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La Newton Compton porta in libreria un nuovo grande romanzo a sfondo storico firmato da Roberto Fabbri.

La scheda di Uruk:

941. Roma in fiamme [Vespasiano 8] (Rome’s Sacred Flame, 2018) di Roberto Fabbri [10 gennaio 2019] Traduzione di Rosa Prencipe

La trama:

Vespasiano è appena diventato governatore della provincia d’Africa. Nerone, il folle imperatore dal temperamento imprevedibile, gli ordina di intraprendere un viaggio con i suoi uomini più fidati in una regione remota per liberare duecento cittadini romani che sono stati resi schiavi. Quando Vespasiano arriva per negoziare la loro liberazione, sperando di poter presto fare ritorno a Roma da eroe, scopre che l’intera popolazione di schiavi è sull’orlo di una rivolta. Non ci sono eserciti per controllare i tumulti ed è solo questione di tempo prima che la situazione degeneri nel caos. Dovrà fare ritorno insieme ai romani liberati fuggendo nel deserto. E con i ribelli che incalzano alle loro spalle, la sete e la stanchezza potrebbero rivelarsi fatali. È una disperata corsa contro il tempo per la sopravvivenza. Ma intanto, a Roma, le stravaganze dell’imperatore destano grande preoccupazione. I senatori temono per la loro vita e persino i più vicini a Nerone cominciano ad abbandonare la città, timorosi di ritorsioni. Chi potrà salvare Roma e riportare l’ordine?

L’incipit:

Roma, novembre 63 d.C.

La bambina aveva vissuto non più di un centinaio di giorni; adesso veniva resa immortale nei cieli. Nata in gennaio e per il giubilo di tutto l’impero, Claudia Augusta, la figlia dell’imperatore Nerone e della sua imperatrice Poppea Sabina, era caduta vittima di un morbo infantile subito dopo l’equinozio di primavera. Il Senato aveva votato per dare onori divini alla defunta neonata nel tentativo di alleviare il cordoglio del padre, smodato nel dolore per la morte della figlia tanto quanto lo era stato nella gioia per la sua nascita. E fu con le guance pallide rigate di lacrime, scintillanti nella barba dorata sotto al mento, che Nerone, fulgido in una toga porpora bordata d’oro, prese un accenditoio e lo tuffò nella fiamma portata dal tempio di Vesta dalle sei sacerdotesse.
Con le pieghe della toga drappeggiate sulla testa, per rispetto verso l’ultima divinità entrata a far parte del pantheon di Roma, i senatori anziani riuniti – tutti ex pretori e consoli – osservarono, con la dovuta solennità, l’imperatore accostare la candela ardente ai fuscelli ammucchiati sull’altare. Il fuoco attecchì; fili di fumo si levarono in spirali fino al tetto del nuovo tempio, accanto a quello di Apollo, sul Palatino. L’edificio era stato costruito da schiavi che avevano lavorato giorno e notte nei sette mesi trascorsi dalla morte della bambina, e senza alcun limite di spesa, Nerone aveva personalmente sovrinteso a ogni sontuoso dettaglio, dedicando gran parte del proprio tempo al progetto e trascurando del tutto la gestione di Roma.
Nella prima fila della congregazione, Tito Flavio Sabino si affannava a soffocare il prepotente impulso di ridere della grottesca cerimonia che si svolgeva davanti a lui. Aveva già assistito a deificazioni e trovava alquanto inquietante pensare che con una formula rituale e un fuoco attizzato con la Sacra Fiamma di Roma, ospitata nel tempio di Vesta, si potesse far risorgere come divinità un essere umano morto. Non era così che si creavano gli dèi, Sabino lo sapeva: nascevano dalla roccia in una caverna, come il suo signore Mitra. L’idea che una neonata, che aveva fatto poco altro a parte stare attaccata al seno della sua balia, potesse assumere natura divina e richiedesse venerazione era inverosimile e, mentre l’ariete sacrificale, ornato di nastri, veniva condotto all’altare tra le sonore imprecazioni dei due sacerdoti del nuovo culto, per poco Sabino non perse la sua battaglia con l’ilarità «Il prossimo passo, immagino, sarà una festività pubblica in onore della Divina Claudia Augusta», bisbigliò tra le preghiere ai vicini, Lucio Cesennio Peto, suo genero, e lo zio, Gaio Vespasio Pollione, un uomo maestosamente corpulento sulla settantina, con svariati menti e pance.

L’autore:

  • Autori: Robert Fabbri - è nato a Ginevra e vive tra Londra e Berlino. Per venticinque anni ha lavorato in produzioni televisive e cinematografiche. La passione per la storia, in particolare per quella dell’antica Roma, lo ha spinto a scrivere la serie dedicata all’imperatore Vespasiano. Per saperne di più: http://www.robertfabbri.com

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L.

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