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Continua per tutto dicembre l’iniziativa di presentare ogni giorno romanzi di Natale!
Ogni genere, ogni autore, ogni nazionalità troverà spazio: non esitate a segnalarmi titoli, che vi ringrazierò nei relativi post.

Vi ricordo che, essendo io un pazzo furioso, ripeto l’iniziativa anche nel mio blog “Fumetti Etruschi“, con fumetti natalizi di ogni età.

La scheda di Uruk:

Il gatto che scoprì il Natale (The Cat of Yule Cottage, 2016) di Lili Hayward [15 novembre 2018] Traduzione di Mariafelicia Maione

La trama:

Manca pochissimo al Natale e Jessamine Pike vuole dare una scossa alla sua vita. Trasferirsi a Enysyule, un cottage in Cornovaglia costruito secoli prima, potrebbe essere la sua occasione per ricominciare: il piano è quello di ristrutturare la casa di giorno e finire di scrivere il suo romanzo la notte. Con un po’ di sacrifici, dovrebbe riuscire a farcela prima di Natale. Oltretutto, è in buona compagnia: un bellissimo gattone si aggira nei paraggi, comportandosi come se il posto gli appartenesse. Dal suo sguardo obliquo si capisce che è piuttosto scettico sull’ottimismo di Jess. Eppure… c’è una strana magia nell’aria. Le leggende del posto parlano di uno spirito che abita la casa e di un’antica pietra che veglia sulla valle. Come può una storia antica, che risale a più di cinquecento anni fa, intrecciarsi con quella di Jess? Una leggenda legata a doppio filo alla casa, allo spirito di Yule e… a un gatto molto, molto speciale.

L’incipit:

La casa si chiama Enysyule.
Enysyule. Sento la parola indugiare sulla lingua come miele leccato da un cucchiaio. Enysyule: grigio e verde. Vecchia pietra. Vecchi alberi. Ocra paglia e licheni. Un praticello d’erba alta fino alla vita, pieno di sole, e un ruscello che scorre accanto alla casa, un rivolo di acqua fresca che sfocia nel mare. È un’abitazione isolata, l’unica nella zona più profonda di una profonda valle. Annidata come qualcosa di prezioso tenuto sottobraccio.
I miei passi scricchiolano sul sentiero acciottolato, pietre spezzate dal tempo. Sopra di me gli alberi si incontrano e formano un arco. Le vesti di foglie stanno diventando più sottili e rade, ma continuano a chiazzare la luce sul terreno. È strano camminare nel silenzio con solo uno zaino in spalla e una valigia in mano, mentre uno strato di polvere campestre prende il posto del sudiciume cittadino sulla suola delle mie scarpe.
Il sentiero arriva dritto all’ingresso principale. Mi fermo lì e ascolto il canto degli uccelli sparsi qua e là. Forse trascorrono minuti o secondi: non sembrano esistere qui, soltanto stagioni e secoli, misurati in arboscelli e alberi caduti. Persino la chiave è vecchia, pesante e solida, lucidata da un numero infinito di tasche. Alla fine, la inserisco nella toppa e la giro con un basso tanc. Dall’altra parte mi aspetta un’altra vita.
Traggo un respiro profondo e spingo per aprire.
La porta scivola nell’oscurità e si ferma graffiando sul pavimento. Esce di colpo dell’aria rimasta indisturbata per mesi e mi avvolge da capo a piedi. Chiudo gli occhi e inspiro: pietra erosa e cenere fredda, il fantasma del pane che cuoce in forno, la dolcezza delle travi di legno. E qualcos’altro, a cui non riesco a dare un nome; un profumo di spezie e rami verdi e neve, scomparso non appena riconosciuto…
Lascio che gli occhi si abituino allo spazio chiuso. Davanti a me si apre una lunga stanza, inghiottita a un’estremità da un caminetto enorme, grande come le fauci di un animale. Tappeti sbrindellati coprono le lastre di pietra del pavimento; in un angolo c’è una poltrona imbarcata, con la fodera a brandelli. Non ci sono molti mobili, solo un lungo tavolo, una credenza scura e a lato di questa uno sgabello. Il profumo iniziale della casa si dissolve, sostituito da odori meno piacevoli: polvere e umidità, muffa e funghi, marciume e ruggine. Nessun movimento all’interno. Sbircio dietro l’angolo del cottage, nel prato. Niente. Solo una scodella poco profonda vicino al gradino d’ingresso, colma di acqua verde stagnante.
Lascio cadere lo zaino con un tonfo.
Che cosa ho fatto?

L’autrice:

Lili Hayward è nata nel Sud dell’Inghilterra e nutre un profondo amore per tutto ciò che è nascosto, perduto e storico. Quando non scrive (o non legge), si aggira per le librerie o lavora ai vari progetti di orti urbani di cui è responsabile. Vive con il compagno nella West country e si gode la compagnia di due bellissimi gatti ex randagi. Arriva per la prima volta in Italia, grazie alla Newton Compton, con Il gatto che scoprì il Natale.

L.

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