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La Newton Compton porta in libreria un grande romanzo a sfondo storico firmato da Antonio Santoro e Pierpaolo Brunoldi.

La scheda di Uruk:

937. Il monastero delle nebbie (2019) di Antonio Santoro e Pierpaolo Brunoldi [24 gennaio 2019]

La trama

1217. Burgos. Castiglia del nord. Il corpo straziato di una monaca viene trovato nel chiostro del monastero di Las Huelgas. Del delitto è accusata Fleur d’Annecy, una ragazza dall’oscuro passato, rifugiatasi lì con il figlio Ruggero. Il francescano Bonaventura da Iseo, noto alchimista, è chiamato dalla badessa a fare luce sull’accaduto. Se Fleur sostiene che l’assassino è un uomo misterioso, avvolto in un mantello rosso fuoco, Magnus, il terribile monaco inquisitore, è di tutt’altro avviso: è la ragazza, che ha evocato un demone nel monastero, la colpevole. Bonaventura inizia la sua lotta contro il tempo per salvare dal rogo Fleur e mettere al sicuro il figlio, mentre le mura di Las Huelgas cominciano a tingersi del sangue di chi conosce i suoi mille segreti… Riuscirà l’alchimista a scoprire chi si cela dietro la mano dell’assassino, prima che la vendetta dell’inquisitore si abbatta anche su di lui?

L’incipit:

Monastero femminile di Las Huelgas, Castiglia,
22 ottobre 1217

La sottile bruma d’autunno si staccava dalla terra umida e strisciava lentamente verso le mura, aggrappandosi alle pietre fredde del monastero, fino a sparire oltre il profilo dell’alta torre che si ergeva a fianco della chiesa. Immobile, nel silenzio della notte, il chiostro sottostante aspettava il Sveglio delle monache. L’unico rumore che accompagnava la scura quiete di quei sacri edifici era il monotono e incessante scorrere dell’acqua nel lavatoio.
Fleur spalancò gli occhi. Le tenebre del sonno si confondevano con quelle della realtà, tanto che faticava a scorgere la fiamma dell’unico piccolo cero che illuminava la cella. Infine, come il marinaio che nella tempesta avvista da lontano il fuoco della salvezza, riuscì a percepirne la fievole luce. Ma è in prossimità della riva che il mare nasconde le insidie peggiori.
Una sensazione cupa e inesorabile le strinse il cuore. La candela si era quasi spenta. Si alzò di scatto, un pensiero a turbarle la mente. Allungò la mano verso la culla al suo fianco. Il presentimento si fece realtà. Suo figlio era scomparso. A tentoni frugò, esplorando come una cieca lo spazio angusto della cella, sperando che il bambino potesse essersi nascosto da qualche parte. Ma di Ruggero non vi era alcuna traccia. Il cuore prese a batterle all’impazzata. Avrebbe voluto urlare, ma il fiato le si strozzò in gola. Aprì la porta della sua cella, uscendo all’aperto. Ora il cuore, squassato dai battiti, le procurava fitte dolorose, spezzandole il respiro. Corse lungo il chiostro, inseguita dalla sua ombra tra la selva di colonne.
Arrivò fino al portone che dava accesso ai dormitori delle monache. Si mise a battere forte contro il legno.
«Aiutatemi!», gridò più volte, scossa dai tremiti. Nessuna voce giunse da dentro. Una fitta più dolorosa di altre la costrinse a voltarsi La luna piena aveva raggiunto la sommità della torre. L’ultimo piano era come illuminato da un fuoco. Stava accadendo qualcosa di orribile là sopra, lo percepiva. Corse ai piedi dell’imponente costruzione che si elevava a fianco della chiesa. La porta era socchiusa, la spalancò. Salì i gradini a tre a tre, fino a quando non raggiunse la cima, il respiro ormai ridotto a un soffio. Una parte della stanza era rischiarata dalla luce di una fiaccola. Fu allora che vide tutto. Una figura enorme, avvolta in un mantello scarlatto, immobile di fronte alla finestra più alta. Al di sotto del cappuccio il viso era coperto. Fleur sentì le proprie membra perdere le forze. Delle zanne luccicarono nella semioscurità. Solo in quel momento si rese conto che aveva tra le braccia il corpo di una monaca, grondante sangue. Un sangue nero, vischioso, scendeva lentamente fino a formare un rivolo che si allungava verso un fagotto bianco ai suoi piedi.
Quando riconobbe Ruggero nella sua piccola veste bianca si scagliò contro l’essere urlando.

Gli autori:

Antonio Santoro, regista, attore e drammaturgo, è nato a Cava de’ Tirreni nel 1973. Diplomatosi presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, ha diretto numerosi spettacoli e scritto diversi testi per il teatro. Si è laureato al Dams, e ha due master in sceneggiatura. Insieme a Pierpaolo Brunoldi ha scritto La fortezza degli inquisitori, precedentemente pubblicato con il titolo La fortezza del castigo, pubblicato dalla Newton Compton.

Pierpaolo Brunoldi dopo la laurea in Veterinaria, ha studiato recitazione e conseguito un master specialistico in sceneggiatura. Ha scritto drammaturgie selezionate in concorsi nazionali, sceneggiature per la TV e il cinema, vari racconti pubblicati in diverse antologie, e collaborato con testate web.

L.

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