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Da Ilaria la bancarellaria arriva un numero d’annata di “Segretissimo” (Mondadori) dell’epoca della gestione Laura Grimaldi.

La copertina è come di consueto firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

284. Fratello Caino [Comandante Shaw 6] (Moscow Coach, 1964) di Philip McCutchan [8 maggio 1969] Traduzione di Fenisia Giannini
Inoltre contiene:
Spioscopio, del Colonnello X (sesta puntata)

La trama:

Esmonde Shaw ormai lo conosciamo: è un uomo solo all’apparenza grigio, è un agente che deve battersi contro la propria stanchezza il senso di sconfitta che si porta addosso come il suo sdrucito impermeabile blu: un ricordo di quando era «comandante», nella Marina. Questa volta, Shaw ha a che fare con un tipo, che appartiene alla specie umana più pericolosa: la razza dei fanatici. Un certo Conroy. Uno che ha deciso di recarsi nella Unione Sovietica e di far fuori un generale, membro del Soviet supremo. Se l’omicidio riuscisse l’equilibrio sempre giocato sul filo tra Oriente e Occidente verrebbe notevolmente compromesso, peggio, avrebbe delle conseguenze da etichettare con un solo vocabolo: catastrofe. La missione di Shaw, poi, ha una complicazione: quella del tradimento che gli arriva sul volto come un pugno.

L’incipit:

— Così non va! — esclamò allegramente Shaw, indicando il bicchiere da cognac vuoto della ragazza americana. Gli occhi grigioazzurri del comandante le sorrisero di sopra il tavolino nel bar dell’hotel Von Hindenburg, a Berlino Ovest. I turisti diretti a Mosca vi sostavano in attesa di superare il posto di controllo del Muro, il giorno successivo. — Permettete che ve lo riempia?
Virginia MacKinley scosse la testa: — Ho paura che uno sia già troppo per me, e poi questo albergo non è così a buon mercato come diceva l’opuscolo. — A Shaw piacevano il suo sorriso, i suoi capelli, folti e scuri, che pettinava all’italiana, la qual cosa faceva un certo effetto al comandante. — Se non vi annoiate a morte, preferirei stare semplicemente qui a chiacchierare — soggiunse la ragazza.
— Ma non mi annoio affatto! — protestò. Poi sorrise, passandosi una mano tra i capelli scuri e ondulati; un gesto spontaneo, ma che incantava le donne. Sì, quella ragazza gli piaceva, ma il fatto che avesse attaccato bottone così rapidamente, subito dopo che il capo-comitiva l’aveva presentato come un altro partecipante al giro turistico, l’insospettiva un tantino. Tuttavia, se Virginia MacKinley fosse stata a caccia di notizie, l’avrebbe incoraggiato a continuare col brandy. Da parte sua, l’esperienza gli teneva a freno la lingua. Restarono seduti a conversare del più e del meno finché un fattorino andò ad avvertirli che Virginia MacKinley era desiderata al telefono.
Lo sguardo ammirato di Shaw la seguì mentre si allontanava dal bar. Proprio un bel pezzo di figliola! La bocca gli si piegò in una smorfia amara. Le donne erano pericolose, considerata la sua professione, e non soltanto per quella. Il pensiero gli corse a Debonnaire Delacroix. Aveva fatto del suo meglio per dimenticarla dopo averla lasciata a La Paz, al termine della missione in Sudamerica; grazie alla propria inflessibile volontà ci era riuscito anche abbastanza bene, ma, cosa insolita per lui, quel distacco gli aveva lasciato una punta di cinismo…
Scorse la sua immagine nel grande specchio a muro e ridacchiò: certo che aveva l’aria cinica! Ripensò all’incarico che era venuto a svolgere. Forse era per via di questo cinismo che aveva reagito con insolita indifferenza a ciò che Treece gli aveva detto a Londra: — L’ordine, vecchio mio, è di uccidere Conroy… Approveremo qualsiasi metodo usiate.
Qualsiasi metodo usiate… A Shaw non era mai piaciuto uccidere, nonostante fosse nel giro da parecchio tempo; ancora adesso non gli piaceva, però andava perdendo i suoi scrupoli. La gente deve vivere, e quindi i tipi come Conroy vanno eliminati. Tutto qui.
Conroy doveva essere liquidato, ma « prima dovete trovare il vostro uomo… ». Facile? Shaw sospirò, chiedendosi chi di quel gruppo eterogeneo diretto a Mosca si sarebbe rivelato il Conroy di cui aveva parlato l’ometto magro a Londra.
Semplice un corno! Niente lo è, in questa vita.

L.

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