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Dal mio grande archivio di Archeo Edicola estraggo questa avventura di Nicolas Calon della collana “Spionaggio Verde” (Ripalta) diretta da Emanuele Bertini.

Il romanzo è apparso originariamente nel numero 462 della collana “Espionnage” (Fleuve Noir).

La scheda di Uruk:

32. Azione di forza [Nicolas Calon] (Action de force, 1964) di M.G. Braun [ottobre 1966] Traduzione di Aldo Neri

La trama:

Nel Mare del Nord esiste una grande base segreta sovietica. Scoprirla è l’ordine che ricevono Glenne, agente segreto francese, e Giulio Cavassa, colonnello dello spionaggio americano. Tutto era incominciato con un inspiegabile, brutale assassinio. Poi compare Olga, la bellissima, impenetrabile ragazza russa che combatte contro i sovietici. Prima Glenne e poi Cavassa ne rimangono affascinati. Ma la misteriosa e terribile base è ancora introvabile. Si chiama “Atlantide”, come l’affascinante continente sommerso, e come Atlantide non sarà facilmente raggiungibile dagli uomini. Cinici, duri, rotti ad ogni situazione, Glenne e Cavassa si danno da fare e quando si muovono lasciano tracce ben visibili del loro passaggio. Da una sala di tortura a un agguato micidiale, i due amici proseguono imperterriti verso l’incredibile, inattesa verità.

L’incipit:

Heinrich fendette la folla che il cinema francese stava riversando all’angolo della Uhlandstrasse. Non gli passò neppure per la mente l’idea di scusarsi. Andava dritto verso la sua meta senza curarsi di quanto non lo interessava. Massiccio, con gli occhi scuri, l’espressione dura, si apriva un varco davanti a sé, senza che nessuno osasse fargli rimarcare la sua sgarberia. Vi fu solo una donnetta alta tre soldi che, urtata, osò rivolgergli un rimprovero, ma l’uomo non la sentì neppure. Continuò col suo passo, insieme tranquillo e pesante, a seguire la Kurfurstendamm fino a Halensee. Là, girò a destra per risalire la Halenseestrasse.
*
Heinrich pensava a Lizzie. Vi pensava interamente con il cuore e coi sensi, quasi anticipando il piacere violento che avrebbe provato con lei. Piccola, snella, con i seni minuti da adolescente, un viso magro. Ma in quel viso brillavano due occhi che sembravano perpetuamente divorati da una febbre e Heinrich amava la sua grande bocca.
*
Quanto ai sentimenti reali della ragazza, Heinrich non si era mai fatto illusioni. Lizzie gli apriva la porta solamente se le portava molto denaro. Compiuta questa formalità, si scatenava. Accettava i capricci più stravaganti. Un demone che poteva strapazzare senza provocare delle reazioni diverse da un sorriso vizioso…
Privato troppo a lungo di Lizzie, provava la sofferenza di un drogato senza droga. Aveva tentato di sostituirla violentando una ragazza di quattordici anni e, un’altra volta, una piccola borghese che aveva avuto il torto di andare a passeggiare sola lungo le rive dell’Havel in un’ora in cui doveva essere già a letto. Ne aveva provato delle magre soddisfazioni che gli avevano confermato quanto Lizzie gli fosse indispensabile. Forse aveva bisogno, nell’inferno del suo letto, di constatare l’asservimento completo di Lizzie, per poter credere che, in quell’occasione, lui, Heinrich l’assassino, avesse finalmente qualcosa di suo! Lizzie, da parte sua, era ancora più strana perché avrebbe potuto trovare marito e vivere normalmente, mentre nessuna donna aveva mai voluto saperne di Heinrich a causa di quella voglia sul viso che lo rendeva repellente.

L.

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