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La Newton Compton porta in libreria un saggio a sfondo storico.

La scheda di Uruk:

I grandi condottieri della seconda guerra mondiale (2018) di Fabio Riggi [29 novembre 2018]

La trama:

I principali capi militari delle potenze protagoniste della seconda guerra mondiale: ecco chi sono i protagonisti di questo libro. Le loro decisioni, così come le loro incertezze, il loro genio o i loro errori più clamorosi hanno fatalmente segnato le sorti del conflitto dalle cui ceneri è emerso il mondo come lo conosciamo ancora oggi. Per ognuno è stato tracciato un profilo che ricostruisce sia gli aspetti biografici che quelli professionali. E che spiega dal punto di vista tecnico i “segreti” dell’arte militare alla base di molte delle imprese leggendarie di questi grandi comandanti: il lavoro di pianificazione da cui scaturì il “miracolo di Bastogne” di Patton, la preparazione e la competenza di Eisenhower nel guidare grandi e complesse armate “multinazionali” e “interforze” in Europa, o il “comando dal fronte” di Rommel in Francia e Africa settentrionale. Un racconto inedito, documentato ma anche narrativamente ricco, dei generali che hanno fatto la storia.

Tra i principali personaggi presenti nel libro:

• Erich Von Manstein • Erwin Rommel • Heinz Guderian • Isoroku Yamamoto • Bernard Montgomery • Archibald Wavell • Claude Auchinleck • Hugh Dowding • George Patton • Dwight David Eisenhower • Douglas Macarthur • Omar Bradley • Chester Nimitz • Charles De Gaulle • Georgij Zukov

L’incipit della Prefazione di Andrea Frediani:

Tra i grandi condottieri della storia, difficimente si troverà un gesto eroico da parte di un protagonista contemporaneo. Gli ammiratori dei comandanti che marciano contro il nemco alla testa delle proprie truppe, lanciandosi nel pieno della mischia e correndo gli stessi rischi dei loro soldati, devono rivolgersi ad altre ere, molto distanti dal contesto di questo volume. I gesti temerari di Alessandro Magno o di Giulio Cesare erano già obsoleti pochi secoli più tardi, quando si era capito che un comandante deve avere una visione d’insieme dell’esercito di cui è responsabile e dello scontro in cui è coinvolto, per poter apportare le opportune modifiche durante il combattimento nei settori dello schieramento che si trovano in difficoltà. Se è vero che molte volte le imprese coraggiose dei generali hanno fornito l’esempio a soldati scoraggiati, rovesciando le sorti di una battaglia, lo è altrettanto che molto più spesso un comandante coinvolto nella mischia ha perso l’occasione di spostare truppe dove il suo esercito si era indebolito, o addirittura la vita, determinando il destino del proprio paese. Si pensi anche solo a Epaminonda, che vinse anche la sua ultima battaglia ma vi perse la vita, sancendo il declino di Tebe; oppure, quasi due millenni dopo, a Gustavo Adolfo, la cui morte in battaglia affossò le sorti della rampante Svezia.

L’incipit dell’Introduzione:

La seconda guerra mondiale ha definitivamente consacrato un carattere della guerra moderna che già il conflitto del 1914-18 aveva sancito: quello tecnologico-industriale La grande conflagrazione che per quasi sei anni sconvolse il mondo intero ha portato alle estreme conseguenze il concetto di guerra totale. Già due secoli prima Carl Philipp Gottfried bon Clausewitz, il generale prussiana passato alla storia come “il filosofo della guerra”, spiegò nel suo celebre trattato sulla natura e le forme del fenomeno bellica, il Von Kriege («Della guerra»), le dinamiche di tendenza all’estremo di quella che definì “guerra di attendamento”. Distruggere le forze militari dell’avversario, azzerarne il potenziale economico, occuparne il territorio, questi sono gli scopi che finisce con il perseguire lo stato che si trova coinvolto in un confronto di questo tipo ed è facile riscontrare che è questo ciò che è esattamente accaduto, all’ennesima potenza, nel grande scontro tra gli Alleati e le potenze dell’Asse nei terribili anni che andarono dal 1939 al 1945. Se dunque il fine è il completo attendamento del nemico, è naturale che tutte le risorse tecniche ed economiche di una società siano concentrate sullo sforzo bellica. Agli inizi del XX secolo questo fattore andò a combinarsi con i frutti maturi dei grandi progressi tecnologici compiuti nella seconda metà dell’800 grazie alla rivoluzione industriale La prima guerra mondiale aveva già dato il battesimo del fuoco a nuovi armamenti, sempre più complessi e potenti, e quando il nuovo grande conflitto stava per scoppiare queste armi erano già mature e perfezionate, pronte a sprigionare tutto il loro terribile potenziale. Inoltre, il loro sviluppo subì un’ulteriore frenetica accelerazione durante il loro effettivo impiego e questo processo arrivò al culmine nel 1945, quando fece la sua tragica comparsa il più terribile strumento di morte che gli uomini abbiano mai avuto a disposizione. l’arma atomica.

L’autore:

Fabio Riggi è un ufficiale dell’Esercito Italiano, appartenente al 174° Corso dell’Accademia Militare di Modena. Nato a Nettuno (Roma) nel 1973, attualmente vive a Rimini. Nel corso della sua carriera ha frequentato corsi di perfezionamento e qualificazione e ha partecipato a numerose attività addestrative, nazionali e NATO. Inoltre ha preso parte a varie missioni all’estero, condotte in diversi teatri operativi. Ha scritto articoli di carattere tecnico e storico-militare per le riviste “Rassegna dell’esercito”, “Tecnologia & Difesa” e “Limes”. Attualmente collabora con la rivista “Focus Wars”.

L.

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