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Continua per tutto dicembre l’iniziativa di presentare ogni giorno romanzi di Natale!
Ogni genere, ogni autore, ogni nazionalità troverà spazio: non esitate a segnalarmi titoli, che vi ringrazierò nei relativi post.

Vi ricordo che, essendo io un pazzo furioso, ripeto l’iniziativa anche nel mio blog “Fumetti Etruschi“, con fumetti natalizi di ogni età.

La scheda di Uruk:

L’albero di Natale e altri racconti [17 dicembre 2018]
L’albero di Natale (The Christmas Tree, 1850) di Charles Dickens – Traduzione di Chiara Pesciotti e Silvia Valentini
I ladri che non riuscirono a frenare lo starnuto (The Thieves Who Couldn’t Help Sneezing, 1877) di Thomas Hardy – Traduzione di Ilaria Oddenino
Le stesse volanti [Padre Brown] (The Flying Stars, da “The Saturday Evening Post”, 20 maggio 1911) di Gilbert Keith Chesterton – Traduzione di Ilaria Oddenino
Un regalo di Natale dal chaparral (A Chaparral Christmas Gift, da “Ainslee’s Magazine”, dicembre 1903) di O. Henry – Traduzione di Chiara Pesciotti e Silvia Valentini
La storia della cugina Thribulation (Cousin Tribulation’s Story, da “Merry’s Museum”, gennaio 1868) di Louisa May Alcott – Traduzione di Ilaria Oddenino
Tragedia di Natale [Lady Molly de Mazareen] (A Christmas Tragedy, da “Cassell’s Magazine”, dicembre 1909) di Emma Orczy – Traduzione di Chiara Pesciotti e Silvia Valentini
Un Natale in famiglia (Old Folks’ Christmas, da “Cosmopolitan”, gennaio 1929) di Ring Lardner – traduttore non specificato

La trama:

Ne L’albero di Natale di Charles Dickens, che dà il titolo a questa raccolta, troviamo uno dei racconti più intimi e autobiografici dell’autore, quasi una meditazione proustiana sull’infanzia, sorprendentemente toccante. Di tutt’altra atmosfera è il racconto natalizio di O. Henry, in cui il regalo di Natale a cui fa riferimento il titolo è in realtà una pistolettata improvvisa. E ancora, a comporre questa eterogenea antologia, Louisa May Alcott e le sue narrazioni familiari, Thomas Hardy e la storia del quattordicenne Hubert ne I ladri che non riuscirono a frenare lo starnuto, Emma Orczy con la sua Tragedia di Natale, e infine Ring Lardner, con l’intenso Un Natale in famiglia.

L’incipit del primo racconto:

Per tutta la sera ho osservato un allegro gruppo di bambini raccolto intorno a quel bel balocco tedesco, l’Albero di Natale. L’albero era piantato al centro di un grande tavolo rotondo e torreggiava sopra le teste dei piccini. Era illuminato vividamente da una miriade di candele, e la costellazione di oggetti dai colori vivaci che lo riempiva lo faceva luccicare e scintillare. C’erano bambole dalle gote rosee, nascoste dietro le foglie verdi, e si intravedevano veri orologi (con le lancette mobili, per lo meno, e con la possibilità di essere ricaricati all’infinito) che pendevano da innumerevoli rametti. Posati tra i rami c’erano tavoli, sedie, telai di letti, armadi, orologi con carica a otto giorni e vari altri oggetti, tutti lucidati e che facevano parte del mobilio domestico (meravigliosi oggetti in stagno, prodotti a Wolver hampton), come fossero stati in attesa dell’allegro momento di arredare una casa; c’erano omini dallo sguardo gioviale e dal viso ampio, con un aspetto molto più gradevole di quello di molti uomini in carne e ossa – e non c’era da stupirsene, perché se si sfilava loro la testa, si scopriva che erano pieni di caramelle. Si intravedevano violini e tamburi, ma anche tamburelli, libri, cassette da lavoro, scatole di colori e dolcetti, giochi ottici come il caleidoscopio e una moltitudine di pacchetti; c’erano ciondoli per le ragazze più grandi, di gran lunga più luminosi di qualunque gioiello o monile possano indossare le donne adulte; c’erano cestini e puntaspilli di tutte le fogge; facevano capolino pistole, spade e stendardi; comparivano qua e là delle streghe al centro di cerchi magici di cartapesta, pronte a predire il futuro; c’erano anche trottole e trottoline, porta-aghi e temperamatite, boccette per sali, vasetti per fiori, astucci per le carte; c’era anche della frutta vera, resa artificialmente abbagliante con una foglia d’oro; mele, pere e noci finte, riempite di sorprese. Per farla breve, come sussurrò gioiosamente di fronte a me una bella bambina nell’orecchio di un’altra bella bambina, la sua amica del cuore: «C’era di tutto e anche di più». Questo variegato insieme di strani oggetti, appollaiati sull’albero come frutta stregata e che riflettevano la lucentezza degli sguardi brillanti che ricevevano da ogni lato – alcuni degli occhi sfavillanti che lo osservavano con ammirazione raggiungevano a malapena il piano del tavolo, mentre altri languivano con timida meraviglia in braccio a madri, zie e graziose bambinaie –, incarnava vivacemente le fantasie dell’infanzia; e mi portava a pensare a come tutti gli alberi che crescono e tutte le cose che nascono sulla terra, in quella ben nota fase della vita, possseggano sempre delle folli decorazioni.

L.

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