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La collana “I Classici del Giallo Mondadori” di luglio (n. 1410) presenta L’origine del male di Ellery Queen.

La prima apparizione italiana del romanzo risale al 1953, come numero 11 della storica “Serie Gialla” Garzanti, con lo stesso titolo e la stessa traduzione, che passa a “I Classici del Giallo Mondadori” nel 1974.

La scheda di Uruk:

1410. L’origine del male (The Origin of Evil, 1951) di Ellery Queen [luglio 2018] Traduzione di Nora Finzi

La trama:

Un cane senza vita è una visione molto triste, ma certo non tale da destare sospetti. Se tuttavia il povero animale viene deposto sulla soglia di una casa e il macabro dono si rivela fatale per un uomo, allora la faccenda è davvero insolita, degna dell’attenzione di Ellery Queen. A Hollywood per scrivere un libro in santa pace, ma sempre sensibile al richiamo degli enigmi più complicati, Ellery troverà pane per i suoi denti dando la caccia a un misterioso anonimo che invia bizzarri messaggi non proprio con le migliori intenzioni. Tonno all’arsenico, un’ecatombe di rane e rospi, un portafoglio in pelle di coccodrillo, un libro bruciato: una serie di avvertimenti minacciosi che pare non avere fine, forse criptiche allusioni a un qualche segreto del passato che solo i destinatari sono in grado di cogliere. Sulla base di elementi così eterogenei e all’apparenza indecifrabili non sarà facile ricomporre il puzzle, nemmeno per la mente eccelsa dell’investigatore.

L’incipit:

Ellery se ne stava sdraiato sulla poltrona di pelle, e aveva appoggiato sul tavolo, accanto alla macchina per scrivere, i piedi calzati di sandali messicani: stringeva in mano un grosso bicchiere gelato. Davanti a lui la finestra si apriva sul magnifico panorama. Il corpo della vittima giaceva ai suoi piedi, e lui lo esaminava tra un sorso e l’altro, senza venire a capo di nulla; comunque Ellery non se la prendeva troppo; l’indagine era appena incominciata e appariva particolarmente difficile, ma il rum gli dava coraggio. Ne bevve un altro sorso: era un caso non comune. La vittima si contorceva ancora e dal punto in cui lui sedeva poteva scorgere indubbi segni di vita. A New York lo avevano messo in guardia contro una simile illusione, avvertendolo che si trattava degli estremi riflessi vitali. “Voi non ci crederete” gli avevano detto “ma il processo di decomposizione è già iniziato e non ci vuole una particolare competenza per accorgersene.” Ma Ellery era rimasto scettico: aveva conosciuto la vittima nei suoi anni giovanili: era una ragazza procace e tutti gli uomini sognavano di lei a occhi aperti, ma lei si prendeva gioco delle maledizioni degli uni come delle bramosie che destava negli altri. Era arduo credere che tanta vitalità si fosse spenta.
Ed Ellery non ne era perfettamente convinto nemmeno ora, pur trovandosi sulla scena del delitto, o – per esser più precisi – al di sopra di tale scena, perché la casetta che aveva affittato dominava la città dall’alto, appollaiata sul dosso collinoso, come un nido d’uccello sui rami più alti di un albero. Lei giaceva laggiù, sotto un velo sottile di nebbia, e tutti la dicevano morta.

L’autore:

Ellery Queen lo pseudonimo dei cugini statunitensi Frederic Dannay (1905-1982) e Manfred B. Lee (1905-1971), che insieme hanno dato vita a una delle firme più prestigiose nella storia del giallo. Il personaggio da loro creato ha raggiunto una vastissima fama come autore di romanzi e racconti, e ha promosso il recupero di opere del passato e la scoperta di nuovi talenti curando antologie e riviste come l’“Ellery Queen’s Mystery Magazine”, per decenni il più importante periodico di narrativa poliziesca al mondo. È stato tra i fondatori dell’organizzazione Mystery Writers of America e ha vinto più volte il premio Edgar.

L.

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