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Continua per tutto dicembre l’iniziativa di presentare ogni giorno romanzi di Natale!
Ogni genere, ogni autore, ogni nazionalità troverà spazio: non esitate a segnalarmi titoli, che vi ringrazierò nei relativi post.

Vi ricordo che, essendo io un pazzo furioso, ripeto l’iniziativa anche nel mio blog “Fumetti Etruschi“, con fumetti natalizi di ogni età.

La scheda di Uruk:

Un dono per l’infermiera [Miracolo di Natale 1] (The Nurse’s Special Delivery, 2017) di Louisa George [20 dicembre 2018] Traduzione di Giovanna Seniga

La trama:

Un regalo prezioso e un nuovo, dolcissimo amore.
Per le amiche Emma e Abbie questo sarà un Natale davvero speciale.

Quando l’infermiera Abbie Cook incontra l’affascinante paramedico Callum Baird l’attrazione è immediata. Ma il momento non può essere più inopportuno… Emma, la migliore amica di Abbie, sta per regalarle un figlio con una maternità surrogata, mentre Callum, schiacciato dalle responsabilità, non è in grado di assumersi un impegno duraturo.
Mentre si avvicina il Natale, tuttavia, Callum e Abbie non possono più soffocare la passione che ormai li consuma. E forse sarà l’improvviso arrivo della piccola Gracie a regalare loro il miracolo che attendono.

L’incipit:

Nella testa di Abbie Cook risuonarono campanelle e un canto natalizio. Una risata. Pianti di neonati affamati. Il tintinnio di tazze. L’odore del caffè le diede ancora la nausea.
Mondo, vattene lontano.
I pianti dei bambini le provocavano un dolore sordo e forte come una pugnalata. Tenne gli occhi chiusi mentre combatteva disperatamente la voglia di vomitare.
«Buon Natale, Abbie. Sveglia. Il medico arriverà a minuti per la visita. Dovresti poter andare a casa, oggi. Desideri essere a casa per Natale, vero?»
Anche se continuava a tenere gli occhi stretti, Abbie sentiva le lacrime scorrerle lungo le guance e girò il viso nella direzione opposta alla voce dell’infermiera che le stava parlando. L’ultima cosa che desiderava era tornare con il cuore distrutto in quella casa vuota, vuota come il suo ventre. Starsene come ibernata in quel letto d’ospedale era la cosa migliore, quel giorno soprattutto.
Il suo terzo Natale senza Michael. Il primo era stato un confuso insieme di messaggi di cordoglio. Il secondo una simulazione di divertimento con gente che non poteva credere che lei volesse restare da sola, mentre era esattamente quello che lei desiderava. E ora questo. Un altro anno senza albero di Natale, un altro anno andato senza mantenere la promessa che aveva fatto a suo marito.
Ma era inutile provare dispiacere per se stessa in quel reparto dell’ospedale dove lavorava. Erano bastati gli sguardi pietosi delle colleghe le settimane precedenti. In realtà anni. E anche troppa autocompassione. Cosa avrebbe pensato Michael di lei? Di sicuro non avrebbe voluto che si sentisse così. Avrebbe desiderato che reagisse, che vivesse appieno la sua vita indipendentemente dalla tragedia che l’aveva colpita. Avrebbe voluto che lottasse per essere felice. E che facesse l’albero, celebrasse il Natale e si godesse la vita.
Si sollevò a sedere e guardò la tazza di tè fumante sperando che l’infermiera la lasciasse sola. «Bene. Grazie.»

L.

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