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Continua per tutto dicembre l’iniziativa di presentare ogni giorno romanzi di Natale!
Ogni genere, ogni autore, ogni nazionalità troverà spazio: non esitate a segnalarmi titoli, che vi ringrazierò nei relativi post.

Vi ricordo che, essendo io un pazzo furioso, ripeto l’iniziativa anche nel mio blog “Fumetti Etruschi“, con fumetti natalizi di ogni età.

La scheda di Uruk:

La magia di Natale (Dancing with the Duke’s Heir, 2017) di Bronwyn Scott (pseudonimo di Nikki Poppen) [5 dicembre 2018] Traduzione di Raffaella Landi

La trama:

Inghilterra, Natale 1818
Pur erede di un ducato, Vale Penrith non ha alcuna intenzione di accasarsi, tantomeno se la moglie dovesse avere il carattere di Lady Viola Hawthorne. Quindi, perché la sua bellezza sconvolgente lo spinge oltre la ragione? Si tratta forse del clima natalizio che sta compiendo la sua magia oppure è un sentimento destinato a durare?

L’incipit:

Giovedì 24 dicembre 1818, vigilia di Natale

È di nuovo Natale. Il quarto senza suo padre e suo fratello. Vale Penrith trasse un respiro profondo e uscì dal caldo tepore della carrozza per trovarsi avvolto dal freddo tonificante dell’inverno. Le suole degli stivali scricchiolavano sul sottile strato di neve fresca appena caduta, che il popolo Sami in Lapponia, il suo ultimo studio antropologico, avrebbe chiamato lumi. In un secondo momento, forse, si sarebbe trasformata in viti, ossia neve farinosa, o, in caso di minor fortuna, in iljanne, neve che avrebbe formato solo uno strato sottile sopra il ghiaccio. Vale gettò uno sguardo verso le nuvole grigie, inviando una preghiera al cielo. Doveva solo sopravvivere ai prossimi dodici giorni. Perlomeno, non sarebbe stato solo.
Vale raggiunse la carrozza e offrì la mano a sua madre, Margot Penrith, per aiutarla a scendere. Era una donna fragile, una bellissima regina di neve, fine e molto elegante, avvolta in costose pellicce. L’espressione degli occhi azzurri rispecchiava i suoi pensieri: non avrebbero dovuto essere lì. Non quando la sua famiglia era distrutta dal dolore e i due soli componenti piangevano la perdita della propria metà: il marito tanto amato e l’adorato fratello. Una vedova e un inatteso erede.
Vale non avrebbe mai immaginato di trovarsi a Brockmore come erede di suo zio, titolo che non si sentiva adatto a portare. Era un politico per senso del dovere, quando l’occasione lo richiedeva, un antropologo per scelta. Non era un duca.
Prese il braccio della madre e insieme salirono le scale d’ingresso verso le imponenti porte a doppio battente già decorate con fronde e ramoscelli. Un invito per alcuni, suppose. Un monito per altri, come lui. In ogni caso, il messaggio delle decorazioni era lo stesso: Natale iniziava nel momento in cui si oltrepassavano quelle porte. Gli ospiti potevano aspettarsi che il duca e la duchessa si dedicassero completamente alla festività. Suo zio e sua zia organizzavano sempre eventi in grande stile.
All’interno l’ingresso era caldo. Un suono di voci allegre proveniva dal salotto, accompagnato da un accogliente profumo di tè speziato e torte appena sfornate. Il maggiordomo aveva appena ritirato i loro cappotti e pellicce quando apparve zio Marcus: capelli folti argentati e abito impeccabile, aveva un portamento energico e inappuntabile mentre avanzava a grandi passi, con le braccia tese, un gran sorriso sul volto e la voce che rimbombava, per dare loro il benvenuto. Avvolse in uno stretto abbraccio la madre di Vale. «Margot, cara cognata! Sei arrivata appena in tempo. Inizieremo le decorazioni tra circa un’ora. Alicia sarà contenta che tu sia riuscita e venire. Non si può mai sapere, date le condizioni delle strade in questo periodo dell’anno.» Si girò verso Vale, studiandolo per un momento. I perspicaci occhi azzurri di Brockmore lo squadrarono da capo a piedi in segno di approvazione. «Ragazzo mio, è bello rivederti» disse semplicemente, prima di stringerlo tra le braccia. Vale lo abbracciò a sua volta. Per qualche minuto soltanto lui non era l’erede, ma solo l’amato nipote, e quest’uomo non era il possente Brockmore, il potente duca, ma suo zio, il fratello maggiore di suo padre, un legame ancora vivo con l’uomo che aveva perduto. E Vale assaporò questo momento.
Zia Alicia apparve al suo fianco, alta e regale nel suo abito blu scuro alla moda, proprio come Vale la ricordava. Prese sua madre sottobraccio, accogliendo la fragile Margot sotto la sua ala protettiva, e la condusse al centro della festa, nella famosa sala blu dei ricevimenti di Brockmore, coinvolgendola nei pettegolezzi e novità sugli ospiti. Zio Marcus diede un deciso colpetto sulla spalla di Vale.
«Vieni. Ci sono alcune persone che vorrei che incontrassi.»

L.

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