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Prima di darlo via, schedo questo vecchio numero de “Il Giallo Mondadori” preso da Ilaria la bancarellaria!
L’illustrazione di copertina è firmata dal mitico Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

424. Un patibolo è pronto [Mr. Crook Murder Mystery 22] (Murder Comes Home, 1950) di Anthony Gilbert [16 marzo 1957] Traduzione di E. Buonpane e D.C. Uccelli
inoltre contiene i racconti:
Questo signor Stott (#) di Peter Cheyney (seconda ed ultima puntata) – Traduzione di Beatrice Rossini
2 agenti alla porta (#) di Peter Cheyney (prima puntata)

La trama:

Sono la maggioranza i lettori che prediligono l’atmosfera «inglese». E qui non ne manca, di atmosfera: gravida d’incubo, di pericoli incombenti nello smog londinese. Poi, ci sono gli interessi, gli stimoli che i poveri sentono per il delitto quando aspettano da troppo tempo che la fortuna cambi. Quando, come in questo caso, si aspetta fino all’esasperazione che una vecchia intrigante e prepotente muoia, vien quasi voglia di «tenere» dalla parte dei «cattivi», di sospirare per la soddisfazione davanti al cadavere di quell’ostinata creatura, avara e gretta fino al ricatto morale, che è la signora Isabel Catherine Fitzgerald. Ma la giustizia va per il sottile, e deve trionfare, sempre. Guai se non fosse cosi. La signora Fitzgerald è stata uccisa, l’assassino, o gli assassini, paghino. Attenti, però! Non sarà un innocente a pagare? L’avvocato Crook è pronto a giustificare, forse con eccessiva benevolenza, chi ha veramente ucciso. Ma non lesina fatica e sorprese pur di salvare, dal patibolo pronto, chi è innocente.

L’incipit:

Si potrebbe dire che, per Arthur Crook, la faccenda cominciò quel pomeriggio di primavera, insolitamente afoso, in cui Londra arrostiva imbronciata sotto un cielo da tropico. “Temperature più calde che in Riviera”, annunciavano i giornali a grandi titoli, ma i cittadini, avvezzi al vento e alla pioggia di quella stagione, non sembravano apprezzare il cambiamento.
Alle sei del pomeriggio, il calore del sole non sembrava affievolito e chi poteva fare a meno di uscire, se ne stava tappato in casa. In Brandon Street, dove il signor Crook era felicemente sopravvissuto a i peggiori attacchi della Luftwaffe e a quelli della Commissione dei Danni di Guerra, non c’era segno di vita. Anche i vetri sembravano occhiaie vuote, mentre gli ultimi bagliori del tramonto illuminavano in pieno la facciata del n. 1-28. Il signor Crook, niente affatto disturbato da quelle insolite condizioni climatiche, al volante della sua sconquassata macchinetta rossa, svoltò rombando l’angolo ed evitò per un pelo di cozzare contro un tassi che si era fermato davanti alla casa di fronte, il n. 2. Era evidente che l’autista sentiva gli effetti del caldo: sembrava in procinto di balzare come una tigre inferocita, sulla sua ridicola cliente e sbranarla. Questa era molto vecchia, con un tale assortimento di anticaglie indosso da dare l’impressione che, scampata miracolosamente a un naufragio, si fosse messa tutto quanto le era capitato sottomano: un dolman di pelo rossastro tutto tarlato, un cappello con una piuma spelacchiata in bilico sulla parrucca di un rosso fantastico, guanti viola, con impunture nere, stivaletti alti e un manicotto di foca nero.
Scese barcollando dal tassì. Appoggiata a un ombrello di seta a strisce nere e lavanda, contò alcuni spiccioli e li depose, riluttante, nella mano tesa dell’autista.
Si voltò per andarsene, ma l’uomo le gridò dietro all’improvviso:
— Ehi! Cosa sono questi?
— Cinque scellini — rispose la vecchia megera, voltandosi inferocita. — Non vi hanno insegnato l’aritmetica a scuola? Il tassametro segna quattro scellini e nove pence, e vi ho dato tre pence di mancia per le cortesie che non mi avete usato e per l’abilità che non possedete.
“Non dovrebbe fare cosi” pensò Crook, gli occhi fissi sulla faccia rossa dell’uomo, che sembrava in procinto di esplodere.
— Non so cosa mi tenga dal portarvi dritto dritto al Museo di Madame Tussaud — urlò il conducente. — Ci trovereste una quantità di anticaglie come voi.

L.

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