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Ripesco da bancarelle passate la ventesima avventura dell’87° Distretto di Ed McBain, un vecchio numero de “Il Giallo Mondadori“.

L’illustrazione di copertina è firmata dal mitico Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

671. Lo spettacolo è finito [87° Distretto 13] (See Them Die, 1960) di Ed McBain [10 dicembre 1961] Traduzione di Andreina Negretti
Inoltre contiene il racconto:
Poirot all’inferno (apparso originariamente come Case of the Capture of Cerberus su “This Week”, 16 marzo 1947, ristampato poi come Hercule Poirot in Hell su “EQMM”, giugno 1961) di Agatha Christie
* [Arrivata in Italia nel 1981 e tradotta da Grazia Griffini, l’antologia “Le fatiche di Hercule” (The Labours of Hercules) presenta il racconto con il titolo La cattura di Cerbero]

La trama:

State per vivere una domenica movimentata. La grande città che McBain ci ha fatto conoscere ormai in tutti i suoi aspetti più sinistri, e precisamente il «quartiere di colore», fra portoricani, negri, e meticci gialli o rossi, divampa all’improvviso, fra le mani degli uomini dell’87° Distretto. In poche ore, una banda di giovinastri mette in esecuzione un piano per «dimostrare a se stessi che chi è capace di uccidere è un vero uomo», e un bandito viene braccato in una casa. Fuori: le pattuglie dei poliziotti, una voce che scandisce col megafono l’invito alla resa; dentro, presso una finestra, la pistola pronta ad abbaiare, il braccato ansima, scacciando dai suoi occhi l’immagine della sedia elettrica. La folla, assiepata nella strada, partecipa, come a uno spettacolo, alle ore angosciose di quella sfida disperata. E qualcosa accadrà, in quell’assolata domenica della città rovente. Grazie a questi personaggi, grazie a McBain – il nuovo Maestro del suspense poliziesco – abbiamo anche noi uno spettacolo tragico e carico di tensione, un dramma fitto di colpi di scena, che strappa un entusiastico «bravo» per l’autore.

L’incipit:

Luglio. Caldo. In città i due termini sono sinonimi, significano la stessa cosa. Un’unica identica cosa. Quei due insieme portavano a spasso per le strade dell’87° Distretto i loro capelli biondi, le loro bocche avide, con un senso di vendetta. Caldo e Luglio, due identici gemelli nati per far soffrire la gente.
L’aria è tangibile. Si può stendere una mano e toccarla. Ci si può drappeggiare in essa come in un mantello viscido. L’asfalto si trasforma in gomma, e i tacchi vi sprofondano, soprattutto accanto al marciapiede, se fate tanto di attraversare le strade. Il resto della pavimentazione si gonfia con uno scintillio, contrastando col grigio nero dei canali di scolo, creando una composizione alternata di luce e ombra che dà le vertigini. Il sole gravita basso nel cielo immobile, pallido come una tuta sbiadita. In questo cielo rimane solo un pizzico di azzurro. Il resto è stato divorato dalla forza del sole. E su tutto stagna una specie di fosforescenza dovuta al caldo pronto a esplodere in pioggia.
Le case sopportano il caldo con la solennità di un prete ebreo nella sua lunga veste scura. Lo conoscono, questo caldo. Alcune lo sopportano da quasi un secolo, soffrendo in silenzio, con l’indifferenza degli stoici.
Sul selciato, spiccano, scritte in bianco, le parole che dicono, in spagnolo: “Viene Gesù. Prepariamoci alla nostra Redenzione!”
Le case che sorgono fitte lungo i marciapiedi non si preparano né a redimersi, né a perdersi.
Sopra queste strade non c’è molto cielo.
Ci sono nel mondo luoghi dove il cielo è immenso, e spazia libero da orizzonte a orizzonte, in un bell’azzurro intenso. Ma non è il caso di queste strade. Qui il cielo pare ficcato a forza tra le sagome ineguali degli edifici.
La strada è silenziosa.
Sono soltanto le 8,40 del mattino, ed è domenica.

L.

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