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La collana “Il Giallo Mondadori” di novembre (n. 3173) presenta un curioso romanzo.

La scheda di Uruk:

3173. Il gioco del delitto [Dr. Alan Twist 13] (Meurtre dans un manoir anglais, 1997) di Paul Halter [novembre 2018] Traduzione di Angelo Petrella
Inoltre contiene anche:
Non si uccidono i dodi, di Scilla Bonfiglioli

La trama:

Bizzarro invito, quello del dottor Lenoir. Sei personaggi si ritrovano nella sua magione senza sapere bene perché. Ancor più bizzarra l’assenza del misterioso padrone di casa, che in una lettera suggerisce agli ospiti un modo per passare il tempo. In attesa del suo arrivo condivideranno i ricordi degli episodi criminali in cui tutti, lui compreso, sono stati coinvolti prima di uscirne indenni. Una serie di indizi è disseminata nelle stanze dell’imponente residenza: per esempio, un pugnale nella biblioteca rievoca un omicidio realmente avvenuto, appunto, in una biblioteca. Difficile allora, per i malcapitati convenuti, non sentirsi come pedine mosse da una mano invisibile sulle caselle di un gioco da tavolo. Nell’atmosfera ludica via via tendente al macabro creata ad arte dall’anfitrione fantasma, dovranno fare i conti non solo con gli altri concorrenti, ma soprattutto con la presenza tra loro di un assassino. Alla fine, si spera, vincerà il migliore. O forse non ne rimarrà nessuno.

L’incipit:

— Sono sempre io che devo occuparmi di questi casi assurdi! In vita mia non mi sono mai trovato davanti a una faccenda così strampalata… Omicidio, suicidio o incidente? Non siamo neanche in grado di rispondere a questa semplice domanda!
Archibald Hurst, corpulento cinquantenne dal viso sanguigno e dai capelli radi, aveva pronunciato queste veementi parole sprofondato nella sua poltrona, mentre lanciava uno sguardo corrucciato alla fiamma che scintillava nel caminetto, quasi che là dentro giacesse l’oggetto dei suoi tormenti. Da oltre vent’anni, in qualità di ispettore di Scotland Yard, si occupava di casi inestricabili, ma finiva sempre per trovare la soluzione a ogni enigma grazie ai preziosi consigli dell’amico investigatore Alan Twist. Quest’ultimo, un uomo di una certa età alto e magrissimo, fumava con tranquillità la sua pipa accanto all’altro. La serenità del suo volto contrastava con l’aria cupa del poliziotto, che continuò: — Se d’altronde si tratta di un omicidio, come è lecito credere, va’ a sapere chi è l’assassino! Potrebbe trattarsi di tutti come di nessuno. E il colmo è che il colpevole stesso lo ignora!
— Temo fortemente che lei stia affrontando il problema dalla prospettiva sbagliata, Archibald — osservò Alan Twist con voce pacata. — Mi sembrerebbe sensato partire dalle questioni più semplici e dire innanzitutto, per esempio, che l’assassino andrebbe ricercato tra le persone presenti a quel ricevimento…

L’autore:

Alsaziano, Paul Halter ha sempre dichiarato la sua predilezione per John Dickson Carr, di cui si professa devoto ammiratore. Ha scritto il suo primo poliziesco, La quarta porta (Il Giallo Mondadori, n. 2438), nel 1987 e si è subito imposto, vincendo il Prix du Festivalde Cognac, come uno dei maestri del “delitto della camera chiusa”.

L.

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