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La Newton Compton porta in libreria un thriller firmato da Andrew Hart.

La scheda di Uruk:

890. L’isola dei delitti (Lies That Bind Us, 2018) di Andrew Hart [23 agosto 2018] Traduzione di Giulio Silvano

La trama:

Jan si sveglia nell’oscurità più assoluta e si ritrova incatenata in una cella soffocante. È sola, spaventata, e tenta disperatamente di ricostruire ciò che è successo… Perché si trova lì? Chi può averla fatta prigioniera? Ricorda solo di aver raggiunto i suoi amici a Creta: l’obiettivo era trascorrere una vacanza all’insegna del relax, del mare e del sole, sulla stessa magica isola in cui si erano conosciuti cinque anni prima. Ma Jan ricorda molto bene il senso di inquietudine che ha provato e che non l’ha abbandonata per tutto il viaggio. Il fatto è che ha mentito su molte cose e nessuno dei suoi amici ha idea di chi lei sia veramente. Nemmeno Marcus, con cui ha avuto una relazione. E lei, invece, che cosa sa esattamente di loro? Adesso che la sua vita è in pericolo, non ha più nessuna certezza. E il terrore comincia a impadronirsi di lei quando si rende conto che il suo carceriere, come il leggendario Minotauro di Creta, verrà presto a prenderla. E tutte le bugie torneranno in superficie.

L’incipit:

È buio quando apro gli occhi. Completamente buio. Sbatto le palpebre ma non succede niente. Per un secondo mi chiedo se sono diventata cieca. Alzo la mano destra e me la porto davanti alla faccia. Vedo l’oscurità infittirsi tutto intorno a me. Quando la allontano, il buio si ingrigisce.
Sento la base del collo che pulsa, me la tasto con la mano e scopro un bozzo che fa male appena lo sfioro.

Dove sono?
Come sono arrivata qui?
Cosa mi è successo?
Le domande volteggiano nell’oscurità come fossero oggetti solidi che potrei quasi toccare. Ma non riesco a rispondere. Non ricordo niente, il passato è un tunnel profondo e senza luce dove non si vede nulla a parte la macchina ribaltata in cui mi trovo.
Solo che non è un’automobile, e appena l’idea si formula nella mia mente, sparisce. Non ho idea da dove mi sia venuta. Non sono in un’auto. Sono da qualche altra parte, in un posto diverso.
Una stanza.
La parola aleggia nella mia testa, poi si ferma e diventa qualcosa di solido. Non sono all’esterno. L’aria sembra immobile. Sono sdraiata sulla schiena su qualcosa di morbido — ma non troppo — e quando mi muovo lo sento cedere sotto il mio peso. Con la mano tasto il bordo di un tessuto plastificato e una superficie ruvida e dura, pietra o cemento forse. Volto la testa e l’oscurità diminuisce in modo infinitesimale: un sottile materasso pallido che sa di muffa e vecchiaia. Annuso con cautela e sento un aroma che mi sembra di riconoscere, anche se non voglio. Una parte di me l’ha notato appena mi sono svegliata, ma ho cercato di non pensarci. Prima era più forte. D’impulso mi porto di nuovo la mano sulla faccia e inspiro.
Eccolo. Tagliente e metallico.
Ruggine forse.
O sangue. Molto sangue.

L’autore:

Andrew Hart è lo pseudonimo con cui si firma il pluripremiato autore bestseller del “New York Times” A.J. Hartley. I suoi sedici romanzi hanno affrontato diversi generi e sono stati tradotti in svariate lingue nel mondo. Ha una cattedra di Studi shakespeariani alla University of North Carolina, a Charlotte. Per saperne di più: http://www.ajhartley.net

L.

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