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Cinquantaquattresimo numero della collana “Il Giallo Mondadori Sherlock”, la prima al mondo a far rivivere ogni mese le gesta del celebre detective.

La scheda di Uruk:

54. Sherlock Holmes. Il demone del crepuscolo (The Demon of the Dusk, 1997) di Arthur Hall [febbraio 2019] Traduzione di Giuseppe Settanni

La trama:

A Theobald Grange, dimora nobiliare del Warwickshire costruita sulle rovine di un antico castello, albergano presenze soprannaturali. Un rotolo di pergamena ha svelato resistenza di una maledizione scagliata secoli prima da un buffone di corte contro i proprietari dell’epoca e i loro discendenti. Da allora il luogo è funestato da tragedie. L’attuale proprietaria, lady Heminworth, vive in preda al terrore dopo che il marito e il figlio maggiore sono stati assassinati, e le ricorrenti apparizioni del buffone lasciano temere che anche la sua sorte sia segnata. Fin qui i fatti, o presunti tali, portati all’attenzione di Sherlock Holmes. Il quale, pur avvezzo a indagare su eventi che, sfuggendo a un’interpretazione razionale, sulle prime sembrano inspiegabili, è più che mai riluttante a prendere sul serio le minacce di uno spettro medievale. L’esperienza insegna che dietro simili fenomeni, per quanto incomprensibili, c’è sempre la mano dell’uomo, anche quando l’ingegnoso artefice riesce a creare l’illusione del contrario. Occorre dunque accingersi a fronteggiare con ogni probabilità un nemico in carne e ossa. Dotato, tuttavia, dell’astuzia e della malvagità di un demone.

L’incipit

Il mio amico Sherlock Holmes non ha mai prestato la minima attenzione a ciò che dettava la moda in fatto di abbigliamento. Era sempre vestito nel modo più appropriato per l’occasione e l’ora del giorno, semplicemente, e infatti quando si cominciarono a portare i colletti con la punta più allungata, o i pantaloni con un taglio più comodo, Holmes ignorò quei cambiamenti, non modificando in nulla le sue abitudini.
Allo stesso modo, quando vedeva decantare, su uno dei numerosi giornali che era solito leggere, un ristorante o un club divenuto improvvisamente molto popolare, magari a motivo del fatto che era frequentato da un personaggio famoso o influente, reagiva disgustato, ritenendola una manifestazione del classico istinto del gregge, una delle tante circostanze in cui gli uomini si rendono simili agli animali.
Di carattere ben poco socievole, le rare volte che aveva messo piede in un circolo di Londra l’aveva fatto solo perché spinto dalle necessità contingenti di un’indagine di cui si stava al momento occupando.
Fui pertanto molto sorpreso, all’uscita dalla St James’s Hall, a Piccadilly, dove avevamo assistito al concerto di un violinista in una gradevole sera d’aprile, che lui accettasse il mio suggerimento di passare, prima di tornare in Baker Street, a prendere un tè da Brenner’s, noto locale venuto ultimamente di gran moda.
— Dalle parti dello Strand, credo, Watson.
— Sì, ma non è lontano. Mi sono fatto indicare la strada.
Mi guardò con la coda dell’occhio, divertito. — Spero che la signora Watson le abbia dato indicazioni accurate; non vorrei che ci trovassimo a vagare per il quartiere sperando che la fortuna ci aiuti a scovare il posto.
— Holmes, non ho detto che sia stata mia moglie a consigliarmi di andare da Brenner’s.
— Vero, non l’ha fatto, ma ricordo di aver sentito aleggiare sulla sua giacca un aroma a me poco familiare di caffè fresco, le ultime volte che ci siamo incontrati. Per sua stessa ammissione, ha avuto ben poche occasioni di mettere il naso fuori di casa, ultimamente; se non per venire da me nel mio alloggio di Baker Street e andare a lavorare nel suo studio medico, dove so che beve sempre solo tè. Pertanto, mio caro amico, è chiaro che quel caffè l’aveva bevuto a casa. Non ho alcun dubbio che la signora Watson l’avesse comprato da Brenner’s mentre si incontrava lì con le sue amiche del Circolo femminile.

Extra:

Il volume è impreziosito dal saggio: Arthur Hall e la sua ispirazione sherlockiana grazie a Jeremy Brett di Luigi Pachì:

«Questo mese facciamo la conoscenza di Arthur Hall. È la prima volta che esce in Italia un suo lavoro. Il cognome Hall all’estero è molto comune, un po’ come Bianchi qui da noi, e bisogna porre attenzione anche al suo nome di battesimo, poiché tra gli autori di apocrifi holmesiani, oltre ad Arthur, esiste anche un John Hall con il quale ci si potrebbe confondere e che abbiamo incontrato nel quinto volume di questa collana.
A proposito di nomi, apro una brevissima parentesi su un argomento che non abbiamo ancora trattato in queste appendici, ovvero la possibile origine del nome di Sherlock Holmes. Se infatti, da un lato, il detective di sir Arthur Conan Doyle è ispirato alla figura del dottor Joseph Bell, il nome di Holmes potrebbe derivare da quello di Alfred Sherlock, un noto violinista di quegli anni. In alternativa potrebbe essere stato ricavato da quello della madre di una zia di Doyle. Per quanto riguarda il cognome, sembrerebbe invece essere un omaggio a Oliver Wendell Holmes, considerato dai suoi contemporanei come uno dei migliori scrittori del Diciannovesimo secolo.
»

L.

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