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Continua per tutto dicembre l’iniziativa di presentare ogni giorno romanzi di Natale!
Ogni genere, ogni autore, ogni nazionalità troverà spazio: non esitate a segnalarmi titoli, che vi ringrazierò nei relativi post.

Vi ricordo che, essendo io un pazzo furioso, ripeto l’iniziativa anche nel mio blog “Fumetti Etruschi“, con fumetti natalizi di ogni età.

La scheda di Uruk:

La ghostwriter di Babbo Natale. Un racconto di Natale di Vani Sarca (2017) di Alice Basso [4 dicembre 2017] Traduzione di Marco Riva

La trama:

Per la maggior parte delle persone il Natale è il periodo più bello dell’anno: strade illuminate, cene in famiglia, regali da scartare. Ma non per Vani Sarca. Per lei, che normalmente odia la prossimità delle persone, il Natale è il peggior incubo che si possa immaginare. Non vorrebbe fare altro che restarsene da sola a leggere i suoi amati libri e continuare a indossare il suo look noir, così poco in tono con le tinte natalizie. Eppure una ghostwriter come lei non può mai andare in vacanza, nemmeno a Natale: c’è sempre bisogno della sua dote speciale, della sua capacità di comprendere le persone solo da un gesto, da un’inflessione della voce, da un atteggiamento. Insomma, anche sotto le feste deve vestire i panni di qualcun altro… e non di uno qualunque, ma addirittura di Babbo Natale.

L’incipit:

Sono le otto di mattina di domenica 24 dicembre 2006, mi sento da schifo, ed è il giorno più felice della mia vita.
Sono tre affermazioni che apparentemente non possono coesistere, me ne rendo conto. Come “economico, ben fatto e veloce”, o “bello, in gamba e single”. Invece possono. Se una è Silvana Sarca detta Vani, cioè me, possono. Perché svegliarti in preda a uno strano molle capogiro, tremando di brividi, e soprattutto con la netta sensazione che il tuo stomaco sia stato preso a calci da Bruce Lee mentre dormivi, significa influenza. Brutta. E influenza brutta significa che devi stare in casa a curarti. E stare in casa a curarti significa che alle otto e cinque sto già facendo il numero dei miei cercando di controllare il fremito di incredula gioia che di sicuro mi incrinerà la voce.
«Mamma, non posso venire stasera, sto male. Cia…»
«Come sarebbe a dire che stai male?»
Mia madre.
«No, ma non ti preoccupare, ma’. È solo influenza, grazie per averlo chiesto.»
Mia madre capisce. Non sempre, ma, quando il mio sarcasmo è proprio proprio forte, allora anche lei capisce. Ha avuto ventisei anni per abituarsi, d’altronde. Ventiquattro, se ipotizziamo che per i primi due anni il mio vocabolario, per quanto sin da allora superiore alla media, non fosse magari ancora all’altezza di un’espressione ironica. Ventitré e sei mesi circa, se consideriamo che sono andata a vivere da sola a giugno e da allora, vedendomi di meno, mia madre ha perso allenamento.

L’autrice:

Alice Basso è nata nel 1979 a Milano e ora vive in un ridente borgo medievale fuori Torino. Lavora per diverse case editrici come redattrice, traduttrice, valutatrice di proposte editoriali. Nel tempo libero finge di avere ancora vent’anni canta e scrive canzoni per un paio di rock band. Suona il sassofono, ama disegnare, cucina male, guida ancora peggio e di sport nemmeno a parlarne.

L.

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