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Trovato su bancarella, ho parlato di questo “libro infranto” su NonQuelMarlowe e lo schedo qui, prima di darlo via.

L’illustrazione di copertina è firmata da Rodolfo Guzzoni.

La scheda di Uruk:

Doppio inganno [Jason Bourne 2] di Robert Ludlum [settembre 1986] Traduzione di Luciana Bianciardi

La trama:

Uno squallido cabaret di Kowloon, nel sud della Cina.
Un religioso alto e snello, avvolto in una tunica bianca.
Il rumore della musica è assordante, e il sacerdote uccide.
Poi uccide ancora.
Inginocchiatosi, l’uomo di fede traccia a terra col sangue delle vittime un segno – ed è il segnale che fa scattare il più grande romanzo di Robert Ludlum.
In un edificio segreto nascosto tra le montagne del Colorado, un gruppo di uomini è in allarme. Jason Bourne è tornato in azione. I rapporti dall’Oriente sono inequivocabili. Ma il fatto è impossibile. Perché Jason Bourne era una loro creatura, una pura invenzione della CIA, una mitica identità incarnata da uno studioso di nome David Webb.
David Webb e sua moglie Marie vivono in un voluto anonimato vicino a un’università del Maine, cercando di dimenticare il passato. Ma i loro sogni stanno per infrangersi. Secondo il diplomatico Raymond Havilland, infatti, i recenti omicidi lasciano chiaramente trasparire l’esistenza di un complotto politico che rischia di trascinare nel caos la Cina e il mondo intero. David Webb deve perciò, ad ogni costo, ripetere l’inganno, riassumere l’identità di Jason Bourne e dare la caccia al suo ”alter ego”. E c’è un solo modo per costringerlo: il secondo, doppio inganno.

L’incipit:

Kowloon: la fertile estensione finale della Cina che non appartiene al Nord se non nello spirito – ma lo spirito è qualcosa che scorre in profondità e discende fin negli abissi nell’anima umana senza curarsi delle rigide formalità, peraltro difficilmente applicabili, dei confini politici. La terra e l’acqua sono una cosa sola, ed è la volontà dello spirito che decide il modo in cui l’uomo si servirà della terra e dell’acqua – ancora una volta senza curarsi di astrazioni come la libertà inutile o la prigionia dalla quale si può evadere. L’unica preoccupazione è quella della pancia vuota, la pancia vuota delle donne e dei bambini. Sopravvivere, questo e nient’altro. Tutto il resto è sterco, buono solo da spargere sui campi per fertilizzarli.
Era il tramonto, e a Kowloon e al porto di Victoria, sull’isola di Hong Kong, una coperta invisibile si abbassava pian piano sul caos diurno di tutto il territorio. Gli Aiyas di richiamo, urlati dai venditori nelle strade, si andavano quietando con le prime ombre, mentre le negoziazioni silenziose, ai piani alti di quelle strutture di vetro e di acciaio che disegnano l’orizzonte della colonia, finivano con cenni del capo, alzate di spalle e sorrisi complici di tanti accordi. Arrivava la notte, annunciata dal sole accecante di luce che penetrava ad ovest il muro immenso di nuvole, frastagliato e frammentario: raggi ben delineati, di inflessibile energia che stava per riversarsi sull’orizzonte, restia a far sì che quella parte di mondo dimenticasse la luce.
Ben presto, l’oscurità avrebbe avvolto il cielo, ma non ciò che stava sotto di esso: le luci brillanti dell’invenzione umana avrebbero illuminato a sufficienza il mondo – questa parte di mondo, dove la terra e l’acqua erano convulse vie di accesso e di conflitto. E, assieme alla stridente baldoria notturna che non aveva mai fine, sarebbero cominciate anche altre attività che, a dire il vero, il genere umano avrebbe dovuto abbandonare fin dalla prima luce della creazione. Ma a quel tempo la vita umana non esisteva, per cui (chi poteva affermarlo? chi lo sapeva con esattezza? e a chi veramente importava?) la morte non era qualcosa di prezioso.

L’autore:

Robert Ludlum è nato a New City e si è laureato nel 1951 in una università metodista. Tutti i suoi libri, fra i quali ricordiamo Il Patto, Il manoscritto, Sporco baratto, Il Circolo Matarese, Un nome senza volto, Il mosaico di Parsifal, Aquitania e La via per Gandolfo, sono stati grandi successi internazionali.

L.

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