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Prima di darlo via, schedo questo vecchio numero de “Il Giallo Mondadori” preso da Ilaria la bancarellaria!
L’illustrazione di copertina è firmata dal mitico Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

666. Chi cerca trova (Murder is Where You Find It, 1956) di Robert Hansen [5 novembre 1961] Traduzione di Silvia Albini
inoltre contiene il racconto:
Dove s’attacca muore ma in fumo uccide [capitano Heimrich] (apparso originariamente come Allergic to Murder su “This Week”, 19 aprile 1959, ristampato poi come The Accusing Smoke su “EQMM”, agosto 1961) di Frances e Richard Lockridge

La trama:

Hitchcock ha risposto a un giornalista che «il delitto oggi può essere un modo di vincere alle corse oppure di divorziare da un amante». In tal modo l’asso del suspense cinematografico ha sintetizzato le due cause principali per cui la civiltà moderna «consuma» tanti assassinii. Il delitto per denaro, insomma, è diventato un modo di arricchirsi. Vero? Non vero? In questa storia di delitti imperniati su un «affare» di circa 120 milioni di lire, la posta criminosa rappresenta un movente apprezzabile. Strano però che i criminali si ostinino a rifiutare la ormai collaudatissima massima secondo cui «il delitto non paga». Interessante dunque diviene il gioco d’astuzia che egli imposta per smentire il proverbio. Hansen, in questo giallo, ci illustra un meccanismo dagli ingranaggi perfetti, che scattano al momento giusto e sembrano condurre un assassino a godersi il frutto della propria macchinazione diabolica, ma… c’è sempre un «ma». Ed è con soddisfazione e divertimento davvero ingenerosi che noi gridiamo alla fine: «Non ce l’ha fatta, il fellone». Eppure, è stato a un pelo dal farla franca.

L’incipit:

Dal finestrino dell’aereo Timothy MacCormack osservava con impazienza le luci dell’aeroporto internazionale di Los Angeles.
Tim era impaziente di arrivare a terra. Il telegramma che aveva in tasca era breve, privo di particolari, ma carico di guai. Un altro pasticcio di Joe Clark. Il telegramma di Eddie Greve diceva: “Urge ritorno. Minaccia crisi finanziaria”. Aveva dovuto lasciare i pescherecci, a Puget Sound, affidati al capitano Sandersen, proprio nel momento del passaggio dei salmoni.
Toccarono terra circa alle ventitré e trenta. Tim si diresse subito alle cabine telefoniche e cercò il numero di Eddie Greve. Eddie doveva fornirgli i particolari perché lui potesse affrontare Joe Clark. Il telefono di Eddie cominciò a squillare, e Tim lo lasciò suonare a lungo, ma nessuno rispose. Erano le undici e mezzo di una domenica sera.
Era improbabile trovare anche Joe, ma tentò ugualmente. Doveva vedere Joe quella sera, ad ogni costo.
Joe rispose al terzo squillo.
– Sono Tim: sono appena arrivato e voglio vederti.
– Tim! – Il tono di Joe era sorpreso. – Pensavo che tu… Bene, felice che tu sia tornato. Come mai hai lasciato i battelli?
Tim non voleva dare spiegazioni per telefono: – Ho ricevuto un telegramma da Eddie Greve. Prenderò un tassi e verrò subito.
Joe esitò un momento, prima di dire: – Quando hai ricevuto il messaggio di Eddie?
– Ho ricevuto il telegramma ieri.
– Allora non sai? Non hai letto i giornali?
– No. Perché?
– Eddie è morto – disse lentamente Joe. – Stamattina. E’ stata una cosa terribile.
– Morto?
– In un incidente. Ne parleremo. Ma che cosa diceva Eddie nel suo telegramma?
– È per questo che voglio vederti – e fece per riappendere.
Ma Joe continuò: – Non sarebbe meglio ti riposassi? Mi sembri scosso.
– Ci vedremo tra poco.

L.

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