Tag

, , , , , , , ,

Ventiduesimo appuntamento con il ciclo di antologie di “Segretissimo Special” (Mondadori) che presentano, in ordine cronologico, tutte le avventure di Chance Renard, il Professionista, nato dalla penna di Stephen Gunn (Stefano Di Marino).

La trama:

Avventura, azione, spionaggio, esotismo ed erotismo. Chance Renard, il Professionista. Agente di ventura, impegnato in ogni angolo del mondo in missioni impossibili contro nemici sempre più feroci, sempre più letali. Al suo fianco donne troppo belle e troppo pericolose. E una sola regola: nessuna regola. Tornano tutte le avventure del Professionista, a partire dalle origini e con romanzi inediti scritti appositamente per colmare le lacune nella storia di una vera leggenda di Segretissimo.

Destinazione Tikrit

Il colonnello Graham Wilson non è morto. Le sue tracce si perdono nel Turkmenistan, territorio remoto e ostile. Dominika, corrispondente della CIA, ha trovato una pista. Così il Professionista entra in azione e segue con la coraggiosa alleata una scia di sangue e denaro sporco che lo porta in Italia e infine in Iraq. Qui è in moto un meccanismo a orologeria che minaccia di compromettere irrimediabilmente il già precario equilibrio del paese occupato dalle forze della Coalizione…

Corsa nel fuoco

Freetown è una città infernale, contesa fra centinaia di bande. Si combatte dappertutto e gli occidentali non sono i benvenuti. Ma per scoprire la verità sulla morte di un vecchio amico il Professionista è pronto a correre il rischio. Viene così a galla una brutta storia legata al traffico di diamanti, ricchezza e dannazione della martoriata Sierra Leone. In un’Africa primordiale, sullo sfondo del feroce conflitto in corso fra truppe governative e guerriglieri rivoluzionari, Chance dà la caccia a un nemico che semina il terrore…

L’incipit di “Destinazione Tikrit”:

Baghdad

Craig Nelson superò un gruppo di veicoli in coda davanti a un posto di blocco. Non appena lo vide, il militare americano di vedetta al costolone di cemento che sbarrava la strada si mosse. Teneva l’M1A4 con la canna ancora rivolta al terreno e il dito sul ponticello, ma era pronto a sollevare l’arma e a sparare.
Craig sporse il braccio dal finestrino mostrando il documento diplomatico che lo autorizzava a circolare nelle corsie preferenziali. Il soldato lo guardò ma non sembrò rilassarsi. Chiamò qualcuno al microfono fissato alla spalla e, pochi attimi dopo, un sottufficiale e altri due militari si avvicinarono.
Craig sospirò. La guerra era teoricamente terminata da due anni con la presa di Tikrit, ultima roccaforte di Saddam Hussein, nell’aprile del 2003, ma il conflitto interno era appena cominciato. L’Iraq era diventato il campo di battaglia di una sanguinosa guerra civile che opponeva nostalgici del Partito Baath, jihadisti di varie formazioni, sunniti e sciiti, tutti in lotta gli uni contro gli altri e, soprattutto, contro la Coalizione occidentale. Un incubo. Solo il giorno prima un’autobomba aveva raso al suolo un mercato nella zona sciita, mentre una “tecnica” con tanto di mitragliatrice aveva seminato morte e terrore davanti a una delle scuole di polizia che gli americani stavano cercando di allestire nel paese. La giustificazione per l’operazione Iraqi Freedom, basata sull’ipotesi che Saddam Hussein avesse sostenuto formazioni terroristiche e negli anni si fosse dotato di armi di distruzione di massa, aveva regalato ai fanatici di ogni fazione un campo giochi in cui i soldati della Coalizione erano sempre i bersagli preferiti. Non c’era da stupirsi se i militari ai posti di blocco erano nervosi e, a volte, avevano il grilletto facile.

L’incipit de “Corsa nel fuoco”:

Sierra Leone, estate 2005

A pochi chilometri da Freetown la spiaggia era spettacolare. Negli anni Ottanta ci avevano perfino girato uno spot pubblicitario per una famosa marca di rum.
Chance Renard si sporse appena dal portellone dell’elicottero delle Nazioni Unite assaporando la visione della mezzaluna di sabbia color avorio che divideva il mare dalla foresta. Un paradiso privo dei casermoni che abitualmente funestavano le località esotiche scoperte dal turismo occidentale. Tra la vegetazione smeraldina s’intravedevano, di tanto in tanto, i tetti di tegole rosse dei villaggi di bungalow destinati a clienti d’élite. C’era persino una piscina a forma di cuore, vuota ma rivestita di piastrelle che risplendevano cerulee sotto il sole. Un luogo dove gli sarebbe piaciuto ritirarsi.
Peccato che, dal 1990 in poi, l’ex colonia britannica fosse diventata un inferno. Prima la guerra civile con il RUF, il Fronte Rivoluzionario Unito, poi l’intervento dei caschi blu e dei paracadutisti inglesi, quindi le elezioni farsa del ’96 e di nuovo, dal 2000 in avanti, una recrudescenza di guerriglia fomentata dal RUF e da almeno un’altra decina di gruppi paramilitari finanziati da corporazioni del Nord Europa.

L’autore:

Stephen Gunn è lo pseudonimo di Stefano Di Marino, uno dei più prolifici scrittori di spionaggio e avventura italiani degli ultimi decenni. Nato nel 1961, ha viaggiato in Oriente e ancora vi trascorre parte del suo tempo. Oltre alla scrittura si interessa di arti marziali, pugilato, fotografia e cinema, soprattutto quello orientale al quale ha dedicato numerosi saggi. Ha esordito con il suo vero nome pubblicando Per il sangue versato, Sopravvivere alla notte, Lacrime di Drago (Mondadori). Ha usato per la prima volta lo pseudonimo Stephen Gunn per firmare i romanzi Pista cieca e L’ombra del corvo (Sperling). Poi, venti anni fa, è nata la serie dedicata a Chance Renard, il Professionista. Scrive per siti e riviste di settore. Su Wikipedia, Stefano Di Marino e il Professionista hanno due voci distinte con bibliografia aggiornata e commentata del personaggio. Per saperne di più sull’autore, sul Professionista e sul suo mondo, cercatelo su Facebook, la fan page di Chance Renard-Il Professionista ed ecco il blog.

L.

– Ultimi post simili: