto. Mancano ancora molta violenza, molti colpi di scena, molte sorprese – per lui e per il lettore – prima che la complicatissima situazione si dipani.

L’incipit:

Squillò il telefono.
Timothy Rourke ebbe la tentazione di ignorarlo. Stringeva nella mano un bicchiere colmo di un liquido ghiacciato, e finché non avesse visto il fondo, non aveva nessuna voglia di muoversi.
Era appena rientrato in albergo dopo un lungo giro turistico della capitale. Non era abituato a camminare tanto e gli facevano male i piedi. In compagnia di un gruppo di maestre di una scuola di Cleveland, Ohio, aveva ammirato la cattedrale, il mercato, le antiche fortificazioni sopra i Caraibi e un numero indefinito di statue di bronzo riproducenti il maresciallo Gonzalez, presidente della piccola repubblica dell’ America centrale da più tempo di quanto i suoi sudditi amassero ricordare.
Era stata una giornata faticosa, snervante. La guida lo aveva decisamente seccato con le sue continue lodi all’indirizzo del Maresciallo che, secondo il parere del reporter, era solo un emerito farabutto. Le maestre sembravano eccitate dalla presenza di Tim. I turisti di sesso maschile erano rari, da quelle parti. Rourke era un tipo alto e allampanato, così magro da apparire scarno e denutrito, con profonde borse sotto gli occhi. Dava immancabilmente l’impressione che le ossa del suo scheletro rimanessero insieme per scommessa. I lunghi anni come reporter di cronaca nera per il “Daily News” di Miami lo avevano reso amaro e cinico, anche se all’apparenza non si notava. Ma Tim Rourke aveva il dono di destare l’istinto materno in tutte le donne nubili che avessero oltrepassato i trent’ anni. Con suo immenso disgusto. Le donne volevano immancabilmente dargli da mangiare, mettergli un po’ di carne sulle ossa, convincerlo a smettere di fumare, di bere, di far tardi la sera… tutte le abitudini di una vita piacevole, insomma.
Il telefono continuò a squillare, mescolandosi con il ronzio del condizionatore d’aria. Rourke sospirò. Da troppo tempo faceva il giornalista: doveva rispondere. Forse era la telefonata che aspettava.

L.

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