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Dal mio grande archivio di Archeo Edicola estraggo questa avventura di Nicolas Calon della collana “Spionaggio Verde” (Rialta) diretta da Luigi Garonzi.

Il romanzo è apparso originariamente nel numero 708 della collana “Espionnage” (Fleuve Noir).

La scheda di Uruk:

58. Memorie Top-Secret [Nicolas Calon] (Les memoires de Calon, 1969) di Alain Page [settembre 1969] Traduttore non indicato

La trama:

Un uomo politico russo porta in Occidente le sue memorie. Questo basta per scatenare una guerra a lunga durata nel mondo degli uomini ombra, questa volta direttamente legati ai circoli politici e forse alla messa in crisi della politica internazionale e di equilibrio instaurata negli ultimi anni. Dietro la scena delle città – Mosca, Ginevra, Guatemala – si scatena il ricatto, la guerra all’ultimo sangue, la morte. Gli avversari lottano a mezzi uguali, la lotta è dura, dura fino all’ultimo respiro e all’ultima pagina. Il racconto sfila rapido come un film, pericoloso come un veleno.

L’incipit:

Il 10 settembre Emile Valey presiedeva un consiglio d’amministrazione del Credit Vaudois quando, una ventina di minuti prima della fine della seduta, un usciere gli portò un biglietto da visita.
Valey restò alcuni secondi a guardare il piccolo rettangolo bianco, poi si alzò bruscamente. Sembrava molto turbato.
— Signori, credo che abbiamo detto più o meno tutto. Il signor Martin presiederà la seduta in mia vece. Ho un appuntamento urgente e sono costretto ad assentarmi.
Tra la sorpresa generale lasciò il lavoro della presidenza, salutò l’assemblea con un breve cenno del capo e uscì accompagnato dal nipote, Francois Valey. L’usciere attendeva nel corridoio.
— Dove si trova quel signore?
— Li ho fatti entrare nel salone.
— Quanti sono?
— Tre, signore.
Valey entrò nel suo ufficio, accompagnato dal nipote.
— Cosa succede, zio? — disse Francois, posando alcuni dossier sulla scrivania.
— Un visitatore importante e… inatteso. E al quale si fa fare anticamera.
Pigiò il tasto dell’interfono, ordinò di far entrare i visitatori. Francois Valey era ancora in piedi, con gli occhi fissi alla porta. Questa si aprì; e i tre uomini entrarono. Quello di mezzo era il più anziano. Aveva gli occhi azzurri, molto duri, il cranio rosa circondato da una stretta banda di capelli bianchi; Valey andò a salutarlo.
— Sono molto onorato della vostra visita, signor presidente.
Lo sconosciuto si volse a uno dei due accompagnatori che fungeva da interprete e che gli tradusse il benvenuto di Valey in russo.
— Il presidente vi ringrazia e vi prega di non fare il suo nome.
— D’accordo.

L.

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