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La collana “I Classici del Giallo Mondadori” di settembre (n. 1412) presenta un grande recupero: la diciassettesima indagine del criminologo dottor Gideon Fell.

La prima apparizione italiana del romanzo risale al 1949, come numero 59 della collana “I Libri Gialli” Mondadori, con lo stesso titolo.

La scheda di Uruk:

1412. La sfinge dormiente [Gideon Fell 17] (The Sleeping Sphinx, 1947) di John Dickson Carr [settembre 2018] Traduzione di Mauro Boncompagni

La trama:

Donald Holden, ex membro dell’Intelligence, si è immaginato il suo ritorno in tutti i modi possibili. Dopo sette anni di lontananza è naturale che le cose siano cambiate, ma non fino a questo punto. Scoprendo di essere stato creduto morto prova un senso di panico. Forse un oscuro presentimento di ciò che lo aspetta. La moglie del suo più caro amico è morta da qualche mese. E la sorella di lei, una ragazza della quale Donald era ed è ancora innamorato, sembra avere gravi problemi psichici. È impazzita, si è messa in testa idee orribili. Per esempio, che a causare la tragica fine della bellissima Margot non sia stata davvero un’emorragia cerebrale. O certi vaneggiamenti a proposito di una boccetta di veleno e di una “sfinge dormiente”. Pane per i denti del dottor Gideon Fell. In una macabra vicenda costellata di fatti inspiegabili, come le bare spostate da qualcuno all’interno di una tomba sigillata, l’esimio criminologo è la persona giusta per risolvere il mistero.

L’incipit:

La strada, così lunga da sembrare stretta, aveva alla sua sinistra la folta vegetazione di Regent’s Park e alla sua destra l’alta cancellata di ferro intorno al sagrato della St Katharine’s Church. Poco più in là, accanto alla chiesa, si scorgeva un viale alberato; quest’ultimo nascondeva parzialmente una fila di case alte e signorili che si stagliavano nel loro biancore contro l’incombente oscurità del crepuscolo.
Gloucester Gate, numero 1. Adesso riusciva a vederlo.
Stava scendendo la sera, venata di blu e di bianco, con gli uccelli che cinguettavano nel parco. L’afa della giornata indugiava ancora in quella strada, che non sembrava meno rurale per il fatto di trovarsi al centro di Londra. Donald Holden, che avanzava lentamente, si fermò stringendo la mano intorno a una delle sbarre della cancellata. Panico? Qualcosa di simile, perlomeno.
Si era immaginato il suo ritorno in tutti i modi possibili, ma non avrebbe mai pensato di dover provare una sensazione del genere.
Le cose erano cambiate troppo in sette anni. Era possibile sperare che la situazione non fosse del tutto precipitata, ma un cambiamento era assolutamente inevitabile.
Holden era convinto di aver afferrato pienamente il senso di quel cambiamento, nel pomeriggio, ma si era sbagliato. In realtà, cominciava a rendersene conto soltanto adesso. Sembrava che il maggiore sir Donald Holden, già (teoricamente) del Quarto Glebeshires, avesse attraversato tutta l’eternità da quel pomeriggio. Quella che vedeva adesso non era la casa bianca, con le colonne in stile Reggenza, dove forse avrebbe trovato Celia ad aspettarlo. Quella che vedeva, invece, era la stanza 307 del ministero della Guerra, nella quale Warrender se ne stava seduto dietro la scrivania.

L’autore:

John Dickson Carr (1906-1977), statunitense, noto anche con lo pseudonimo di Carter Dickson, è uno dei grandi nell’Olimpo della narrativa poliziesca. I suoi romanzi sono caratterizzati da intrecci ingegnosi, atmosfere fantastiche e una buona dose di humour. Ha vinto l’Edgar nel 1949 e nel 1969 e il Grand Master nel 1962. Creatore del dottor Gideon Fell, è considerato il maestro degli “enigmi della camera chiusa”.

L.

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