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La Newton Compton porta in libreria un grande thriller d’esordio.

Ecco la recensione del blog Leggendo Romance.

La scheda di Uruk:

882. Non svegliarti (Don’t Wake Up, 2017) di Liz Lawler [30 agosto 2018] Traduzione di Jacopo Palladini

La trama:

Quando Alex Taylor apre gli occhi, è distesa su un tavolo operatorio. Deve avere avuto un incidente, per questo non ricorda nulla. Ma è un medico, lavora in un ospedale, e sicuramente a breve i suoi colleghi la aiuteranno a ricostruire cosa è successo. C’è solo un problema… La persona che le sta di fronte non è un medico. E la scelta che la obbliga a compiere è indicibile. Poi Alex si risveglia. È molto confusa e non ha idea di come possa essersi salvata. Non appena i primi ricordi dell’esperienza traumatica riappaiono, nessuno è disposto a crederle. Le dicono che ha immaginato tutto, che è stato solo un brutto incubo. Emarginata dai colleghi, dalla famiglia e dal partner, Alex sta per cedere definitivamente all’idea di essere diventata pazza… ma poi incontra un’altra vittima.

L’incipit:

Furono dei rumori familiari a svegliarla. Erano stranamente rassicuranti, eppure la sua reazione istintiva fu fare un salto in preda al panico per vedere cosa diavolo stessero facendo le sue colleghe. Strumenti che venivano spostati su un vassoio d’acciaio. I monitor emettevano bip regolari, involucri sterili venivano strappati, e sullo sfondo l’onnipresente sibilo dell’ossigeno.
Poteva vedere con chiarezza la scena nella sua mente e sapeva che doveva alzarsi, ma il sonno la attirava con forza e i suoi arti erano troppo pesanti per muoversi. Non ricordava di essersi stesa su una barella libera, ma evidentemente lo aveva fatto, a un certo punto della notte, per concedersi un’ora o due di sonno. Di norma, a svegliarla sarebbe stata una chiamata urgente o il perpetuo stridio del cercapersone: a quel punto avrebbe dovuto scattare in piedi e mettersi a correre ancora prima di aprire gli occhi. Ma quel sonno l’aveva resa fiacca, debole. Le palpebre erano pesanti, come se la pelle fosse troppo spessa.
La luce intensa la accecò, gli occhi lacrimarono di fronte al bagliore. Fu doloroso, distingueva solo a fatica vaghe forme La confusione e l’agitazione la misero all’erta, esaminò tutto ciò che le stava attorno. Non era in un lettino. Nel suo reparto non avevano luci simili: quelle erano piccole lampade sospese che potevano essere coperte con il palmo di una mano.
Non sono in reparto. Questa è una sala operatoria. E perché? Sicuramente non era andata lì per schiacciare un pisolino. Pensa. Aveva dato una mano per un’emergenza? Erano a corto di personale? Altamente improbabile, ma non inconcepibile. Abbassò gli occhi e si bloccò. Rabbrividì violentemente quando vide il suo corpo ricoperto dal tessuto verde. Ogni suono intorno a lei era attutito, soffocato dal rombo del sangue nelle orecchie, così rumoroso che non riusciva a sentire nient’altro. Le sue braccia erano distese e immobilizzate con cinghie di velcro fissate a braccioli imbottiti. Un manicotto per la pressione era avvolto intorno al braccio sopra il gomito destro, e un pulsossimetro era attaccato al dito medio. Ma le cose che la spaventarono di più furono le due larghe cannule inserite in entrambe le braccia. Siringhe arancioni – ovvero, una violenta reidratazione, che nel suo mondo era sinonimo di un tremendo shock.

L’autrice:

Liz Lawler ha lavorato per vent’anni come infermiera, per poi dedicarsi alla gestione di un albergo a cinque stelle come general manager. La transizione per lei è stata quasi naturale, dato che la domanda da rivolgere a pazienti e ospiti è uguale: «Buongiorno. Ha dormito bene?». Non svegliarti è il suo scioccante thriller d’esordio.

L.

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