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Numero d’annata di “Segretissimo” (Mondadori) con un ottimo romanzo tratto da un altrettanto ottimo film.
Ecco l’elenco delle novelization uscite in Italia.

La copertina è come di consueto firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

1042. Target. Scuola omicidi (Target, 1985) di Stephen Hunter [6 aprile 1986] Traduzione di Grazia Alineri
– dalla sceneggiatura di Howard Berk e Don Petersen per il film omonimo di Arthur Penn, con Gene Hackman e Matt Dillon

La trama:

«Walter Lloyd, secondo suo figlio Chris, è un po’ troppo “seduto”, un po’ troppo conformista e, forse, anche un po’ vigliacco. Donna Lloyd, moglie di Walter, si trova in mezzo ai due fuochi dell’antagonismo fra padre e figlio, e fa del suo meglio perché la situazione non esploda. Ma poi Donna viene rapita, e dal passato di Walter scaturiscono i fantasmi di una vecchia vendetta, vestita di una nuova violenza. E Chris scoprirà che suo padre è tutt’altro che un seduto: suo padre spara come un dio e ha i riflessi di un robot, e quando dice «riavrò mia moglie» gli si può credere. Padre e figlio diventano, insieme, una sorta di macchina da guerra scatenata contro i nemici di ieri e di oggi.»

L’incipit:

Erano circa le quattro del pomeriggio di un giorno di fine maggio del 1965 e una Mercedes d’affitto grigio scura percorreva le antiche e belle strade di Charlottenburg, un ricco sobborgo residenziale del settore occidentale di Berlino Ovest. Infine il veicolo si fermò davanti al muro di una villa di ampie dimensioni, anche se in Charlottenstrasse le ville erano tutte così.
E tuttavia, per qualche minuto, il suo occupante non ne discese.
Era una bella giornata con un cielo così azzurro che faceva perfino male agli occhi, striato qua e là dai residui della scia di condensazione di un Mig 21 sovietico. Da una parte dell’orizzonte s’ergeva come una sentinella l’alta torre radio di centocinquanta metri conosciuta col nome di Funkturm, scherzosa imitazione della Torre Eiffel con l’intelaiatura d’acciaio e il ristorante ingabbiato a mezza altezza, ma l’uomo nell’auto non la guardava. E non guardava neppure, dalla parte opposta, appollaiato su una collinetta, l’altra meraviglia di Charlottenburg, il Castello, che testimoniava con i suoi particolari rococò delle complessità del diciottesimo secolo.
L’aria sembrava satura di polline, di vibrazioni e di fulgore, ma nemmeno questo lo interessava; sugli alberi le cicale frinivano, ma lui non le sentiva; nei giardini i fiori avevano dischiuso le loro brillanti corolle come fossero tante piante carnivore per reazione, ma lui non li degnava di uno sguardo. Tutta la sua attenzione era concentrata sulla strada che era deserta e tranquilla.
Indossava un pesante impermeabile, sebbene fosse sereno e facesse caldo, portava occhiali da sole a specchio e alle mani aveva guanti da guida neri di pelle e molto aderenti. Sospirava rumorosamente, con un’aria di malinconia. Era molto teso e molto nervoso. Sapeva che più aspettava più difficile sarebbe stato, tuttavia non riusciva a trovare la forza di volontà, e la forza di volontà era la chiave di tutto, per quell’ultimo importantissimo passo.
L’immaginazione cominciò a giocargli qualche scherzo. Gli sembrava già di vedere come sarebbe andata e cominciò a immaginarsi la paura. E il dolore. Non si faceva illusioni. Tutto sarebbe stato raffazzonato e goffo. E terribile. E per anni ne sarebbe stato come perseguitato. Ma a volte, si diceva senza peraltro crederci, le cose necessarie sono le più spiacevoli.
No, il problema vero era pensare. Bisognava imparare ad avere volontà. Bisognava imparare la disciplina finale, la conquista di se stessi e il distacco dalle cose umane. Sì, bisognava imparare la grande lezione del distacco.
Ricordò un verso di Conrad, la sua costosa educazione gli veniva ancora una volta in aiuto in un momento difficile. Il verso era tratto dall’introduzione a
Vittoria, che il vecchio polacco dedicava a un altro solitario. Pensare è il grande nemico della perfezione.
“Fallo senza pensare”, si disse. “Fallo in fretta, pulito pulito, con professionalità assoluta. Ma fallo.”

L.

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