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Comincia in ritardo l’annata 2019 di “Segretissimo” (Mondadori).

La scheda di Uruk:

10. Costa. Progetto Due (2019) di Secondo Signoroni [gennaio 2019]

La trama:

Abidjan, Costa d’Avorio. Una spianata di macerie e corpi straziati è quanto rimane del terminal dei traghetti. Tra le vittime dell’attentato, di probabile matrice jihadista, figurano anche funzionari governativi italiani. Per risalire a mandanti ed esecutori della strage, una missione investigativa voluta dalla Farnesina affiancherà nell’inchiesta la polizia del luogo. Dario Costa, luogotenente dell’Arma, ne farà parte: dovrà agire da tramite ufficioso con l’influente Kano Bonakanda, l’Elefante Bianco. Ma una volta nella metropoli ivoriana, vedrà emergere dalle indagini le prove dell’esistenza di un fantomatico Progetto Due. Forse un piano segreto di eliminazioni clandestine orchestrato da un governo legittimo? Difficile fare luce in un mondo popolato di ombre come quello dell’intelligence

L’incipit:

Era stata una giornata da scordare. Quando le articolazioni gemono appena ci si alza dal letto, non è gradevole trascorrere dieci ore al volante d una macchina con targa civile per tallonare uno spacciatore di hashish che arrotonda le entrate vendendo permessi di soggiorno fasulli. Avevo sollevato io il caso e a me spettava risolverlo, tanto più che il tunisino era in odore di terrorismo per via di amicizie sospette, in ambienti che lo erano ancora di più. Per mia disgrazia, il pusher-falsario soffriva del ballo di san Vito e si spostava da un quartiere all’altro, costringendomi a orari impossibili. Vivevo di fatto fuori casa, con la moglie che mi guardava di traverso ogni volta che uscivo, la digestione rovinata dalle pietanze riscaldate e dai caffè ingollati in fretta in bar infami, il sonno interrotto dall’ansia di fallire un appuntamento importante. Ormai mancava poco al momento in cui avrei tirato il nodo del cappio, perché l’amico jihadista mi aveva rivelato quasi tutto della sua vita privata, delle sue frequentazioni e persino delle sue intenzioni. Per fortuna non aspirava a farsi esplodere nell’atrio affollato della Stazione Centrale né in una mensa strapiena di diseredati, tuttavia ero convinto che alcuni contatti con personaggi insospettabili meritavano d’essere approfonditi da chi possedeva abilità superiori alle mie. Ancora una settimana, poi il rapporto destinato al Reparto informativo avrebbe contenuto argomenti esaustivi per chiedere alla procura un mandato d’arresto e una dozzina di decreti d’espulsione. Le indagini solitarie avevano sempre rappresentato il mio punto di forza, anche se i superiori esaltavano la collegialità degli impegni, tuttavia richiedevano sforzi e capacità che alla mia età cominciavano a pesare. Quel lunedì s’era toccato l’apice: le soste del tunisino non avevano mai superato il quarto d ora, le persone incontrate erano state decine e i chilometri macinati nel traffico folle di fine giugno impossibili da registrare. Ero rientrato poco dopo le ventuno con l’unico desiderio di allontanare la fatica con una doccia, mangiare un boccone e infilarmi fra le lenzuola fresche col televisore acceso. La consorte era di servizio e da quando l’avevano spostata nell’inferno del pronto soccorso, era un miracolo se manteneva orari abbastanza decenti che le permettessero di farmi trovare in tavola una portata commestibile. Quella sera, ormai in ciabatte e accappatoio, stavo riscaldando in forno un paio di cotolette di pollo e rimestando l’insalata di riso quando, per mia disgrazia, premetti il telecomando. Non era mia abitudine rovinarmi la digestione con violenze cittadine e massacri internazionali, plateali menzogne contrabbandate quali verità assolute per nascondere problemi reali, quindi optai per una serie di vecchi capolavori in bianco e nero del cinema hollywoodiano, sicuro di trascorrere un paio d’ore al riparo da smorfie, insulti e situazioni penose. Mi aspettavo d’essere catapultato fin dalle prime immagini nella spietata America di Cagney, di Bogart o di Edward G. Robinson, invece mi vidi davanti il viso privo d’emozioni d’una delle infinite conduttrici che si alternavano dietro il bancone d’un telegiornale. L’istinto fu quello di premere il tasto del canale successivo, ma l’occhiata alla sveglia mi bloccò il pollice: era troppo tardi perché su quella rete continuasse un normale notiziario. Inoltre, il fermo immagine proiettato dietro la giornalista mi rimandò a una realtà vissuta di recente: un maestoso edificio con la cupola di rame alle spalle d’uno skyline avveniristico, bordato dalle acque d’una laguna di smeraldo attraversata da due viadotti. Un paio di battelli collegavano l’area dei grattacieli con una costiera disseminata di palazzoni moderni e d’alberghi, separati da un reticolo ordinato di strade.
— Dio mio! — mi scappò di bocca e quasi lasciai cadere il telecomando.

L’autore:

Di professione chimico, Secondo Signoroni non può essere definito scrittore “solo per hobby”, e la sua produzione di romanzi e racconti spazia dal genere giallo alla spy story. Vincitore del Mystfest in sezioni diverse nelle edizioni 1975, 1976 e 1977, è stato tradotto in Slovacchia e Russia. È nato a Lodi, dove risiede con la moglie e la figlia.

L.

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