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La Adelphi porta in libreria una nuova antologia di racconti firmati da Georges Simenon.

La scheda di Uruk:

Il morto piovuto dal cielo (2018) di Georges Simenon [settembre 2018] Traduzione di Marina Di Leo
Gli sposini del 1° dicembre (Les mariés du 1er décembre, da “Police-Roman”, 26 gennaio 1940)
Il morto piovuto dal cielo (Le mort tombé du ciel, da “Police-Roman”, 16 febbraio 1940)
L’avventura galante dell’olandese (La bonne fortune du Hollandais, da “Police-Roman”, 8 marzo 1940)
Il passeggero e il suo guardaspalle negro (Le passager et son nègre, da “Police-Roman”, 29 marzo 1940)

La trama:

«Il paese era grazioso e ridente come una miniatura. Non mancava neanche l’allegro rumore del martello sull’incudine del fabbro, né il caldo profumo del pane fresco che usciva dalla bottega del fornaio…
«Il castello era la raffigurazione perfetta della casa felice, dell’eleganza sobria e discreta. L’uomo che vi abitava, e che era abbastanza ricco da poter condurre altrove una vita dissipata, coltivava piaceri sereni e profondi, l’ordine e il buon gusto.
«Ma allora quella storia dei paletti, della buca ai piedi del fico e del metro srotolato in giardino?…
«E l’altro tizio, che nessuno aveva riconosciuto e che chissà da dove veniva, come poteva essere Marcel Vauquelin-Radot, se quest’ultimo era ufficialmente morto da cinque anni?».

L’incipit del primo racconto:

Pioggia e ancora pioggia, fitta, gelida, a secchi, a catinelle, pioggia che precipitava incessante da un cielo basso e nero, come se un nuovo diluvio universale si stesse abbattendo sul mondo.
Il treno stava per entrare nella stazione, e tutto quello che si scorgeva di Boulogne era un’infilata di tetti neri e lucenti, di strade buie dove sagome sbiadite acceleravano il passo al riparo degli ombrelli. Erano le tre del pomeriggio, ma i lampioni erano già accesi. Per un istante si era intravista la Manica, di un grigio nerastro interrotto solo dalle creste bianche delle onde e dai pescherecci a vapore che risalivano faticosamente la corrente del canale.
Il dottor Jean, sopraffatto dalla malinconia, guardò fuori dal finestrino mentre il treno si fermava. Riconoscendo il suo amico Philippe Lourtie, che l’aspettava sulla banchina avvolto in un impermeabile beige, si sentì un peso di più sulle spalle.
Possibile fosse lo stesso Philippe Lourtie che si era sposato appena tre settimane addietro, il 1° dicembre? Il Lourtie che aveva portato all’altare Madeleine, la ragazza che amava da sempre?

L.

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