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La collana “Il Giallo Mondadori” di luglio (n. 3169) presenta la 23ª indagine di Reginald Wexford, ispettore capo della polizia di Kingsmarkham.

La scheda di Uruk:

3169. Il pozzo della morte [Ispettore Wexford 23] (The Vault, 2011) di Ruth Rendell [luglio 2018] Traduzione di Giuseppe Settanni

La trama:

L’inevitabile è accaduto. Anche per l’ispettore capo Reginald Wexford è venuto il momento di ritirarsi. Adesso che è un cittadino qualunque, la sua vita scorre tranquilla fra libri, passeggiate e tanta musica. Troppo tranquilla per chi è stato un poliziotto fino a sei mesi prima. Ecco allora arrivargli in soccorso, come il salvagente lanciato a un naufrago, una richiesta di consulenza per un caso di omicidio. Nel pozzo per il carbone di una storica villa in stile georgiano, a St John’s Wood, sono stati rinvenuti i cadaveri decomposti di due uomini e due donne, non identificati. Nelle tasche dell’uomo più giovane, gioielli di valore tra cui fili di perle, un diamante e una collana di zaffiri. I corpi sono rimasti nascosti là sotto per anni, e risalire a chi possa aver creato l’agghiacciante sepolcro sarà un’impresa molto ardua. Ma non manca la volontà di raccogliere la sfida. Tornare sul campo è per Wexford come essere trasportato indietro nel tempo al suo primo giorno di lavoro. La stessa ansia, la stessa eccitazione. E, forse, qualche pericolo in più che non si aspetta. La cosa certa è che, per lui, il momento di ritirarsi non è ancora giunto davvero.

L’incipit:

“Viviamo in un mondo davvero buffo” aveva detto Franklin Merton. “Un mondo dove uno può permettersi una casa ma non il quadro che la ritrae. Deve esserci sotto una profonda verità. Ma quale, mi chiedo io?”
Il quadro di cui parlava era un’opera di Simon Alpheton intitolata
Marc and Harriet in Orcadia Place, in seguito acquisita dal museo Tate Britain (all’epoca dell’acquisto noto semplicemente come il Tate), e la casa che vi compariva era l’Orcadia Cottage. La riflessione su certe stranezze della contemporaneità era indirizzata alla Harriet del quadro, per la quale lui aveva comprato la casa con l’intenzione di sposarla non appena avesse ottenuto il divorzio. Più avanti, quando la passione si era raffreddata e loro due erano marito e moglie, le confessò che il matrimonio era stato un po’ un ripiego. “Ti ho sposata perché sono un uomo d’onore e tu eri la mia amante. Qualcuno dirà che le mie idee sono d’altri tempi, ma io contesto una simile critica. Il cambiamento apparente è solo superficiale. Mi sono detto che nessuno avrebbe voluto raccattare i miei avanzi e così, per il tuo bene, era opportuno che io facessi di te una donna onesta.”
Prima era sposato con Anthea. Quando l’aveva lasciata era stato anche obbligato a lasciare O’Hara, il loro cane, ed era stata questa la cosa più penosa per lui.
“Se prendi in casa una cagna, è implicito che abbaiare tocchi a lei e non a te” aveva detto a Harriet, quando lei aveva protestato perché lui aveva scaricato interamente sulle sue spalle il fardello delle faccende domestiche.

L’autrice:

Ruth Rendell è nata a Londra nel 1930. Sposata due volte, è vissuta tra Londra e la casa di Polstead, un villaggio nel Suffolk. Ha scritto il suo primo romanzo, Lettere mortali, nel 1964. Oltre ai romanzi polizieschi con protagonista l’ispettore Wexford, la Rendell ha pubblicato una serie di romanzi di grande potenza e forte tensione psicologica. Tra questi La morte non sa leggere (Il Giallo Mondadori, n. 2121), Il volto del peccato (Il Giallo Mondadori, n. 2254), Il mistero della brughiera (Il Giallo Mondadori, n. 2311). L’autrice è scomparsa nel 2015.

L.

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