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La Piemme porta in libreria un thriller firmato da Amanda Robson.

La scheda di Uruk:

La colpevole (Guilt, 2018) di Amanda Robson [22 gennaio 2019] Traduzione di Cristina Ingiardi

La trama:

Due gemelle molto diverse, Zara e Miranda, sono legate da qualcosa di potente, più potente ancora del sangue. Forse è il segreto terribile che hanno condiviso nell’infanzia, o forse la fragilità che Zara si è portata dietro per tutta la vita, a tenerle indissolubilmente legate l’una all’altra, e a intrecciare i loro destini in modo inestricabile. Finché sulla scena fa la sua comparsa Sebastian Templeton.
«Sebastian, Sebastian, Sebastian, dovunque guardi c’è lui. Zara Cunningham: fino a che punto ne sei innamorata?» si chiede Zara, sorpresa lei stessa della violenza con cui Sebastian si è impadronito del suo cuore. E dire che lo ha incontrato banalmente al supermercato, per puro caso.
È apparentemente per puro caso, però, che Sebastian sembra pian piano avvicinarsi anche a Miranda. E ben presto Zara si accorgerà che i loro sguardi si allacciano un po’ troppo spesso, nonostante Miranda sia l’unica persona di cui Zara si fidi. L’unica in grado di proteggerla. Miranda, Zara, Sebastian: che cosa succederà in questo strano, tragico triangolo di amori, legami familiari, gelosie, passione erotica? E quando Zara verrà trovata morta, di chi è davvero la colpa?
Un romanzo che si legge d’un fiato, un thriller feroce in cui è impossibile indovinare i veri moventi dei personaggi fino al paradossale, inimmaginabile epilogo.

L’incipit:

Si preme un asciugamano sulla ferita nel tentativo di fermare il sangue, ma quello continua a zampillare, insistente. Più preme, e più ne sgorga. Non ce la fa a guardare la sorella, i suoi occhi umidi, sbarrati. Una sirena le trafigge il cervello. Più forte. Sempre più forte. Fissa imbambolata i lampeggianti. Suonano alla porta, andare a rispondere è come nuotare nel mercurio. Apre con mano tremante. Una mano che ha l’odore di una macelleria. Le si stagliano di fronte tre agenti di polizia: due uomini, una donna.
La donna le chiede piano come si chiama.
Risponde.
«Possiamo entrare?»
Un cenno d’assenso.
Due passi, e hanno superato il minuscolo ingresso. Due passi, e i poliziotti sono nel soggiorno dello scintillante appartamento moderno: acciaio inossidabile e travertino, mobilio marrone marcato Idea. Altri due passi e lo sguardo dei tre agenti si conficca nel corpo straziato di vermiglio di sua sorella I capelli, un ventaglio sul pavimento bianco. Una rigidità d’alabastro.
Il poliziotto più grosso latra nel telefono, chiede rinforzi, la Scientifica, un fotografo. E qualcuno gli risponde con tono da automa.
«Rinforzi in arrivo.»
La poliziotta si volta verso di lei, le mette una mano sul braccio. Ha occhi azzurro chiaro, le ricordano il tappeto di campanule che a primavera se ne stava sospeso come bruma nei boschi vicino casa. Boschi in cui erano solite giocare.
«Al telefono ci ha detto di avere assassinato sua sorella. È così?»
«Pensavo stesse per uccidere me. Perciò… Perciò…»
Non riesce a proseguire. Non riesce a dire altro. Apre la bocca ma non escono parole. Sente un ululato, forse per strada c’è un animale inselvatichito, ma poi l’agente le cinge le spalle con un braccio e la accompagna al divano, e allora si rende conto di essere lei la fonte del rumore.

L’autrice:

Amanda Robson, medico di formazione, ha lavorato presso la London School of Hygiene and Tropical Medicine e al centro veleni del Guy’s Hospital. Ha poi coltivato la passione per la scrittura seguendo uno dei corsi della Faber Academy, e nel 2017 con il suo primo romanzo, Obsession, è stata tra le autrici bestseller dell’anno, paragonata a Paula Hawkins e B.A. Paris. La colpevole è il suo secondo romanzo, bestseller del “Sunday Times”.

L.

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