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Ripesco da bancarelle passate la decima avventura di Julian Quist, un vecchio numero de “Il Giallo Mondadori“.

L’illustrazione di copertina è firmata dal mitico Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1854. Conto alla rovescia per Julian Quist [Julian Quist 10] (Sow Death, Reap Death, 1981) di Hugh Pentecost (Judson Philips) [10 dicembre 1961] Traduzione di Diana Fonticoli
Inoltre contiene il racconto:
La nuova amica (The New Girl Friend, da “EQMM”, agosto 1983) di Ruth Rendell

La trama:

Julian Quist, l’elegante esperto in relazioni pubbliche, dopo un’ottima cena allo Stirrup Cup si trova a discutere con uomini del suo calibro. L’atmosfera è sommessa, le voci pacate. Ma all’improvviso nella sala irrompe il capo dei servizi di sicurezza: un gruppo di uomini armati si è impossessato del ristorante e tiene in ostaggio trecento persone. Da questo momento, l’intera esistenza di Quist sembra acquistare una diversa dimensione, angosciosa, insostenibile. Quist è fra quelli che condurranno le trattative, e il rischio di un errore, con conseguente strage, è altissimo. Eppure, i sequestratori devono avere un punto debole. Come identificarlo? E come usarlo? I minuti ticchettano via inesorabilmente, mentre la situazione è aggravata dall’intervento di un boss della malavita, che ha degli amici fra gli ostaggi e minaccia di intervenire brutalmente.

L’incipit:

— Con gli occhi, ti hanno sedotta almeno cento volte, da quando abbiamo messo piede qua dentro — disse Quist alla sua donna.
— È un privilegio esclusiva- mente tuo, tesoro — replicò lei.
— Fa’ in modo che la situazione cambi, anche per un momento, e quando torno ti taglio la gola — scherzò Quist.
Insieme, formavano una coppia sensazionale. Lydia Morton, bruna affascinante nell’abito nero di Givenchy che le lasciava scoperte le spalle, e Julian Quist, alto, biondo, bello come una statua greca, elegante nella giacca rosso-vino del completo da sera. E benché si trovassero in un ristorante come il «Bicchiere della Staffa», frequentato solo da gente facoltosa e altolocata, attiravano l’attenzione almeno quanto le più popolari dive del cinema, o i maggiori esponenti del jet-set newyorkese. Quist era invidiato dagli uomini, Lydia dalle donne. Non mancava una punta di rimpianto in quell’invidia, poiché appariva evidente che non c’era speranza per alcuno che avesse delle mire, vuoi sull’una vuoi sull’altro. I due non erano sposati, ma vivevano assieme in un duplex di Beekman Place. Erano inoltre soci nell’azienda, la Julian Quist Associates, forse la più quotata nel settore delle pubbliche relazioni. Il loro era un amore solido e duraturo.
Quella sera, avevano gustato una deliziosa zuppa d’aragosta e concluso la cena con delle ottime pesche flambées accompagnate da una bottiglia di champagne francese. Quando Quist si alzò, prese la mano di Lydia e le baciò la punta delle dita, nessuno dei due poteva immaginare che forse si stavano guardando negli occhi per l’ultima volta.
— Attenta ai lupi — le raccomandò lui, senza immaginare che i lupi l’avrebbero minacciata veramente.

L’autore:

Hugh Pentecost è lo pseudonimo di Judson Philips, lo scrittore di mystery americano, nato nel Massachusetts nel 1903. Figlio di un cantante lirico e di un’attrice. Hugh Pentecost ha passato l’infanzia viaggiando in lungo e in largo per l’Europa, al seguito dei genitori, sempre impegnati in tournées. Ha frequentato poi la prestigiosa Columbia University e durante gli anni universitari, all’età di 22 anni per essere precisi ha scritto il suo primo racconto: Room Number Twenty-Three. Protagonista del racconto era l’investigatore James W. Bellamy, un personaggio che Pentecost aveva creato ispirandosi al suo compagno di stanza.
Agli inizi Pentecost ha lavorato per i «pulp magazine», quelle riviste degli anni ’20 e ’30 che lanciarono scrittori come Hammett e Chandler.
Pentecost è stato il terzo presidente dei Mystery Writers of America. Nel 1973 ha ricevuto il Grand Master per i suoi meriti di romanziere.
Pentecost attualmente vive e lavora a Canaan, una cittadina del Connecticut. sfondo di diverse sue storie, con la seconda moglie, l’attrice Norma Burton e un figlio adolescente. Scrittore rigoroso e prolifico, Pentecost-Philips ha creato vari personaggi ricorrenti in altrettante serie di romanzi. Come Pentecost ha firmato la serie dell’ispettore Luke Bradley, del columnist Grant Simon, dell’esperto di pubbliche relazioni Julian Quist, del barbuto pittore donchisciottesco John Jericho nonché del simpatico e amaro personaggio di Uncle George Crowder, le cui storie apparvero per la prima volta in «Ellery Oueen’s Mystery Magazine» e furono poi raccolte nel 1970, nel volume «Around Dark Corner».
Sempre come Hugh Pentecost ha creato Pierre Chambrun, direttore del Beaumont, lussuoso albergo di New York, spesso costretto a risolvere casi di omicidio che, se rimanessero impuniti, rovinerebbero la reputazione dell’ albergo. Con il nome vero di Judson Philips nel ’64 ha fatto debuttare Peter Styles, un giornalista del «Newsview» che combatte una sorta di crociata personale contro il crimine. Nel 1979, infine, con lo pseudonimo di Philip Owen, ha dato il via a una nuova serie sulle «Country Inns».

L.

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