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Il 7 agosto 2018 la britannica Titan Books ha presentato in cartaceo e digitale uno nuovo volume (inedito in Italia) della sua collana di apocrifi The Further Adventures of Sherlock Holmes: The Devil and the Four, firmato da Sam Siciliano, già autore di apocrifi holmesiani come The White Worm, The Grimswell Curse, The Web Weaver e The Angel of the Opera.

La scheda di Uruk:

The Devil and the Four (2018) di Sam Siciliano [7 agosto 2018]

La trama:

L’ultimo caso di Sherlock Holmes lo ha portato a Parigi sulle tracce di Marguerite Hardy, una donna francese che ha abbandonato la propria dimora londinese in circostanze misteriose. Holmes scopre che la donna ha lasciato la casa subito dopo aver ricevuto una strana lettera, contenente un necrologio e le parole “quattro per il diavolo”. Le indagini porteranno il nostro segugio e suo cugino Henry Vernier in un mondo di seduzione e tradimento, fino alla scoperta di un segreto sepolto da venti anni.

L’incipit in traduzione esclusiva:

Sherlock Holmes e il leone si guardavano l’un l’altro. La luce grigio chiara proveniente dall’alto scintillava sulla lunga fronte corrucciata di Holmes e sui suoi capelli tirati indietro, dando riflessi di blu nei suoi occhi grigi. Il leone aveva una folta criniera nera con lunghe striature gialle. Percepii uno strano tipo di legame fra di loro, una consapevolezza condivisa, una coscienza, una certa dignità e qualcosa di imprevedibile.
Il leone fu il primo a distogliere lo sguardo, o almeno altò la sua testa mentre la sua bocca si spalancò in un grande sbadiglio che rivelò le sue enormi zanne e la lingua rosa. Forse l’ho solo immaginato, ma pensai di poter avvertire l’odore del suo fiato fetido. Mosse la sua zampa ed iniziò a leccarla meticolosamente. Il gesto era esattamente come quello della mia gatta Victoria, solo su scala molto più grande. Questo gattone, comunque, poggiava sul pavimento con delle leggere sbarre di ferro a separarlo da noi. Io e mia moglie Michelle a volte ci siamo divertiti ad immaginare cosa ci avrebbe fatto la nostra Victoria se noi ci fossimo ridotti alle sue dimensioni. Io propendo per un trattamento buono, Michelle per uno cattivo.
Procedemmo oltre. Nella gabbia successiva una tigre si distendeva sul pavimento, con gli occhi chiusi, con la grande testa reclinata su una zampa. Elaborai il disegno elaborato del suo manto. Scossi la testa. «È una bellezza, ed è davvero una vergogna tenere questi grandi animali in piccole gabbie senza neanche un albero o del verde.»
Holmes annuì. Il suo cappotto e redingote erano entrambi sbottonati; teneva l’ombrello in una mano e nell’altra il suo cappello e i guanti. Fuori era un freddo pomeriggio londinese di novembre, ma l’interno della casa dei leoni dello zoo di Regent’s Park era caldo, fino al fastidio. Inoltre accentuava il pungente odore animale che appesantiva l’aria intorno a noi.
«Una riflessione molto comune, Henry, che condivido». Alzò il suo ombrello e indicò le sbarre. «Tutte uguali… una gabbia è un oggetto curioso. Sbarre come quelle di certo abbondano a Londra.»
«Di cosa parli?»
La sua bocca si sollevò da una sola parte, in un ghigno ironico. «La versione nera di queste sbarre non abbonda davanti alle case cittadine della nostra grande metropoli? Ed esse delineano anche molti nostri parchi. Ma chi è davvero in gabbia? I ricchi che tengono fuori i ladri o chiudono sé stessi dentro?

L.

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