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La collana TimeCrime (Fanucci) porta in libreria un altro grande thriller.

Dopo Il libraio di Parigi e Il mistero della cripta sepolta, ecco una nuova avventura di Hugo Marston.

La scheda di Uruk:

Promessa di sangue [Hugo Marston 3] (The Blood Promise, 2014) di Mark Pryor [agosto 2018] Traduzione di Barbara Cinelli

La trama:

Hugo Marston, capo della sicurezza dell’ambasciata americana, è incaricato di proteggere Charles Lake, senatore in missione a Parigi per una delicata controversia tra Francia e Stati Uniti. I colloqui, tenuti in un castello di campagna, sembrano destinati a interrompersi quando qualcuno si introduce nella stanza di Lake per sottrargli importanti documenti. Hugo e il detective Raul Garcia indagano sul furto, ma ben presto i dossier rubati diventano l’ultimo dei loro problemi. Il rinvenimento di alcune impronte digitali, infatti, suggeriscono un inaspettato e preoccupante collegamento tra questo caso e una rapina-omicidio avvenuta nei pressi di Troyes. E a complicare ulteriormente le cose c’è anche la scomparsa di un antico forziere contenente una misteriosa lettera della fine del XVIII secolo firmata col sangue, una sorta di promessa che sembra tramandare un segreto, vecchio almeno duecento anni, ma ancora in grado di incidere sul presente…
Nella terza indagine di Hugo Marston, un’appassionante caccia la colpevole tra presente e passato, un avvincente viaggio tra la Parigi dei giorni nostri e quella post-rivoluzione di fine XVIII secolo.

L’incipit:

Parigi, 1795
L’uomo si spostò dalla finestra del piano superiore alla scrivania vicino al fuoco. Si sedette lentamente; l’umidità e il freddo che erano calati su Parigi da due settimane gli avevano irrigidito la schiena e le gambe, cosa ancora più irritante considerato che si presupponeva fosse estate. Le fiamme nel focolare non erano ancora riuscite a mitigare il freddo, ma il crepitio e le scintille gli erano di conforto: presto il calore avrebbe scaldato la pietra del camino e di conseguenza la stanza, e lui.
Una volta seduto, Albert Pichon lisciò con il palmo della mano la pagina bianca che aveva davanti a sé e prese la piuma che il suo nuovo
domestique, Laurence, aveva preparato. Grugnì di soddisfazione quando vide che il giovane uomo era riuscito a ottenere, senza che ci fosse stato bisogno di dirglielo, una piuma dell’ala sinistra dell’oca. Pichon aveva molte eccentricità, e quella era una, ma messo sotto pressione avrebbe insistito con il dire che la curvatura di quello stelo si adattava meglio alla sua mano meglio di quello di un’ala destra. E se era disposto a pagare un po’ di più per quella sinistra, non aveva forse il diritto di soddisfare un proprio vezzo?
Quella lettera, tuttavia, non era un mero capriccio. Era forse la cosa più importante che avesse mai scritto. In effetti, non era un’esagerazione pensare che molto più della sua vita dipendeva da essa. L’uomo che avrebbe ricevuto il suo comunicato, insieme alla piccola scatola che l’avrebbe accompagnato, era uno degli individui più potenti del mondo moderno, e guadagnava maggior influenza di giorno in giorno.
Come d’abitudine, Pichon prese il coltellino che si trovava immancabilmente nella tasca del suo panciotto, lo aprì con qualche difficoltà e sfiorò con la lama l’estremità della penna, perfezionandone la punta e controllando il minuscolo spacco che avrebbe assorbito l’inchiostro ferrogallico.
Completato il rituale sospirò, ricordando a sé stesso le righe d’apertura, e iniziò a scrivere in inglese, tranne che per il saluto.

L.

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