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La Newton Compton porta in libreria un nuovo grande romanzo a sfondo storico firmato da Massimiliano Colombo.

Ecco una mia intervista esclusiva all’autore, risalente al 2012.

La scheda di Uruk:

917. Stirpe di eroi (2018) di Massimiliano Colombo [13 settembre 2018]

La trama:

Roma, 295 a.C. Quinto Fabio Massimo Rulliano, dopo aver ricoperto per quattro volte la carica di console, onorando con tenacia gli incarichi assegnatigli dalla Repubblica, è richiamato dal Senato per affrontare una nuova minaccia. Sanniti, Etruschi, Galli Senoni e Umbri hanno stretto un patto di ferro e stanno riunendo uno sterminato esercito per assediare l’Urbe e cancellarla per sempre dalla Storia. Rulliano accetta l’incarico a una sola condizione: che al suo fianco sia nominato console Publio Decio Mure, un valoroso militare che ha ricoperto per tre volte la carica. I due consoli mettono in marcia le legioni per cercare di intercettare gli eserciti dei quattro popoli che si stanno coalizzando. Dovranno agire con astuzia se non vogliono ritrovarsi in trappola nella morsa dei nemici. Sanno entrambi che presto incontreranno il destino e sono pronti a tutto per lasciare il loro marchio indelebile su quella che passerà alla storia con il nome di “Battaglia delle Nazioni”.

L’incipit:

«Sono vecchio».
Il giovane servo alzò lo sguardo verso Quinto Fabio Massimo Rulliano, illuminato per metà dalla luce del mattino. Era abituato a sentirlo masticare discorsi tra sé e non si curava di comprendere il senso delle parole del magistrato. Continuò a legare le corregge dei calcei neri mentre il suo padrone,
Rullus, come lo avevano soprannominato i senatori, continuava a borbottare.
«Il Senato vorrà rieleggermi, dovrò nuovamente proporre la mia carica e io non potrò rifiutare».
Finito con la calzatura sinistra, lo schiavo prese ad armeggiare con l’altra, evitando di incrociare lo sguardo grave di Quinto Fabio, segnato da una vita di battaglie.
Rulliano era un eroe; aveva ricoperto per quattro volte la carica di console e per quattro volte aveva assolto con onore gli ambiziosi incarichi che la città gli aveva richiesto, fino a divenire una sorta di monumento vivente.
«Il mio corpo non ce la può fare», disse con un tono più deciso. «Questa schiena legnosa ha già dato alla Repubblica tutto quello che poteva, e ogni giorno, al mio risveglio, non perde occasione di rammentarmelo con delle stilettate».
L’inserviente terminò il lavoro, si alzò, fece un inchino e si dileguò attraversando il grande atrio con passo leggero Rulliano guardò con una punta di malinconia la figura muscolosa e ben proporzionata, che si allontanava sui mosaici senza fare rumore. Si passò la mano sui lombi accennando una smorfia di dolore.
«Quanto vigore sprecato in un corpo senza
animus», disse, prima che la sagoma dello schiavo scomparisse inghiottita dalla luce del peristilio. «Vivi nella tua semplice ignoranza senza nemmeno renderti conto di essere senza sostanza. Vivi di istinti primari, commiserandoti nella tua esistenza fatta di limitazioni e di fatiche, senza nemmeno immaginare lo sforzo continuo che richiede la virtù».

L’autore

Massimiliano Colombo, nato a Bergamo nel 1966, vive a Como, dove da anni coltiva, con dedizione ed entusiasmo, la sua passione per gli eserciti del passato. Nel 2005 ha pubblicato il suo primo libro: L’Aquilifero. Nel 2013 la casa editrice spagnola Ediciones B ha acquistato i diritti dei suoi libri per il mercato mondiale di lingua spagnola e nel 2014 il successo di pubblico e critica de La legión de los inmortales lo ha consacrato come una delle voci più interessanti del panorama europeo del romanzo storico.

L.

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