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Continua per tutto dicembre l’iniziativa di presentare ogni giorno romanzi di Natale!
Ogni genere, ogni autore, ogni nazionalità troverà spazio: non esitate a segnalarmi titoli, che vi ringrazierò nei relativi post.

Vi ricordo che, essendo io un pazzo furioso, ripeto l’iniziativa anche nel mio blog “Fumetti Etruschi“, con fumetti natalizi di ogni età.

La scheda di Uruk:

Dodici racconti di Natale (Christmas Days, 2016) di Jeanette Winterson [17 ottobre 2017] Traduzione di Chiara Spallino Rocca

La trama:

Fantasmi irriverenti e spiriti del Natale Incontri d’amore e trabocchetti Ghiaccioli e slitte e Rane d’Argento Case stregate e Mamme di Neve Zuppa inglese allo sherry di papà Winterson e ravioli della Shakespeare and Company Dodici racconti e dodici ricette natalizie.

L’incipit:

Magi che attraversano il deserto seguendo una stella. I pastori nei campi, con le loro greggi, di notte. Un angelo, veloce come la luce e luminoso come la speranza, che volge l’eternità in tempo.
Affrettatevi! Nascerà un bambino.
Credenti e non credenti conoscono questa storia.
Chi non la conosce?
Una locanda. Una stalla. Un asino. Maria. Giuseppe. Oro, incenso e mirra.
E al centro della storia, la madre e il bambino.
Fino a quando non fu avviata la Riforma protestante, che interessò l’Europa nel sedicesimo secolo, la Madonna e il bambino rappresentavano l’immagine cristiana che tutti vedevano, tutti i giorni: vetrate colorate, statue, dipinti a olio, incisioni, altarini che si tenevano nelle case.
Pensateci: la maggior parte delle persone non sanno né leggere né scrivere, eppure le loro menti sono vivide di storie e di immagini: le immagini non sono solo un’illustrazione della storia, sono la storia stessa.
Quando io e te andiamo a visitare una chiesa antica in Italia, in Francia o in Spagna, non riusciamo a decifrare le miriadi di scene dipinte sui soffitti a volta, né gli affreschi o i dipinti appesi alle pareti, ma i nostri antenati erano in grado di farlo. Ce ne stiamo lì, con le guide in mano, in cerca di indizi: loro alzavano gli occhi e vedevano le meraviglie del mondo.
Amo la parola scritta – in questo stesso momento la scrivo, la leggo –, ma nelle società che non usano la scrittura, pur essendo culturalmente vive, l’immagine e la parola detta/cantata sono tutto: una forma diversa di vitalità della mente.

L’autrice:

Jeanette Winterson, cresciuta in una famiglia rigidamente evangelica, se ne è allontanata precocemente per esercitare i mestieri più vari, tra cui quello di lettrice di lingua inglese all’università di Oxford. Successivamente ha lavorato in teatro e ha scritto il suo romanzo d’esordio, Oranges are not the only fruit (1985; trad. it. 1994), da cui nel 1990 è stata tratta una fortunata serie televisiva: è un testo irriverente e trasgressivo, in cui echi di problematiche autobiografiche (conflitti familiari, interrogativi sulla religione e sull’identità sessuale) si uniscono a favole e a digressioni riflessive. [da Treccani.it]

L.

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