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Mauro Boncompagni, colonna portante del Giallo Mondadori, presenta questo dicembre tre casi eccezionali per tre donne straordinarie.

La scheda di Uruk:

88. Le signore del delitto, a cura di Mauro Boncompagni [dicembre 2018] Euro 6,90
Introduzione, di Mauro Boncompagni
La collana di smeraldi (The Square Emerald, 1926), di Edgar Wallace – Traduzione di Elsa Pelitti
• TRAMA: Un carcerato torna in libertà giurando vendetta per una condanna ingiusta, e ben presto viene rinvenuto il cadavere del “vero colpevole”. Giustizia è stata fatta? A Leslie Maughan, funzionaria di polizia, il compito di fare luce sui tanti, troppi punti oscuri della vicenda.
L’angelo nero (The Black Angel, 1943), di Cornell Woolrich – Traduzione di Laura Grimaldi
• TRAMA: Che suo marito ha una relazione, Alberta lo scopre un po’ alla volta. E quando riesce a dare un nome all’amante sconosciuta, il suo istinto la spinge ad andare da lei, ma la trova morta. Vedere lui arrestato è uno shock ancora più forte. Pur di dimostrarne l’innocenza, ora Alberta è disposta a tutto.
La signora dal grande cappello [Lady Molly de Mazareen] (The Woman in the Big Hat, da “Cassell’s Magazine”, marzo 1910), di Baronessa Orczy – Traduzione di Mauro Boncompagni
• TRAMA: Un uomo viene assassinato in un locale con una dose di morfina. In sua compagnia è stata vista una donna. Unico indizio, la presunta avvelenatrice portava un monumentale cappello di velluto nero. Per lady Molly, investigatrice di Scotland Yard, potrebbe essere sufficiente.

L’incipit dell’Introduzione:

Chi sono le signore del delitto? La domanda può suonare un tantino pomposa, ma la risposta, in fondo, è semplice. Sono esseri appartenenti a un genere anfibio, che sta a metà tra le signorine omicidi, tanto amate dai lettori del giallo, e una pletora di donne più o meno normali (alcune poi non tanto, come vedremo) che devono improvvisarsi investigatoci per risolvere un crimine in cui sono direttamente coinvolte. Quali che siano le loro professioni, che siano funzionane di polizia, amiche di detective, investigatoci private o persone che non avevano mai svolto un’indagine prima di essere implicate in qualche malefatta, le signore del delitto rivelano una tempra non comune, un carattere energico e volitivo che le pone spesso al di sopra della loro controparte maschile, dimostrando alla resa dei conti che il femminismo, anche se in una sua versione soft e simpaticamente edulcorata, era già all’opera nel poliziesco di un secolo fa.

L’incipit de “La collana di smeraldi”:

Lady Raytham scostò le lunghe tende di velluto e guardò giù nella Berkeley Square. Erano le quattro e mezzo di un malinconico pomeriggio di febbraio, con pioggia, nevischio e una nebbiolina giallastra che aggiungevano tristezza alla giornata morente. Una fila interminabile di automobili e taxi svoltava in Berkeley Street e sui lucenti tetti neri si rifletteva la luce dei lampioni che si erano appena accesi sibilando.
La gentildonna guardava come se non vedesse la desolazione dei giardini con i loro alberi spogli e gli arbusti tremanti: guardava come se si aspettasse di vedere qualche lembo di nebbia assumere una forma definita e minacciosa, una forma che desse corpo alle ombre che minacciavano la ragione e la vita.

L’incipit de “L’angelo nero”:

Mi chiamava sempre “Faccia d’Angelo”. Così mi chiamava quando eravamo soli. Era una cosa speciale, da lui per me. Abbassava la faccia verso la mia e lo diceva piano. E si chiedeva dove l’avessi presa, quella faccia d’angelo. E frasi così, di quelle che i mariti dicono alle mogli.
Poi, all’improvviso, finì. E prima che me ne accorgessi, erano passate settimane dall’ultima volta che gliel’avevo sentito dire. Aspettai che ricominciasse, chiedendomi come mai non avveniva. Poi anche questo finì.
Il suo abito azzurro mancava dall’armadio, e anche questo era strano. Toccava a me mandare la roba in tintoria. Frugai più a fondo, fra le grucce, verso sinistra, che era la sua parte d’armadio.

L’incipit de “La signora dal grande cappello”:

Lady Molly ha sempre pensato che se il Destino, quel pomeriggio, avesse rivolto il suo sguardo verso il Mathis’ in Regent Street, piuttosto che verso il Lyons’, e ci avesse indotto a prendere una tazza di tè nel primo locale, a quest’ora il signor Culledon sarebbe ancora vivo.
La mia cara signora è abbastanza certa – e io condivido la sua opinione, inutile dirlo – che sarebbe riuscita ad anticipare le intenzioni dell’assassino e avrebbe così evitato uno dei crimini più crudeli e cinici mai perpetrati nel cuore di Londra.
Lei e io eravamo state a uno spettacolo pomeridiano e stavamo sorseggiando il nostro tè al Lyons’, che si trova esattamente di fronte al Mathis’ Vienna Café di Regent Street. Dal punto in cui eravamo sedute, godevamo di una completa visuale della strada e del bar, che in quell’ultima ora si era riempito di gente;

L.

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