Tag

, , ,

Dal mio grande archivio di Archeo Edicola estraggo questa avventura di Nicolas Calon della collana “Spionaggio Verde” (Ripalta) diretta da Emanuele Bertini-Malgarini.

Il romanzo è apparso originariamente nel numero 413 della collana “Espionnage” (Fleuve Noir).

La scheda di Uruk:

31. I morti non parlano [Nicolas Calon] (Libre échange, 1964) di Alain Page [settembre 1966] Traduzione di Aldo Neri

La trama:

Questa volta Calon è proprio nei guai. Rapina una banca e finisce in carcere. Da agente segreto a rapinatore il passo è troppo lungo per essere vero. Lo scopo di Nicolas è molto preciso: deve farsi arrestare dalla polizia di Colonia, cosa che gli riesce immancabilmente. È strano ma Nicolas fa l’agente segreto in carcere. La sua preda è un vecchio criminale di guerra nazista, uno scienziato che possiede il segreto di un’arma terrificante. Intorno al professore l’atmosfera diventa incandescente e Calon deve fare appello a tutta la sua freddezza per riuscire a togliersi dalla mischia. Ora gli agenti segreti sono diventati effettivamente troppi intorno all’arma misteriosa e Calon deve fare anche attenzione ad un giudice intransigente che gli vuole rifilare qualche annetto di carcere per la sua rapina fasulla.

L’incipit:

Il più alto dei due sembrava il più pericoloso. Ma poteva essere anche solo un’apparenza. Aveva un fisico da duro, con due occhi senza espressione, labbra sottili strette sulla sigaretta, un pallore impressionante e delle mani lunghe e secche.
Il secondo era il solito ragazzo “beat”, vestito con l’inevitabile giacca di cuoio nero che cadeva mollemente su un paio di blue-jeans scoloriti. Con i capelli troppo lunghi, il sorriso di quello “al quale non la si fa”, sembrava uscito da un film di serie ”B”. Senza dubbio ne aveva visti troppi.
Calon li trovò perfetti. Spinse il cappello leggermente sulla nuca e si sedette su un angolo del tavolo.
— Quando siete arrivati?
— Un’ora fa.
— E c’è voluto tutto questo tempo per venire?
— La consegna era di arrivare a piedi.
Fino a quel momento aveva parlato solo il più alto dei due. Si esprimeva con molta calma, quasi volesse dimostrare d’essere su un piano di uguale importanza con il suo interlocutore.
— Come vi chiamate?
— Bernard.
— Bernard cosa?
— Tutti mi chiamano Bernard.
— E l’altro?
— Si fa chiamare Jimmy, ma il suo vero nome, è Paul Doucet. È di Villemomble.
— E voi?
— Oh, io sono un po’ dappertutto, sorrise. Amo gli spostamenti.
— Sedetevi. Ce una bottiglia sul tavolo e dei bicchieri in quell’armadio. Potete servirvi.
— Non bevo mai, rispose Bernard. Ho il fegato in disordine. Ho dovuto mangiare troppe porcherie all’assistenza pubblica. O forse papà era alcoolizzato, ma come potrei saperlo?…
Parlava con ironia ed aggressività. Doveva far parte dei suoi complessi.
— Io prendo solo del whisky, disse Jimmy.
— Dovrete accontentarvi del vino, amico.
Calon gettò il cappello su una sedia. L’ambiente lo deprimeva. Si trovavano nella cucina di una casetta dei sobborghi di Colonia e l’arredamento era ridotto al minimo indispensabile. Quel minimo era anche brutto e sporco.

L.

– Ultimi post simili: