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Titolo d’annata de “Il Giallo Mondadori“, nell’epoca di Alberto Tedeschi.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1421. I peccati non muoiono mai (The Sound of Insects, 1966) di Mildred Davis [25 aprile 1976] Traduzione di Giovanna Gianotti Soncelli
Inoltre contiene i racconti:
Mistero nella Statua della Libertà (apparso originariamente come Red Liberty su “Dime Detective Magazine”, 1° luglio 1935, ristampato poi come Mystery in the Statue of Liberty su “EQMM”, luglio 1975) di Cornell Woolrich
La figlia dello sceriffo (The Turning Point, da “EQMM”, aprile 1968) di Jacqueline Cutlip

La trama:

Johnny MacLeod è morto. Qualcuno ha ucciso lo spietato, cinico ricattatore che per anni ha terrorizzato la piccola comunità in cui viveva. Sono in molti a tirare un sospiro di sollievo, molti come la moglie di un giovane dirigente d’azienda che ha sposato l’uomo dei suoi sogni, tacendogli qualcosa del proprio passato, come il grande operatore economico che è arrivato vicino alla vetta, non disdegnando qualche discutibile scorciatoia, come l’esponente della politica locale il cui nome figura negli archivi della polizia di vari Stati dell’Unione… Ma ecco una voce che sussurra al telefono di ognuna delle vittime di Johnny, una voce che proferisce oscure minacce. Qualcuno vuole seguire le orme di Johnny, o soltanto vendicarne la morte? I segreti di Johnny non sono stati sepolti con lui. I peccati non muoiono mai. In un’atmosfera di paura e di sospetto reciproco, le persone compromesse tentano, o fingono, di continuare a vivere la loro vita normale, ma ognuno, fatalmente, reagisce secondo il proprio temperamento, rivela il suo vero essere.
Un mystery psicologico di fattura eccellente, «uno di quei romanzi» dice il critico del “New York Times” «che giustificano il successo ininterrotto del genere giallo».

L’incipit:

Una cicala mandò uno strido di dolore, mentre Stacy usciva in giardino a respirare una boccata d’aria. Lei guardò a terra e vide una grossa vespa gialla e nera accanto a una cicala, ormai trafitta dal suo pungiglione. La vespa la voltò sul dorso e la trascinò, zampe all’aria, tra l’erba e il trifoglio.
Come se fosse lei la vittima di un’atrocità, Stacy rimase a guardare la vespa e la sua preda che sparivano in un buco nero. E, a quel punto, il cervello si sostituì agli occhi, immaginando i due insetti nella loro destinazione sotterranea. A mezzo metro sotto il suolo, in una piccolissima cavità, la vespa avrebbe attaccato il suo uovo al corpo della cicala, destinata ad attendere il compiersi della propria sorte: tre giorni di veglia nel buio e nel terrore e, finalmente, la larva vorace sarebbe comparsa. Per banchettare sul suo corpo vivo.
— Che cosa vi succede, signorina Hubert? Pare che abbiate visto un fantasma.
Stacy sbatté le palpebre e con la mano gettò indietro i lunghi capelli morbidi. Poi, si voltò a guardare il suo interlocutore. Non solo non conosceva quell’uomo, ma avrebbe giurato che non era neppure di Highlands… non di quella zona, almeno. Era ben vestito, aveva un accento simile a quello di Merrill Ketchum, e di carnagione non era più scuro di Gibson Newhouse, ma non poteva assolutamente essere di Highlands.
— Oh, che stupida… Stavo guardando… ecco, sarà meglio che mi spieghi. Io insegno biologia…
— Insegnate, voi? — Se gli avesse detto che vendeva droga agli adolescenti, sarebbe apparso meno sorpreso.
— Sì. Io…
— Ma se sembrate ancora una liceale!
— Be’, grazie…
— In che scuola insegnate?
— Alla Highlands Country Day.
— Ah! — L’uomo annuì, quasi a conferma di un suo pensiero.
Stacy era alta e sottile, aveva lunghi capelli biondi sciolti sulle spalle e un viso dolce, quasi infantile. Per questo dimostrava cinque o sei anni meno dei suoi ventiquattro.
— Sarà meglio rientrare, signor…
— Ritacco. Joseph Ritacco. Sono ospite di Johnny MacLeod per il fine settimana.

L.

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