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La Piemme porta in libreria, in anteprima mondiale, il nuovo atteso romanzo dell’autrice de La vita perfetta.

La scheda di Uruk:

La segretaria (The Secretary, 2019) di Renée Knight [20 novembre 2018] Traduzione di Rachele Salerno

La trama:

Christine Butcher. È la tua segretaria, o personal assistant come si dice oggi. Ti fidi di lei. Da più di dieci anni accompagna le tue febbrili giornate in ufficio, controlla la tua agenda, e forse conosce anche te, la bella, famosa Mina Appleton, meglio di quanto tu stessa ti conosca. Caffè fino a mezzogiorno, tè nel pomeriggio, e dopo le sei nient’altro che whisky: la tua segretaria non sbaglia mai. Come faresti senza di lei? Christine è insostituibile: in questi anni, mentre prendevi in mano la guida del tuo impero di supermercati eliminando per sempre tuo padre, lei era lì. Qualche passo dietro di te, silenziosa come un topo, attenta a notare ogni cosa. Ogni segreto sussurrato, ogni informazione scambiata, ogni sguardo carico di significati. Tu le sei grata, davvero.
Eppure, ogni tanto, ti si affaccia nella mente un pensiero. Fin dove arriva la lealtà di Christine Butcher? Quale prezzo ha la sua dedizione? Fino a che punto ognuno dei tuoi sporchi segreti sarà al sicuro con lei?
Perché forse, senza volerlo, in tutti questi anni non hai capito chi è davvero la tua segretaria. Forse l’hai sottovalutata. E adesso… sei pronta ad affrontare Christine Butcher?
Dopo La vita perfetta, Renée Knight torna con un nuovo capolavoro di suspense, una storia magnifica sulla doppiezza dei rapporti, sulla lealtà e sull’ossessione. Un grande, atteso ritorno in anteprima mondiale in Italia.

L’incipit:

La persona più pericolosa in questa stanza è lei, la segretaria. La prima volta che lessi quella frase non riuscii a fare a meno di sorridere. Era in un vecchio romanzo poliziesco: un giallo come tanti, con cadaveri ovunque. Mi ero raggomitolata tra le sue pagine, soffermandomi sui dettagli di quei destini violenti senza provare il minimo turbamento, nell’assoluta certezza che alla fine tutto sarebbe andato per il verso giusto, che ogni tessera del puzzle avrebbe trovato il suo posto e che i colpevoli sarebbero stati consegnati alle autorità. Un bell’applauso all’astuto detective! Ma la vita reale non funziona così. Per quanto ci si impegni a tenere tutto sotto controllo, ci sono sempre cose fuori posto, orli sfilacciati e sdruciti. E la giustizia? Nella giustizia ho smesso di credere da tempo. Ormai ho riletto quel giallo un’infinità di volte. Si intitola Una donna inquieta. È uno dei pochi libri che ho portato con me qui a The Laurels e, nelle notti in cui non riesco a dormire, è il romanzo a cui mi aggrappo, nel quale trovo conforto.
Mi divertiva ogni volta immaginare le espressioni sconcertate delle eleganti signore e dei gentiluomini riuniti in quel salotto mentre l’investigatore smascherava il cattivo. La segretaria, dice il detective voltandosi a indicare la zitella inacidita, senz’altro appollaiata sulla sedia più scomoda della stanza.
È stata lì per tutto il tempo, immobile, muta come un pesce, al centro degli eventi. Una testimone solitaria, occhi vigili e orecchie all’erta, in attesa del momento giusto per colpire. Uno dopo l’altro, ha eliminato chiunque le abbia messo i bastoni fra le ruote o si sia servito di lei, o che abbia osato sottovalutarla Povero sciocco.
Sono stata una segretaria per quasi vent’anni, quindi non è sorprendente che mi abbia divertita scoprire che il colpevole in Una donna inquieta fosse una collega. Riuscivo a immedesimarmi in lei, a immaginare lo sguardo di sfida con cui aveva risposto al suo accusatore, a sentire — come doveva averlo sentito lei — il suono del tappo rimosso da un decanter di cristallo mentre la portavano via, e persino a figurarmi i suoi superiori che brindavano alla giustizia nel momento stesso in cui la porta le si chiudeva alle spalle. Quel tintinnio di cristalli è un suono che mi è familiare, un gradito bicchiere alla fine di una lunga giornata di lavoro. Christine, vuoi unirti a me? Lo facevo sempre. Non dicevo mai di no.
Una donna inquieta è stato pubblicato cinquant’anni fa, eppure a quanto pare all’epoca il mio lavoro non era poi così diverso da oggi. Sta tutto nella capacità di rendersi invisibili. È quasi incredibile quante conversazioni vengano portate avanti in nostra presenza, come se non esistessimo. Quello del testimone silenzioso è un ruolo a cui sono abituata. Osservi, ascolti — muta come un pesce, al centro degli eventi — e la tua lealtà e discrezione non sono mai messe in dubbio. Ma sono qualità per cui ho pagato un caro prezzo e che mi hanno fatto vivere la più plateale delle umiliazioni.
Non oso pensare a cosa ne sarebbe stato di me se non fosse stato per The Laurels. Qui ho trovato il mio santuario. Nessuno mi ha costretta a venirci: è stata una mia scelta, sebbene le circostanze non siano dipese da me. Nonostante tutto, però, non posso comunque definirmi una vittima. Diciamo che mi sto soltanto prendendo del tempo per pianificare i prossimi passi della mia vita. Quarantatré anni sono troppo pochi per andare in pensione.

L’autrice:

Renée Knight, inglese, ha lavorato a lungo come documentarista per la BBC, prima di dedicarsi alla scrittura.

L.

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