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Da Ilaria la bancarellaria ecco un numero d’annata della collana “Segretissimo” (Mondadori), all’epoca della conduzione di Laura Grimaldi.
La particolarità di questo libro è che è uscito il 1° gennaio!

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

631. La cavalcata della valchiria (The Valkyrie Mandate, 1974) di Robert Vaughan [1° gennaio 1976] Traduzione di Fenisia Giannini
Inoltre contiene i saggi:
– [Storia Top-Secret] Naujocks, il fantasma con la svastica (4), di Giorgio Vaglio
– [Il Narraspia] Spia d’occasione, di Giuseppe Bustreo

La trama:

Doung, il capo della polizia segreta di Saigon, non è certo un tipo raccomandabile. Sfoga il suo livore e il suo sadismo mettendo a ferro e fuoco templi e villaggi. Le sue azioni mettono in grave imbarazzo molte personalità di rilievo, tra le quali il consigliere americano Barclay, il quale, come se non bastasse, si è anche innamorato della bella moglie di Doung. Barclay è terrorizzato dall’escalation di violenza portata avanti dal capo della polizia segreta, ma è virtualmente impotente a impedire una grave gaffe da parte dei suoi connazionali. Un romanzo violento, vero, amarissimo.

L’incipit:

“Bun mae! Bun mae!” — Scalpiccio leggero di piedi nudi sulla terra ancora umida di rugiada.
“Bun mae! Bun mae!” il richiamo insistente resta nell’aria e penetra i muri delle casupole.
A Saigon, la giornata non dura mai abbastanza perché i miserabili possano procurarsi di che vivere, così cominciano a darsi da fare molto prima che sorga il sole e lottano con il tempo per soddisfare le loro necessità.
Tra i rifiuti e le acque di scolo dei vicoli stretti e tortuosi si trascinano vecchie con i denti e le gengive annerite dal “betel”, stoicamente intente alla loro attività, sia essa il commercio, la questua o il raggiro.
La regina del mattino è indubbiamente la donna del pane. Di tutti gli odori della città, quello del suo pane caldissimo, avvolto in carta di giornale, è il più fragrante. La seguono gruppetti di bambini, i più poveri tra i poveri, che si contendono le briciole che cadono dal suo paniere ed elemosinano un pezzo di pane ai suoi clienti. Il suo grido modulato “Bun mae!” entra in centinaia di case, dove tutti i membri della famiglia si trovano per pochi minuti raccolti intorno al fuocherello che serve per cucinare, e quella cantilena li rassicura: il loro mondo è sopravvissuto alla notte.
Non tutta Saigon è sveglia. Le prostitute e le donne dei soldati dormono ancora, tra lenzuola di seta e cuscini di raso, in alcune delle case che si affacciano sulle stradine serpeggianti. Viste da fuori sembrano uguali alle altre, ma il lusso dell’interno rispecchia l’entità dei loro incassi. Molte sono sole a letto – l’ultimo cliente se n’è andato da un pezzo – mentre qualcuna è ancora in compagnia, e il grido della donna del pane fa riaffiorare un ricordo dell’infanzia. Si muovono, poi sentendo un uomo accanto a sé, sorridono alla loro buona sorte, gli si rannicchiano più vicino stendendo una gamba sulle sue e scivolano di nuovo in placido sonno.
Verso quell’ora compaiono i ciclo- scooter. Sono tricicli a motore, con il sedile per il passeggero davanti e un motorino scoppiettante e rumoroso dietro. Schizzano fuori da vicoli e stradine e sfrecciano su e giù per Cong Ly e Tru Minh Ky a caccia di passeggeri. Lasciano una scia di pestilenziali gas di scarico che nel tardo pomeriggio stagnano sulla città come una densa nebbia azzurrina. All’alba, questi veicoli affollano tutte le strade, non soltanto le arterie di grande traffico, ma anche le vie più tranquille, comprese quelle intorno al palazzo presidenziale.
Siepi di filo spinato e muretti coperti di sacchetti di sabbia deviano il traffico ad un isolato dalla residenza del Presidente Ngo Dinh Diem. A guardia ci sono giovanotti in ordinate divise cachi con i cinturoni rossi e lucidi elmetti cromati. Ascoltano la radio a transistor nelle loro piccole garitte e fanno colazione con scodelle di zuppa. Per gli americani – ce ne sono attualmente sedicimila, in Vietnam – l’atteggiamento fiacco e disinvolto delle sentinelle è un pugno nello stomaco.

L.

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