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La collana “I Classici del Giallo Mondadori” di agosto (n. 1411) presenta un grande classico inedito in Italia: la nona indagine del criminologo dottor Thorndyke.

La scheda di Uruk:

1411. L’occhio del gatto [John Thorndyke 9] (The Cat’s Eye, 1923) di R. Austin Freeman [agosto 2018] Traduzione di Mauro Boncompagni

La trama:

Tutto ha inizio una sera. L’avvocato Robert Anstey è diretto a casa quando, in una zona isolata, soccorre una ragazza accoltellata da un ignoto aggressore. L’uomo stava fuggendo dalla scena di un delitto, la cui vittima è un noto collezionista di reliquie storiche. Dal suo museo privato sono stati trafugati alcuni gioielli, tra i quali un pendente con un occhio di gatto che si dice essere legato a una vecchia superstizione. Sconcertato dall’alone di mistero che ammanta la vicenda, così anomala rispetto a ordinari fatti criminali, Anstey auspica l’intervento dell’amico e collega John Thorndyke, massima autorità in campo medico-legale e grande penalista. Non sarà facile, per un campione del razionalismo come lui, condurre un’indagine che sembra sconfinare sempre più nei territori dell’occulto e del soprannaturale. Ma lo sosterrà la certezza che ogni puzzle, per quanto ostico, deve avere una soluzione logica.

La Prefazione:

Per una di quelle coincidenze che sono inammissibili nella produzione romanzesca, anche se capitano di frequente nella vita reale, un episodio nella storia qui narrata ha trovato una replica quasi esatta in un caso vero apparso nei quotidiani.
Il caso vero concerneva un’allarmante disavventura capitata a un distinto ufficiale di polizia di alto rango. L’incidente fittizio si verifica nel decimo capitolo di questo libro, e la lettura di quel capitolo darà inevitabilmente l’impressione che io mi sia appropriato del caso vero e l’abbia incorporato nella mia storia; un procedimento che il lettore potrebbe considerare di pessimo gusto, e con ragione.
Mi sembra perciò opportuno spiegare che il capitolo 10 è stato scritto qualche mese prima che si verificasse la tragedia reale. In effetti, per quella data, il libro era stato quasi ultimato e risultava praticamente impossibile eliminare l’incidente a cui si è fatto riferimento, e che era parte integrante della trama.
La coincidenza è di sicuro spiacevole, ma si sarebbero anche potute verificare conseguenze persino peggiori. Perché se non avessi dovuto mettere da parte questo libro per completare un altro lavoro, L’Occhio di Gatto sarebbe uscito in stampa proprio nel momento in cui quel crimine veniva realmente commesso; e a quel punto sarebbe stato difficile per chiunque – persino per l’autore – credere che il crimine fittizio non avesse fornito lo spunto per quello vero.

R.A.F.

Gravesend, 19 giugno 1923

L’incipit:

Non sono un uomo superstizioso. Anzi, la superstizione, che è inscindibilmente collegata all’ignoranza o allo spregio delle prove, mal si accorda con la toga di seta di un patrocinante per la Corona. E ancor meno sono condizionato da quella particolare forma di superstizione in cui il feticismo del barbaro e del primitivo si risveglia, con una certa bizzarria, in una popolazione di gente istruita, almeno nominalmente, e si avvale dell’uso di filtri, amuleti, portafortuna e cose simili.
Se fosse stato altrimenti – se mi fossi lasciato influenzare da questa curiosa tendenza atavica – di sicuro sarei stato indotto a credere che dalla semplice gemma che dà il titolo a questa cronaca si fosse sprigionata una qualche sottile influenza in grado di imprimere una nuova direzione al corso della mia vita. Ma io non credo a nulla del genere; perciò, anche se è veramente successo che la comparsa dell’occhio di gatto sia coincisa con un radicale cambiamento nei miei modi di vita e persino, almeno in apparenza, nella mia stessa personalità – e sebbene mi sia perso che l’occhio di gatto fosse costantemente associato agli sviluppi di quella nuova vita – ci tengo a precisare che uso il nome solo come un’etichetta per tenere insieme una sequenza di eventi svoltisi in modo coerente e naturale.

L’autore:

R. Austin Freeman (1862-1943), giallista britannico, dopo aver lavorato da giovane in una farmacia è diventato chirurgo, ha servito come medico nelle colonie africane ed è stato ufficiale sanitario, per poi prendere parte alla Grande Guerra. Si è dedicato parallelamente alla narrativa poliziesca, introducendo nell’indagine il metodo scientifico. È l’inventore della detective story “rovesciata”, nella quale il colpevole è noto e la suspense si focalizza sulla ricerca della soluzione. Il suo personaggio più popolare è il dottor John Thorndyke, investigatore forense protagonista di una lunga serie di romanzi e racconti.

L.

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